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Ora Andreazzoli si è guadagnato un bel 10 e lode

Pazzesco lo score del tecnico: 7 acuti e 3 pari Dalle mosse decisive alla prossima difficile sfida

EMPOLI. Chi vive di pallone, si sa, somiglia un po’ alle foglie sull’albero dell’Autunno di Giuseppe Ungaretti. Quelle che fatalmente cadono. Perché il calcio non è mai stato né mai sarà una scienza esatta. Eppure i numeri, che sono freddi per definizione ma qualche volta possono somigliare a una poesia, spesso un significato ce l’hanno. Come nel caso di Aurelio Anreazzoli, tecnico dell’Empoli capolista, visto che sono univoci. Anche per chi, come lui, in questo panorama sempre incerto occupa il ruolo più incerto per antonomasia: cioè l’allenatore.

DA 10 E LODE. Il tecnico di Massa, infatti, contro la Virtus Entella ha tagliato il traguardo non certo ragguardevole ma comunque significativo delle 10 panchine azzurre. Quota che, di solito, rappresenta il primo step per un giudizio. E darlo al tecnico è facile come rubare le caramelle a un bambino. Dal giorno del suo arrivo, infatti, ha collezionato 7 vittorie e 3 pareggi. Per un totale do punti che dice 24 e, di conseguenza, una spaventosa media di 2,4 a partita. Ma ci sono anche altri numeri da snocciolare. Come il dato dei gol fatti, che con quelli all’Entella sono diventati 25 e quelli incassati 8. Dato, quest’ultimo, forse ancora più rilevante, visto che nella gestione Vivarini gli azzurri hanno sempre prodotto a realizzato, ma anche concesso (e incassato) più del dovuto.

LE MOSSE. In casa Empoli, insomma, la qualità c’è sempre stata. E questo, al di là di chi occupa la panchina, è un merito più ascrivibile al presidente Corsi e ai direttori Accardi e Butti che questo gruppo l’hanno costruito (sulle macerie di una retrocessione talmente brutta da non sembrare ancora vera...) pezzo dopo pezzo. Andreazzoli, però, del suo ce lo ha messo. Eccome. Dall’immediato cambio di modulo (dal 3-5-2 al 4-3-1-2, tanto per continuare coi numeri...) alle scelte sui singoli. Nel primo caso, cioè a livello tattico, l’Empoli si è come riacceso ritrovando palleggio in mezzo al campo e anche solidità difensiva. Sui singoli, poi, l’uomo della provvidenza è un ragazzo sloveno dalla faccia gentile e dalla tecnica sopraffina: si chiama Miha Zajc. Da titolare aggiunto è diventato titolare fisso. Prendendosi la trequarti, dove gioca un calcio aristocratico e funzionale, e la scena. Ne ha beneficiato anche Krunic, tornato a giostrare nel ruolo di interno che gli era stato disegnato attorno già nella scorsa stagione, ma anche Castagnetti, decisamente a suo agio nel ruolo di play basso che diventa, quando serve, difensore centrale aggiunto. La quadratura del cerchio, insomma. Anche perché la filosofia di Andreazzoli, in questo senso, è chiara: «I moduli – dice – servono a mettere i giocatori nelle condizioni migliori».

LA NUOVA SFIDA. Scacco matto in poche mosse, insomma. Ma gli esami, si sa, non finiscono mai. Soprattutto se il tuo destino è simile a quello di una foglia su un albero in pieno autunno. E infatti

ecco un’altra sfida importante per “mister 10 e lode”: dimostrare, sabato contro lo scorbutico Venezia, di poter far bene anche senza il bomber principe, Ciccio Caputo, che il giudice sportivo toglierà di mezzo per un turno...

@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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