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Empoli, il cacciatore di talenti sta già cercando i campioni di domani

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Empoli, il cacciatore di talenti sta già cercando i campioni di domani

Innocenti è tornato a capo del settore scouting del vivaio: «Ricostruiremo dalla base ripartendo dai club limitrofi»

EMPOLI. La leggenda, anzi la storia (visto che è tutto vero) narra che abbia scoperto uno dei tanti giovani portati e poi consacrati in azzurro, per la precisione Franco Signorelli, guardando in tv (il canale, non a caso, non è dato da sapere...) una partita di calcio giovanile venezuelano alle 3 del mattino. D’altra parte lui, Andrea Innocenti, è il cacciatore di talenti. E, non per niente, l’Empoli lo ha richiamato (dopo più di 7 anni) per affidargli di nuovo la carica di capo dello scouting del settore giovanile e il compito, insieme al responsabile del vivaio Luca Cecconi, di riportare il movimento a splendere come qualche anno fa.

Un lavoro che non lo spaventa. E che è già iniziato da due mesi. Da quando, cioè, ha salutato Pistoia per riprendere il suo posto nella base operativa di Monteboro. «È stata una sorpresa e una soddisfazione – rivela – la chiamata dell’Empoli. Perché dell’Empoli sono sempre stato soprattutto un tifoso».

Anche nelle stagioni trascorse lontano?

«Anche. Stagioni che per me hanno rappresentato esperienze importanti. Penso agli anni di Siena, ma anche alla Cina, nel Guanzhou».

Come pensa di far ripartire la macchina dell’Empoli?

«Tornando a fare lavoro dalla base, cioè partendo dai più piccoli. Negli ultimi anni il calcio italiano, e non l’Empoli, ha avuto diversi problemi. Non andare ai Mondiali non è un caso, ma il segno che qualcosa non va. Per quanto mi riguarda, e ovviamente il pensiero è condiviso dalla proprietà e da tutta la società, ritengo fondamentale ricominciare a costruire dai più giovani, diciamo da ragazzi dal 2006 ma fino anche a quelli del 2010, riallacciando i rapporti con le società più vicine per costruire gruppi da poter far crescere nel corso degli anni. Proprio come facevamo in passato».

E per gli altri gruppi, quelli che già ci sono?

«Secondo la nostra analisi ci sono effettivamente da rinforzare quelli delle classi 2001, 2002 e 2003. In questo caso i mercati di riferimento saranno tre: oltre a quello regionale cercheremo su quello nazionale e pure su quello internazionale. Non sarà facile intervenire ma la proprietà ha già detto che non si tirerà indietro».

Come cerca i campioni di domani?

«Essenzialmente con la nostra squadra di osservatori. In ogni fine settimana, in linea di massima, riusciamo a vedere circa 50 partite, altrettante vengono analizzate attraverso i video. In più quando parlo di rinsaldare i rapporti con le società limitrofe non sono solo chiacchiere. Dal mio ritorno, 2 mesi fa, abbiamo ospitato almeno 50 squadre qui a Monteboro per disputare amichevoli e, quindi, visionare i ragazzi dal vivo».

Ma perché un ragazzino deve scegliere l’Empoli e non la Juventus?

«Per quello che rappresentiamo. Empoli, anche se quest’anno i giocatori in prima squadra sono pochi, garantisce la possibilità di fare carriera. Inoltre su ragazzini che prendiamo facciamo un progetto almeno triennale, altrimenti non avrebbe senso. Infine le nostre strutture e la professionalità dei nostri tecnici. È chiaro che la concorrenza è sempre più agguerrita, ma la nostra “artigianalità”, passatemi il termine, è sempre un ottimo biglietto da visita».

E il rapporto coi procuratori?

«Esistono e quindi c’è. Ma senza eccezioni alla regola. Le norme dicono che un ragazzo può essere rappresentato a partire dai 16 anni, anche se io non ne vedo il motivo, e se un agente viene a proporci un 15enne non ci parliamo. È una regola ferrea voluta dal presidente Corsi e da Cecconi».

A proposito: com’è il rapporto con Luca Cecconi?


«Di condivisione totale. Anche perché ci lega una stima reciproca che va anche al di là del campo e del lavoro».

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