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La carica di Bennacer «Ora devo sdebitarmi con la mia squadra»

È tornato carico dopo l’esordio da titolare con l’Algeria «Se è successo è perché qui sono cresciuto tantissimo»

EMPOLI. Quando in estate il suo agente lo ha chiamato per dirgli «ehi, ti vuole l’Empoli», è probabile che abbia immediatamente cercato una cartina dell’Italia per capire almeno in che zona fosse. Lui, Ismael Bennacer, era reduce da una (buona) seconda parte di stagione giocata nel Tours, nella Ligue 2 francese, ed era rientrato all’Arsenal in attesa di conoscere il suo destino. Il maestro Arsene Wenger in persona in quei giorni caldi, gli consigliò di vestire l’azzurro e ora, a pochi mesi di distanza, quella scelta si è rivelata azzeccata, fortunata.

Il centrocampista, infatti, si è preso l’Algeria, mettendo radici in Nazionale fino a giocare titolare, per la prima volta, nella sfida contro la Nigeria, l’ultima del girone di qualificazione ai Mondiali di Russia 2018. Merito dei progressi che Bennacer ha mostrato proprio in maglia azzurra, dove ha iniziato la sua avventura come giovane talento trasformandosi, partita dopo partita, in un centrocampista completo. Che alla qualità e alla visione di gioco ha unito un contributo consistente, sempre più consistente, alla fase di non possesso.

Insomma, il “piccolo principe”, come lo chiamano in patria, è diventato grande e ora, è pronto a mettere la sua carica positiva al servizio della squadra. «Sono orgoglioso e felice della mia prima presenza da titolare con la maglia dell’Algeria – racconta Bennacer, tornato ieri in gruppo – soprattutto perché è stato un ulteriore passo avanti. Prima sono tornato in Nazionale dopo l’esperienza in Coppa d’Africa, poi ho giocato uno spezzone di partita, infine sono stato schierato dal 1’. È una crescita graduale, un passo alla volta, e spero di proseguire perché la Nazionale è sempre una gioia».

Quanto c’è dell’Empoli in questa sua crescita?

«Molto. Sono tornato in Nazionale perché qui sto giocando e crescendo. Sotto il profilo fisico, ma anche tattico. Venire qui è stata la scelta migliore che potessi fare».

Peccato che ritrovi l’Empoli un po’ meno allegro di lei...

«Il calcio è uno sport di squadra, non personale. Quindi neanche io sono contento della sconfitta di Vercelli. Non so esattamente cosa sia successo perché non c’ero, ma so che dobbiamo continuare a lavorare, anzi lavorare ancora più duramente per migliorare».

Dove deve migliorare l’Empoli?

«In tutto. E, ripeto, l’unica soluzione è il lavoro. Lo stiamo facendo, bene, dall’inizio dell’anno. O almeno da quando sono arrivato qui, ma ora dobbiamo dare ancora qualcosa in più perché vogliamo sempre essere protagonisti e abbiamo dimostrato in più di un’occasione di poterlo fare».

Lei sente di poter dare ancora di più?

«Più che altro io sento di doverlo fare. Sono qui da non molto tempo (ma promette comunque di parlare correttamente in italiano entro un paio di mesi, ndr) ma posso già dire senza alcun dubbio che l’Empoli mi ha già dato molto. Qui sono cresciuto molto visto che lavoriamo bene e mi sono subito ritagliato il mio spazio. Quindi se sono tornato in Nazionale è sicuramente per quello che sto facendo con la maglia azzurra. E sento di dovermi sdebitare con chi mi ha dato questa opportunità. Lo faccio e lo farò mettendomi completamente a disposizione, mettendoci tutto il mio impegno».

E, magari, anche la carica positiva con cui è tornato dall’Algeria...

«Certamente. È stata una gioia, una soddisfazione che voglio condividere con la squadra, con i compagni. Non ho
ritrovato facce triste, ad essere sincero, ma se ora ho un motivo in più sorridere darò tutto quello che posso dare per sorridere insieme alla squadra ai tifosi alla fine della partita di domani contro il Cesena».

Parola di “piccolo principe”...

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