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Il cantiere è riaperto

Modulo e singoli: Vivarini sta studiando nuove soluzioni

EMPOLI. Non è ancora il caso di scomodare Gino Bartali. Il suo ormai proverbiale «l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare» non calza a pennello alla situazione, comunque più complicata che felice, di casa Empoli. Però, in qualche misura, fotografa il compito che ora spetta soprattutto a Vincenzo Vivarini. Il tecnico che, incassata la fiducia della società, deve rimboccarsi le maniche e ripartire. Non da zero. Ma comunque c’è un cantiere da riaprire.

LAVORI IN CORSO. Era un prezzo forse da mettere in conto dopo la rivoluzione estiva, ma certo difficile da ipotizzare dopo un avvio di campionato segnato più da luci che da ombre. Certo, l’Empoli non ha mai dato la sensazione di essere una squadra fatta e finita, ma almeno gli somigliava. Ma le sensazioni, confortate dai numeri, dicono che qualcosa è cambiato da un mese a questa parte. E cioé dopo la vittoria in casa della Virtus Entella. Già allora gli azzurri avevano subito almeno un gol in 8 delle 9 gare disputate. Ma nelle ultime 5 le cose sono andate ancora peggio, con 3 ko consecutivi in trasferta e la sola (seppur importante) vittoria sul Pescara che ha solo rallentanto la discesa in classifica. Insomma, c’è qualcosa da rivedere e il cartello “lavori in corso”, forse riposto troppo in fretta, ora torna a campeggiare sul Castellani.

L’ATTEGGIAMENTO. Da correggere, per prima cosa, c’è l’atteggiamento di una squadra che la voglia ce la mette pure (ha sempre chiuso con finali arrembanti perché non vorrebbe mai perdere...) ma che non riesce a restare con tutti e due i piedi piantati dentro la partita per 90 minuti. Come a Vercelli. Quando ha interpretato benissimo i primi 30, sopperendo anche alle assenze degli uomini di equilibrio a metà campo con grande applicazione. Peccato che, come tante altre volte, poi gli azzurri abbiano semplicemente smesso. Facendo emergere, di nuovo, un difetto forse congenito: se l’Empoli fa la partita è una squadra tosta e baldanzosa, se il pallino del gioco ce lo hanno gli altri è dannatamente fragile. Quasi come nello lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.

MODULO E SINGOLI. Al tecnico, dunque, il compito di limare il più possibile i difetti, di evitare passaggi a vuoto che stanno vanificando anche quello che di buono c’è (come i gol di Caputo, 11, ma soprattutto la propensione a creare gioco e occasioni). Ed è qui che se non si riparte da zero poco ci manca. Potrebbe esserci un rimpasto a livello di singoli, insomma, anche novità sotto il profilo tattico. A partire dalla difesa, dove potrebbe essere tornato il momento di Simic, di rientro dagli impegni con l’Under 21 della Croazia. E anche un titolare finora fisso come Romagnoli, a questo punto, potrebbe vedersi scavalcato. Per l’eventuale passaggio alla linea a 4, invece, bisognerà attendere il rientro del già citato ex sampdoriano, ma anche di Veseli (dai test con l’Albania). Questa soluzione, comunque, a Vercelli non ha dato frutti e forse c’è bisogno di più tempo e più lavoro. A centrocampo, invece, Bennacer e Castagnetti sembrano destinati al rientro. Ma, in questo caso, l’idea potrebbe essere quella di un ritorno al passato. Ovvero riportare Krunic sulla linea mediana, anche per sfruttare i suoi strappi quando parte lontano dalla porta avversaria. O, addirittura, il ritorno al doppio fantasista che, col Pescara, aveva dato ottimi risultati.
E in questo caso sarebbe addirittura l’altro gemello del gol, Donnarumma, a rischiare il “sorpasso” da Ninkovic. Tante ipotesi e tante possibilità, insomma. A Vivarini il non facile compito di trasformarle in... soluzioni.

@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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