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L’allievo portiere diventato “nemico” 

Fulignati, empolese doc, rischia di condannare gli azzurri 

EMPOLI. Chissà cosa gli passerà per la testa domenica sera. Quando si infilerà i guantoni, attraverserà il tunnel degli spogliatoi, girerà la testa e vedrà accanto a sé le maglie azzurre. Un colore come uno stemma antico, della città dov’è nato e la squadra per cui ha tifato, in maratona, da ragazzino. E chissà quanta ansia e confusione quando realizzerà che le sue parate, domenica sera, potrebbero portare l’Empoli all’inferno, piombarlo nei gironi della B.
Allo stadio Barbera, Andrea Fulignati, 22 anni, dalla porta del Palermo, dovrà saltare uno ad uno gli ostacoli del cuore. Superare quel maledetto conflitto d’interessi dei sentimenti, tradire una compagna di vita che non di solito non si tradisce mai: la squadra del cuore. Un miracolo sportivo a portata di guantoni, la consapevolezza di poter dare al “suo” Empoli il dispiacere più grande degli ultimi anni, provando a farlo retrocedere. Da buon professionista del calcio le emozioni dovrà buttarsele alle spalle, ma una partita qualunque per lui non potrà certo esserlo.
Sarà invece un derby contro la propria storia, contro le proprie radici. La sua famiglia abita a Montelupo e lui, che a Empoli è nato, ha iniziato a tirare i primi calci ad un pallone proprio in maglia azzurra. Inizia negli esordienti professionisti, le giovani promesse del ‘94, insieme al coetaneo Daniele Rugani. Un’accoppiata niente male, difficile da superare. Ma a difendere i pali Andrea non ha imparato nel corso degli anni, quel ruolo lui lo ha acquisito tramite dna. Il papà Stefano giocava nella Berretti dell’Empoli negli anni ‘70 e il nonno Sergio aveva esordito in prima squadra nel dopoguerra in una formazione leggendaria nella quale militava un certo “Veleno” Lorenzi. Due anni negli azzurri, per poi trasferirsi alla Sestese, dove si mette in mostra e finisce nel mirino delle grandi squadre. Giorgio Perinetti gli propone di seguirlo al Siena, poi però il dirigente si trasferisce al Palermo e anche Andrea prende la strada della Sicilia vestendo la maglia dei rosanero. Prima gioca con la Primavera e ottiene buoni risultati.
Vive in casa con il “Gallo" Andrea Belotti, bomber del Torino, con il quale stringe una solida amicizia che dura ancora oggi. La sua trafila verso la serie A prosegue ma intanto il giovane di Montelupo continua a coltivare le sue due grandi passioni: la pesca e l’Empoli, tanto da seguire gli azzurri anche nella finale playoff di serie B, persa a Livorno nell’estate 2013. Il suo percorso di crescita lo porta poi a Trapani dove colleziona appena tre presenze, fino al ritorno quest’estate in rosanero. Inizia senza ambizioni, poi a marzo, complice le non eccelse prestazioni di Posavec riesce a ritagliarsi un posto da titolare. Esordisce contro la Roma a metà marzo confrontandosi per la prima volta contro i grandissimi del calcio. Tanti gol incassati (il momento del Palermo, già retrocesso, non è certo dei migliori) ma anche qualche buona parata e un paio di partite senza subire gol. Ora la sua personalissima sfida contro gli azzurri. L’Empoli lo aveva incrociato negli anni passati, ma era sempre rimasto in panchina.
Adesso ci giocherà contro, nella
partita più delicata. Quando tornò da avversario al Castellani, babbo Stefano raccontò che nel caso fosse sceso in campo Andrea avrebbe dato il massimo, pur non potendo essere un “nemico”. E certamente sarà così anche quando con le manone dovrà provare a fare lo sgambetto ai “suoi” azzurri.

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