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Lo chef stellato che ci sa fare anche col pallone

Bardotti (una stella Michelin) è protagonmista anche nei campi del calcio Uisp racconta cosa hanno in comune le sue passioni: «Sia in cucina che sul rettangolo verde servono unità d’intenti e armonia»

EMPOLI. Un grande gruppo di amici, un pizzico di talento, un mister giovane e competente. Ecco gli ingredienti giusti, quelli che in questi anni sono riusciti a rendere grande il San Quirico. Ingredienti che però, per essere amalgamati bene hanno bisogno del tocco di uno chef.

Forse è per questo che la squadra della frazione di Montespertoli da qualche anno a questa parte ha deciso di tesserare in squadra uno che di cucina se ne intende. Si tratta di Maurizio Bardotti, chef stellato del ristorante Il Colombaio di Casole D’Elsa. Tra i più apprezzati e conosciuti in Toscana (e non solo). Nonostante gli impegni ai fornelli, Maurizio trova sempre il tempo di mettersi gli scarpini e di andare a tirare qualche calcio ad un pallone con gli amici della squadra Uisp. «Il calcio è una passione che ho da sempre – racconta lo chef che può vantare la prestigiosa “stella Michelin” – e fin da quando ero ragazzino chi mi ha insegnato il mestiere di chef mi ha sempre consigliato a coltivare anche altre passioni. Ed una di queste è quella del calcio. Così nei mesi in cui le attività del ristorante rallentano, grazie anche all’aiuto di tutte le persone che lavorano con me, posso andare a giocare con i compagni di squadra e divertirmi un po’».

Lui che ha 38 anni ed è di Certaldo la maglia biancorossa l’ha indossata quasi per caso. «È merito di Luigi Manetti, il nostro dirigente – racconta Bardotti – è lui che mi ha fatto questa proposta ed io non ci ho pensato due volte. E devo dire che mi sono trovato bene con una squadra e un gruppo di amici straordinario. Mi diverto anche perché i ragazzi spesso mi chiedono qualche consiglio su come cucinare i piatti. Ormai il nostro mondo, per via anche della tv, ha avuto un vero e proprio boom».

Due passioni diverse ma simili, già perché calcio e cucina hanno parecchie cose in comune. «Servono unità d’intenti e armonia tra le componenti. Per i ragazzi che lavorano in cucina con me devo cercare di essere un buon allenatore. Devo consigliarli, spronarli ma soprattutto motivarli». Ma anche tenacia e creatività, quelle che Bardotti prova a mettere anche in campo. «Sono un fantasista – racconta – anche se dopo un’ottima partita da terzino mister Fusi per un periodo ha deciso di farmi giocare in difesa. Fortunatamente poi, grazie anche a un gol, sono riuscito a tornare nel mio ruolo».

Calcio e cucina, ma se il San Quirico fosse

un piatto, quale sarebbe. «Un piatto esplosivo – racconta Maurizio – e visto che la regola in squadra è che chi segna poi all'allenamento porta i pasticcini mi viene in mente un mio dolce. Un gran cioccolato con tre qualità: fondente, bianca e al latte, due di origini francesi ed una belga».

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