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In campo undici anni dopo la frattura dell'osso cranico

Riccardo Carnevale è rientrato col caschetto protettivo nel derby Uisp tra il suo Gabbiano e la Spicchiese. «Mi hanno ispirato Chivu e Cech, però non è stato semplice trovare la forza»

EMPOLI. Ci sono partite in cui le giocate, i gol, il risultato sono soltanto piccole sfumature di cui neanche ci si accorge. Partite che allo stesso tempo sanno regalare emozioni come forse nemmeno la più tirata finale dei mondiali potrebbe fare.E alla resa dei conti, il match del campionato Uisp tra Spicchiese e Gabbiano che si è giocato sabato scorso è stato - nella sua semplicità - più di una gara. Lo sa bene Riccardo Carnevale, che sabato proprio con la maglia del Gabbiano, il suo Gabbiano, è tornato a giocare a in una partita ufficiale dopo undici anni. Sì, è vero, in questa stagione qualche volta era entrato per pochi minuti, ma la sua personalissima rinascita ha coinciso proprio con il derby. Era il maggio del 2003 quando Riccardo, che giocava con la Juniores del Vinci, era in campo per disputare una gara di campionato. Poi uno scontro violento, la sua tempia contro la nuca di un avversario, e il buio. «Tutto quello che so di quel giorno – rivela Riccardo – lo conosco grazie ai racconti dei miei amici, io non ricordo niente».

La diagnosi è durissima: frattura dell'osso cranico ed ematoma celebrale. Riccardo viene operato e torna presto in forma, ma i medici gli sconsigliano tornare in campo: troppo pericoloso per la sua salute. «Un altro scontro – spiega – sarebbe stato pericolosissimo. Così ho deciso di appendere gli scarpini al chiodo e di mettermi a fare l' allenatore».

Ancora giovanissimo si siede in panchina alla guida proprio del Gabbiano la squadra del circolo che frequenta, formata dagli amici con cui ha giocato e che conosce da una vita. «Poi ho visto sempre più spesso – racconta – che giocatori che hanno subito il mio stesso tipo di infortunio hanno ripreso con l'aiuto del caschetto. Penso a Chivu, quando era nell'Inter, o al portiere del Chelsea, Cech. Ho cominciato a pensare di poter tornare in campo. Forse avrei potuto farlo prima, ma dopo un infortunio del genere non è semplice trovare la forza. E poi mi divertiva fare l' allenatore».

Fino a settembre, quando il Gabbiano si fonde con un altra società il Cortenuova, e Carnevale lascia la panchina per rimettersi gli scarpini. Qualche presenza nei finali di gara fino all' esordio da titolare nel derby dopo 11 anni di stop. «Quando il mister e i dirigenti mi hanno detto che c'era bisogno di me non sapevo cosa pensare. Avevo paura di fare una figuraccia, ma mi sono sempre allenato in questi ultimi mesi, mi sono dato da fare e alla fine e andata bene». L’erba, insomma, aveva lo stesso colore e lo stesso odore di quando l’aveva lasciata, undici anni fa. «Sono al settimo cielo – racconta – poi ricominciare dal primo minuto in una partita del genere è stato fantastico, ma non mi sento certo un fenomeno (anche se, giurano i compagni, il suo rientro è stato decisivo, ndc). Quello che mi interessa è passare un po' di tempo con i miei

amici allenarmi con loro e andare a mangiare una pizza e una birra».

Per la cronaca il derby se lo è aggiudicato il Gabbiano che non vinceva la sfida paesana da tantissimo tempo. E non si tratta di un caso: la voglia e lo spirito di Riccardo hanno contagiato tutti.
 

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