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L'anno d'oro non basta a Pelagotti

«Sono contento, però preferirei avere una classifica migliore...»

 EMPOLI. Non se lo dimenticherà facilmente questo 2011. L'anno solare al tramonto, infatti, è stato quello della sua consacrazione. Lui, Alberto Pelagotti, è diventato il titolare della porta dell'Empoli completando un percorso iniziato nelle giovanili e che, tolta una frattuosa esperienza a Macedonia (allora in C2), lo ha sempre visto indossare la maglia azzurra. In sostanza l'estremo castellano è da considerare l'uomo simbolo degli ultimi 12 mesi. Anche per il senso di appartenza e la dedizione alla causa, anche per l'umanità che lo portano sempre a mettere in risalto i meriti del preparatore (dei portieri) Marchisio e a dedicare ogni buona gara all'amico-rivale che non c'è più, Riccardo Neri. «In effetti - concorda Pelagotti - se ne sta andando un anno che per me è stato molto importante. Certo avrei preferito chiuderlo con una classifica diversa, ma a livello personale non posso proprio lamentarmi».  Se le dico 12 marzo 2011 cosa le viene in mente?  Facile: il derby di Siena».  Ovvero la sua prima vera volta da titolare...  «Già. Mi era già capito di giocare quando Jasmin (Handanovic, ndr) era via con la nazionale. Ma a Siena sono andato dentro per scelta di mister Aglietti. Decise di puntare su di me, e lo ringrazierò sempre per questo, e le cose andarono bene. Finì 0-0, con alcuni miei buoni interventi e un finale "caldo". Aspetto, quest'ultimo, che ha reso ancora più speciale quella gara: tutto lo stadio era contro di me».  Eppure forse la sua partita più bella fu quella di Bergamo, poche settimane dopo.  «Siena e Bergamo sono le partite che ricordo sempre. Ma anche quella di quest'anno a Modena».  E la parata dell'anno?  «Credo quella su Di Gennaro, nell'ultima vittoria al Braglia. Però anche a Siena, su Mastronunzio, feci un intervento importante».  Indichi, alla resa dei conti, il ricorso più bello.  «Non riguarda le partite giocate. E' stato quando sono arrivato secondo al premio Del Rosso (dietro a Coralli e prima di capitan Stovini, ndr)».  Come mai?  «Per due motivi: per quello che rappresentava e rappresenta Emiliano e perché a votarmi sono stati i tifosi dell'Empoli. Davvero una grandissima emozione».  Nel 2011 ha fatto molto, ora cosa si aspetta dal 2012?  «Sola una cosa: arrivare il prima possibile alla salvezza con l'Empoli. La classifica, in verità, dice che ancora tutto è possibile per noi, ma visto come sono andate le cose finora è bene concentrarsi su questo traguardo. Fra l'altro siamo in crescita e siamo pure in debito con la sorte».  Ma non vorrebbe scalare anche l'ultimo gradino?  «Ogni giocatore sogna di arrivare in serie
A. E' chiaro che se a giugno arrivasse un'offerta buona per me e per la società la prenderemmo tutti in considerazione. Però Empoli per me è qualcosa di speciale e continuare a indossare questa maglia non sarebbe certo un ripiego».  

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