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RICERCATRICE AL TOP 

Da Spicchio a Oxford, lo studio di Serena contro i tumori premiato a Londra

Alla biologa trentenne il riconoscimento degli scienziati: «Vedere chi soffre mi spinge ad andare avanti nella ricerca»

VINCI. «Il laboratorio dove lavoro è vicino all’ospedale. Ci sono giorni in cui vado al bar della struttura e vedo la gente che soffre. È per loro e per farli stare meglio che vado avanti con la ricerca contro i tumori». Serena Lucotti è una 30enne di Spicchio, ha svolto un dottorato in biologia molecolare all’Università di Oxford e ora è assunta a tempo come “postdoc”. È stata premiata all’ambasciata italiana a Londra in un concorso che va ad individuare le eccellenze nel mondo scientifico (e non solo), prodotte da studenti che si sono formati almeno in parte in Italia.

La ricercatrice di Vinci ha lavorato – e sta lavorando – sul potere delle aspirine (e di altri farmaci più specifici) di sfavorire la diffusione di metastasi tumorali. Uno studio che le è valso questo riconoscimento, promosso dall’associazione degli scienziati italiani nel Regno Unito – l’Ais-Uk – e consegnatole dalle mani dell’ambasciatore italiano a Londra Raffaele Trombetta. Ma a parte questo riconoscimento, c’è una storia da raccontare. Perché Serena è un “cervello italiano” all’estero, dove ha trovato quelle opportunità economiche che in Italia sono meno presenti: «Qui ci sono le risorse, in Italia è più difficile. Ma non ho più vissuto una fase creativa come quella al Cnr di Pisa, col mio mentore Giuseppe Rainaldi. Non è una questione di bravura ma solo di risorse».

Ma ripartiamo dall’inizio: Serena si diploma al liceo linguistico Virgilio di Empoli. Cosa ci fa adesso con provette, campioni e microscopi? «Dopo le superiori volevo fare storia dell’arte ma non fu possibile, così un professore mi spronò a provare biologia. All’inizio ero scettica ma adesso non rimpiango assolutamente di aver preso questa strada». Durante l’esperienza al Cnr, Rainaldi la invoglia ad andare all’estero: da Oxford arriva una risposta affermativa, Lucotti va a fare il colloquio nel dipartimento di oncologia e poi entra. E qui inizia il capitolo “operativo” di questa storia: la ricerca contro i tumori.

«Il progetto di studio è partito da come l’aspirina sfavorisse la diffusione delle metastasi, cioè le cellule maligne che si staccano dal tumore originario e vanno in altri organi, dove possono originare nuovi tumori. Nelle sperimentazioni i ricercatori si sono accorti che i pazienti che prendevano aspirine avevano meno possibilità di sviluppare tumori e poi metastasi. Io ho lavorato sul “potere” fluidificante dell’aspirina, che sfavorisce il proliferare delle cellule maligne. Bastano dosi basse e questo è importante, perché non tutti possono prendere l’aspirina. Poi mi sono concentrata anche su farmaci che hanno la stessa funzione di fluidificare il sangue, ma non gli stessi effetti collaterali, per i motivi prima spiegati. E a breve dovrebbe iniziare una sperimentazione proprio con uno di questi farmaci».

Serena, praticamente, “ricicla” i farmaci, approfondendo il ruolo delle piastrine, delle cellule endoteliali e delle cellule mieloidi durante lo sviluppo delle metastasi polmonari. Tutto questo partendo da una medicina così comunemente usata per i piccoli malanni, che inaspettatamente si palesa come una potenziale arma contro il tumore. E a lavorarci è una 30enne che voleva fare storia dell’arte,

con la passione per i restauri: «Ogni giorno nel mondo un ricercatore scopre qualcosa di nuovo; poi ci vuole molto tempo per capirne gli effetti e gli sviluppi, ma la ricerca va avanti». La storia dell’arte, viene da dire, per stavolta può aspettare.


 

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