Quotidiani locali

l'intervista

Salvadori: «Un orgoglio salire sul palco del mio paese. E quando mi prende la “fucecchite”...»

Il comico protagonista degli anni ruggenti di "Aria Fresca" torna nella sua Fucecchio, all’interno della rassegna di teatro comico “Attacchi di riso”

FUCECCHIO. Graziano Salvadori torna nella sua Fucecchio, all’interno della rassegna di teatro comico “Attacchi di riso”. Un protagonista degli anni ruggenti di Aria Fresca in scena sabato 8 settembre (alle 21.30) con lo show “Let me go home”, cioè “Fammi tornare a casa”, che non poteva essere più attinente.

Salvadori, che effetto le fa tornare a Fucecchio?

«Sono contento, oltretutto torno su quel Poggio Salamartano dove ho fatto il mio primo spettacolo, con un amico che ora fa il commercialista. E anche il mio ultimo spettacolo fucecchiese andò in scena sul poggio, in quel centro storico alto da dove sono partito col circolo Acli. Come si dice? Non c'è due senza tre».

Quindi Fucecchio rimane la sua casa?

«Sì, anche se adesso vivo a Massarosa quando mi fermano dico sempre di essere fucecchiese. Un fucecchiese doc, polemico come siamo noi. Quando mi prende la “fucecchite” mi arrabbio anche per delle bischerate, come trovare parcheggio. Sul lavoro, invece, sono più tranquillo».

Com’è cambiata Fucecchio?

«Con l’immigrazione, ma anche coi sensi unici (sorride ndc). Non è facile salire o scendere da Fucecchio alto, ti dicono “Di lì un si passa, di là nemmeno”. Da paesone sta diventando una cittadina. Non mi è piaciuto come è stata trasformata piazza Montanelli, ma vedo che anche lì ci stanno lavorando. Nel complesso, comunque, è migliorata».

Quali ricordi la legano a Fucecchio?

«Le escursioni a Montellori, dove dicevano ci fossero delle grotte che portavano sotto Fucecchio alto, anche se noi non abbiamo trovato niente. Poi il Bar Giuliano degli anni ‘80 e ‘90, nostro punto di ritrovo, da lì si prendeva il pullman. Senza dimenticare tutti gli amici di allora, coi quali sono sempre in contatto. Ho vissuto a Fucecchio per 32 anni, ce l’avrò sempre nel sangue».

Lei è cresciuto alla scuola di “Aria Fresca”: è sempre attuale quel linguaggio?

«Adesso è molto cambiato, perché le parolacce sono state sdoganate. A noi era proibito. Ci sono tanti altri modi per dire una cosa, facendo ridere lo stesso. E’ un po’ come dire ad una donna “Sei bella”, invece che “Sei bona”; forse la seconda opzione colpisce di più sul momento ma poi bisogna vedere gli effetti. Noi, poi, avevamo i nostri tormentoni (il suo era “Siamo amici? Uno o due? Alla grande”, con Achille, ndc). E facevamo molta più gavetta di adesso».

Ma i giovani fucecchiesi la riconoscono?

«I ventenni no. Però succede che quando i giovani sono coi genitori, il padre fa al figlio “Guarda lui è di Fucecchio, ha fatto questo e questo in tv”, poi mi chiedono la foto. È sempre una soddisfazione». —
 

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Empoli Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro