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Iallorenzi (Porta al Palagio): «Sappiamo quello che lui avrebbe voluto  lo sanno i ragazzi, in particolare quelli della fune: ci proveremo» 

Il popolo biancorosso sogna l’ottava meraviglia da dedicare a Leo

piccoli e vincentiLa contrada di Porta al Palagio è l’unica delle quattro ad avere ancora intatta la porta d’accesso al paese, proprio nel centro storico. Proprio sotto a questa porta, ancora...

piccoli e vincenti

La contrada di Porta al Palagio è l’unica delle quattro ad avere ancora intatta la porta d’accesso al paese, proprio nel centro storico. Proprio sotto a questa porta, ancora perfettamente conservata, ha sede la contrada biancorossa. Il nome le deriva proprio da questa porta, quella che guarda ancora oggi verso Vinci, in via dello Sdrucciolo, e che è sovrastata dal palazzo che ospitava il Podestà. La bandiera di Porta al Palagio è costituita da un castello con porta ad arco, in campo bianco-rosso.

Delle quattro contrade è la più piccola per estensione territoriale, ma il suo carattere “storico” si rivela sempre nell’attenzione ai mille particolare che i biancorossi hanno da sempre. La contrada inoltre ha sempre avuto la grande capacità di inserire nel proprio corteo elementi determinanti come appunto il Podestà e la consorte, ma anche un nutrito gruppo di popolani che ha animato per alcuni anni il corteo storico. Alla contrada del Palagio si deve l’inserimento della presentazione del Capitano di Contrada al popolo, che già facevano da alcuni anni nel centro storico nei giorni precedenti il Palio del Cerro. Il vanto di questa contrada è poi il gruppo delle guardie armate che in passato prestavano i loro servigi davanti al palazzo del Podestà stesso.

Gli armigeri, guidati in sfilata dal loro comandante a passo militare, indossano elmetti, armi ed armature tutti di fattura artigianale e che richiamano gli accessori in voga all’epoca. Di grande effetto, soprattutto sui bambini, è poi la colubrina, realmente funzionante, che è nata dalle mani di un artigiano locale, lo stesso che si impegna anche a realizzare creazioni per il calcio storico fiorentino.

I tamburi del Palagio, dal suoni diverso da tutti gli altri del Palio del Cerro, sono nati in contrada, dalle mani di quell’abile artigiano che è Rigoletto Santini e che è sempre stato uno dei pezzi della storia biancorossa. I tamburi, ma anche le alabarde ed i fucili per gli armigeri, e persino le balestre da portare sul palco per cercare di vincere quel drappo che dalla fine degli anni ‘90 ha fatto sognare spesso i biancorossi. Sette sono stati infatti i palii conquistati: nel 1971, dopo un lungo digiuno nel 1989, nel 1997, nel 1999, nel 2003, nel 2012 (con 19 punti su 20 disponibili, record condiviso con Santa Maria al Pozzolo) e infine nel 2016 (nella foto). Recentemente a contrada si è fatta conoscere per aver riportato in auge la “Festa del Grillo” nelle campagne circostanti il capoluogo e per il gran numero di giovani attratti dalle loro iniziative.

«Il nostro obiettivo come contrada era quello di creare gruppi, aprire porte – spiega il presidente Massimo Iallorenzi – perché crediamo innanzitutto che contrada voglia dire spirito di aggregazione e i risultati si stanno vedendo, con nostro grande piacere». I biancorossi nel mese di aprile hanno perso una presenza importante, quella di Leo Squilloni, sergente delle guardie armate e in precedenza anche tra i tiratori della fune. Uno dei capisaldi, ormai da vent’anni, della compagine biancorossa, scomparso prematuramente ed in maniera improvvisa.

«Speriamo di onorare nel migliore dei modi la memoria di Leo – prosegue il presidente –. Sappiamo quello che lui avrebbe voluto, lo sanno i

ragazzi, in particolare quelli della fune. Ho visto quest’anno un gran lavoro della squadra, che sta procedendo unita e compatta, grazie anche al fatto che abbiamo avuto a disposizione il fondo “dal Lensi” dove abbiamo potuto provare in questi mesi». —

S.B.



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