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Il bosco divorato dai roghi accesi dai pusher-padroni - Foto

A Fucecchio spesso sono causati da fornelli o falò fuori controllo: dopo l’ennesimo incendio vicino alle case spuntano altri ”villaggi” di spacciatori

FUCECCHIO. Potrebbe essere un gioiello “verde”, di quelli dove passare qualche ora al riparo dalla calura estiva, grazie al riparo garantito da alberi e frasche. E invece no, nonostante ogni lodevole sforzo delle forze dell’ordine, il bosco delle Cerbaie continua ad essere nelle mani degli spacciatori. I quali vivono accampati nel sottobosco, come dei disperati, ma “armati” di tutto punto. I loro sono dei veri e propri villaggi, dove succede un po’ di tutto.

E dove – per colpa o per dolo – può accadere che divampino le fiamme, magari semplicemente da un fornello (oppure per “scacciare” qualcuno” ). Come nella serata di martedì, nella proprietà della famiglia Calugi, in via della Bigattiera. Un bosco che si staglia dietro le abitazioni dove – alle 21 circa – il fuoco è divampato.

I vigili del fuoco del Terrafino, hanno poi provveduto a spegnere le fiamme, che hanno distrutto una piccola radura. E che hanno, involontariamente, fatto emergere quello che c’è in questi boschi, nonostante gli sforzi di forze dell’ordine e proprietari.

Villaggi paralleli, dove si trova di tutto: d’altronde nel bosco vengono nascoste le dosi, che dopo la chiamata del cliente vengono consegnate a mano, sgattaiolando tra frasche e rami. È l’ultimo anello del processo che porta allo spaccio, che nelle Cerbaie ha purtroppo trovato terreno fertile. Il bosco è sterminato e quindi difficilmente controllabile. Per cui chi vuole può usarlo come bivacco, dove nascondere le dosi e poi consegnarle. Creando così un danno al singolo proprietario ma anche alla collettività, perché a camminare per questi boschi c’è paura di trovarsi davanti qualcuno di indesiderato, magari armato. E infatti questi boschi vanno spopolandosi, se si esclude chi li usa per nascondersi e spacciare.

Uno dei tanti accampamenti allestiti...
Uno dei tanti accampamenti allestiti dagli spacciatori nei boschi delle Cerbaie


Le forze dell’ordine fanno blitz e arresti, li braccano: ma ogni volta vien fuori manodopera nuova. E ai carabinieri non resta che ripartire con l’attività di controllo e di repressione, mentre i proprietari sono lì che sperano che prima o poi questa piaga – come si è manifestata alcuni anni addietro – sparisca. «Il mio amato giardino – racconta Fabio Calugi – il bosco a pochi passi da casa, vicino al piccolo abitato di Pinete, è finito sotto le fiamme per la seconda volta nel giro di pochi giorni. Fortunatamente il pronto intervento dei nostri straordinari vigili del fuoco ha contenuto fortemente la cosa, limitando al minimo le perdite. Impossibile non connettere anche questa roba al più ampio fenomeno dello spaccio e del malaffare che ormai staziona stabilmente nei boschi e nelle campagne a pochi metri dalle nostre abitazioni. Impossibile, davanti alle fiamme, non provare un tuffo al cuore nel vedere gli occhi tristi e amareggiati di mio padre, che tanta cura dedica da sempre al suo amato bosco. E impossibile non sentirsi inermi e arrabbiati di fronte ad una situazione che non si riesce a debellare, nonostante i generosi sforzi delle nostre forze dell’ordine». In effetti, passeggiando nel bosco appena bruciato, si possono “apprezzare” i resti degli accampamenti: bottiglie di vetro, cibo, lattine, batterie, scarpe, vestiti, coperte e anche macchinette per farsi i capelli. A dimostrazione che, in questi boschi, ci si vive, ruotando attorno alla consegna della droga. Una zona sterminata diventata off limits, a favore del malaffare. Che poi c’è un altro, enorme, problema: se la droga viene lì consegnata, c’è qualcuno che la compra. 

Due batterie abbandonate sempre in...
Due batterie abbandonate sempre in mezzo alla vegetazione, probabilmente dopo essere state utilizzate dagli stessi pusher

 

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