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Acqua, in aumento pesticidi e batteri: necessari trattamenti importanti - La mappa

Un laboratorio dell'Arpat (foto d'archivio)

I risultati del rapporto dell’Arpat sui campioni di risorse idriche, poi destinate alla potabilizzazione, negli ultimi tre anni

EMPOLI. Fitofarmaci, pesticidi, batteri e sostanze perfluoroalchiliche: sono questi i parametri che i tecnici di Arpat sono andati a cercare nelle acque superficiali della Toscana e quindi anche dell’Empolese Valdelsa destinate alla potabilizzazione. E ne è emerso – per il circondario - un quadro in chiaroscuro, con valori in aumento ma comunque migliore di altre zone vicine e limitrofe. Arpat ha da poco pubblicato il report sul monitoraggio delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile (triennio 2015-2017). E questi sono i risultati.

Le acque destinate alla potabilizzazione (da non confondere con le acque potabili, di competenza Asl), vengono monitorate su archi temporali triennali. Sono state 114 le stazioni monitorate da Arpat, su indicazione della Regione che riceve le proposte dai gestori idrici. La qualità delle acque superficiali si articola su 4 livelli: A1 (per il quale basta un trattamento fisico semplice e la disinfezione); A2 (trattamento fisico e chimico normale e disinfezione); A3 (trattamento fisico e chimico spinto, affinazione e disinfezione). Poi c’è la sottocategoria SubA3, inferiore all’A3 per parametri quali temperatura, solfati, conducibilità, coliformi totale (oppure manganese). La Regione può derogare sulla qualità delle acque in caso di condizioni metereologiche eccezionali o geografiche particolari, determinando un quadro generale migliore. Dei corpi idrici dell’Empolese, si parla di categorie A3 e SubA3.

Arpat ha campionato a Montaione (l’Egola, presa di Rodilosso Latino), riscontrando parametri critici per salmonella e coliformi totali. Nell'ambito della contaminazione idrica, la colimetria totale, cioè la enumerazione dei coliformi totali presenti nell'acqua, assume un significato più generico di inquinamento, fornendo utili informazioni sulle caratteristiche microbiologiche dell'acqua analizzata e sull'efficacia dei trattamenti di disinfezione, nonché sulla ricrescita microbica nelle reti idriche. Situazione analoga a Vinci, al Borro della Balenaia. Poi si passa alle SubA3: sempre a Vinci (Valicatoio), la criticità riguarda la colimetria totale, ma applicando le deroghe si evidenziano “soltanto” le salmonelle (facendo passare questa stazione a livello A3). Più articolata la questione nell’Elsa a Castelfiorentino: senza le deroghe le criticità riguardano temperatura, conducibilità, solfati e la coliformi totali.

Arpat da alcuni anni sta effettuando un monitoraggio aggiuntivo per la ricerca di una serie di pesticidi:oltre il 22% dei campioni analizzati (a livello regionale) presenta residui di singoli fitofarmaci in concentrazione maggiore a 0,1 microgrammi/litro, valore quadruplicato negli ultimi 5 anni. La concentrazione media è in lieve crescita ma presenta valori molto inferiori a quelli delle acque interne in generale. Le sostanze attive rilevate nel 2017 sono state 52 (in linea con gli anni precedenti) e mediamente si ritrovano circa 4 sostanze attive per campione. Al Borro della Balenaia a Vinci, ad esempio, si registra la presenza dell’Ampa (0,1 microgrammi/litro), ossia il prodotto della degradazione del tanto discusso glifosato; allo scolmatore dell’Elsa, invece, ecco i funghicidi Dimetomorf (0,1 ug/litro) e Metalaxil (0,2).

Arpat ha classificato le acque superficiali degli ultimi 13 anni. Nel circondario le stazioni di riferimento sono 5: 2 a Montaione, 2 a Vinci e una a Castelfiorentino. A Montaione (Lago Defizio Cipressini), si rimane subA3, ma poi si passa ad A3 con la deroga; alla presa di Rodilosso si mantiene stabile l’A3. A Vinci, al Borro della Balenaia rimane l’A3, mentre con la deroga il Valicatoio passa da subA3 ad A3. Infine Castelfiorentino, dove l’Elsa rimane subA3. In poche parole tutte le stazioni destinate alla produzione di acqua potabile, per svolgere la propria funzione continuano ad avere bisogno di un trattamento fisico e chimico spinto, come da classificazione. —