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Tre anni di attesa per una mammografia

A Empoli ci vuole poi oltre un’ora per disdire una visita. Proteste per due casi di disservizi dell’Asl Toscana centro. I sindacati: servono assunzioni e più utilizzo dei macchinari

EMPOLI. Tre anni e cinquantasei minuti. Sono gli elementi attraverso cui passano due nuove vicende legate alla sanità e a un servizio che crea polemiche tra i cittadini. Nel primo caso si parla di liste d’attesa infinite per una mammografia. Nel secondo, invece, un disservizio legato all’operazione per disdire l’appuntamento per una visita con il call center dell’Asl Toscana centro. E i sindacati parlano di carenza di personale e di organizzazione.

Mammografia difficoltosa

Poche settimane fa un’empolese con un nodulo al seno che deve controllare ogni anno, si è sottoposta all’esame e, poco dopo, ha provato a fissare quello per il prossimo anno. «Il primo appuntamento utile è marzo 2021 a Empoli – racconta – Poi mi è stato proposto a Castelfiorentino nel 2020». La richiesta del Tirreno all’Asl Toscana centro per provare a chiedere spiegazioni al problema della lettrice ha prodotto una risposta che sa di beffa: «Oltre a Empoli l’azienda garantisce prestazioni per mammografie anche in altri presidi del territorio come Prato, Firenze e Pistoia o in convenzione con gli istituti privati. Ad oggi il primo appuntamento disponibile per una mammografia con codice di priorità B, è per i primi giorni di settembre 2018 a Firenze. Un’altra disponibilità è il 7 settembre 2018 a Prato». Peccato che alla donna servirebbe una mammografia per agosto o settembre del 2019, avendo già sostenuto l’esame per quest’anno.

Musichetta infinita

Problemi della sanità toscana che si ritrovano anche nella storia di un uomo empolese che ha trascorso un’ora e quaranta minuti al telefono per disdire una visita. Con la musichetta e una voce registrata che continua a ripetere di attendere in linea. Senza avere alternativa per evitare la multa per chi non si presenta all’appuntamento senza avere avvertito per tempo. Un disservizio che ha fatto infuriare l’empolese Carlo Longo con il call center dell’Asl Toscana Centro. «Il primo giorno ho trascorso al telefono 56 minuti in attesa: quasi un’ora per non combinare niente. Alla fine, esasperato, ho riattaccato, perché non mi ha risposto nessuno». Il giorno dopo ha riprovato: «Ma non è cambiato molto. Prima di cancellare la prestazione, ho atteso 42 minuti». Eppure la tecnologia, anche nei periodi di ferie e di carenza di personale, potrebbe dare una mano, sia all’azienda sanitaria, sia ai cittadini: «Basterebbe che, come per molti call center, ti dicessero i minuti di attesa previsti, così da darmi la possibilità di scegliere se aspettare o riattaccare». Longo chiede all’Asl di rivedere il servizio: «Ho fatto la stessa operazione in altre aziende sanitarie, dove c’è chi ha una mail dedicato o un numero telefonico apposito. Non ha senso far passare tutti da un centralino unico». I sindacati parlano di «grosso problema» per descrivere la situazione delle liste d’attesa. «Il problema in entrambi i casi è la carenza di personale. Per le liste d’attesa – dice Gianni Piccini del Nursind – gli spazi sono pochi. A settembre ci incontreremo con l’Asl, ma servono investimenti in

personale e apparecchiature». Paolo Aglietti, della Cgil, chiede all’Asl di «saturare i macchinari diagnostici per smaltire le liste d’attesa. Da tempo si cerca di risolvere il problema che, secondo noi, dovrebbe essere affrontato assumendo personale da dedicare a questa attività specifica».

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