Quotidiani locali

integrazione fallita  

Sassaiola e insulti contro i clienti del locale tosco-senegalese

Offese e minacce di morte anche contro il ristoratore, che è di Certaldo,  e alla moglie originaria dell’Africa. Due ragazzi sono stati feriti alle gambe

CERTALDO

Da qualche giorno, prendendo a sassate e insultando tutte le persone di colore che passano sotto al suo balcone, ha ingaggiato una personale battaglia per far chiudere il ristorante tosco-senegalese che da due mesi fa dell’integrazione la sua bandiera. Portando pietre e vetri taglienti sul terrazzo per lanciarli anche in presenza di una bambina italiana di quattro anni figlia di Nicola Tamburiello, originario di Certaldo (62 anni) e Bousso Gueye (di 44), i titolari di “Sapori d’Africa e toscani”, il locale etnico aperto a giugno all’angolo fra via Quarantola e via Battisti, nella zona di Porta a Mare a Pisa.

L’apice della violenza alla mezzanotte fra martedì e mercoledì scorsi, quando l’uomo – un imprenditore e padre di famiglia di mezza età – ha ferito alla gamba due ventenni di colore che avevano appena cenato nel ristorante e stavano tornando a casa, minacciando loro di far fuoco con una pistola. Il tutto alla presenza di Tamburiello e della figlia piccola. «È da giorni che si comporta così, è matto e non ne possiamo più – sostiene il ristoratore di Certaldo, che ha conosciuto e sposato l’attuale moglie durante il suo soggiorno decennale a Dakar, in Senegal – perché non fa che insultare i miei clienti per il colore della pelle. Dice loro: “Senegalesi di me...a”, “negri di me...a” e anche “figli di pu...na”. Abbiamo paura e temiamo anche che qualcuno, alla fine, salga a casa sua per fargli del male. Per ora, al culmine delle sue aggressioni, gli hanno chiesto di scendere per chiarire la situazione. Ma se ne è ben guardato. Inoltre – conclude Tamburiello – non fa che chiamare la polizia, che poi verifica che è tutto a posto. Deve mettersi in testa che nessuno è il padrone del quartiere. Nemmeno lui».

Il ristorante “Sapori d’Africa e toscani” è un esempio di integrazione culinaria e non solo. Clientela mista di italiani e africani, con questi ultimi un po’ più numerosi dei pisani, offre piatti tipici regionali («Una di queste sere cucino le chiocciole, perché un medico di Dakar le vuole mangiare a tutti i costi», dice Tamburiello) e senegalesi, come il dibiterie (agnello con cipolle alla griglia), il yassa di pesce o di pollo con riso e verdura e il soupe kanga, con riso bianco a base di frutti di mare. Vini rigorosamente toscani, anche perché Tamburiello ha un passato di primissimo piano nella ristorazione.«A Certaldo avevo il ristorante “Il Bassetto” – dice – poi, dopo aver visto mio figlio morire investito in auto da un autotreno davanti ai miei occhi, ho lasciato tutto a sua

sorella e sono andato a vivere in Senegal». E aggiunge: « Qui stiamo bene, abbiamo trovato una buona occasione per lavorare, ma questa persona che minaccia e insulta tutti gli africani ci sta facendo perdere la clientela», conclude l’imprenditore. —

STEFANO TAGLIONE

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