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Comune fa causa all’assicurazione per l'ecomostro: vuole 2 milioni - Foto

Il cantiere nella cava del Genio a Vinci è abbandonato da anni coi suoi scheletri di cemento e la ditta non ha mai realizzato le opere promesse

VINCI. Un nuovo villaggio con decine di appartamenti, negozi e uffici; 150 posti auto pubblici e 7. 200 metri quadrati di aree a verde, arricchite con i giochi per bambini. E ancora, un percorso naturalistico fino alla sommità della cava, con un piccolo belvedere. Oltre a una nuova casa del popolo.

Ma gli anni (dodici per la precisione), hanno trasformato un progetto ambizioso in uno sfregio per il territorio vinciano, un ecomostro che si affaccia su via Limitese a Spicchio, a due passi dall’Arno, nel cuore dell’area dove oltre cinquecento anni fa Leonardo da Vinci era solito raccogliere fossili. Di quel progetto, naufragato sotto i colpi della crisi economica (e in particolare del mercato immobiliare), restano gli scheletri in cemento frequentati da animali, graffitari e malintenzionati (tanto che pochi giorni fa i vigili del fuoco sono dovuti intervenire per domare un incendio).

Proprio nell’agosto del 2006 erano partiti i lavori (con la bonifica dell’area) dei privati, dopo la firma di una convenzione con il Comune di Vinci.

Un documento che fissava termini e condizioni, per esempio della sistemazione del fronte di cava, ma anche della realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, della successiva cessione all’ente delle aree a verde.

Un altro immobile del villaggio...
Un altro immobile del villaggio dimenticato a Spicchio (Foto Agenzia Carlo Sestini)


Tutti (o quasi) interventi rimasti sulla carta, perché dopo i primi anni di lavori, nel corso dei quali furono realizzati gli scheletri di una parte dei nuovi edifici previsti nel piano attuativo (in tutto ne erano previsti sei fabbricati condominiali, oltre a due villette singole e una trifamiliare), il cantiere si bloccò a causa delle difficoltà economiche della ditta.

Da allora il cantiere è stato abbandonato, e alla comunità sono rimasti in dote gli scheletri di cemento.

Ora l’amministrazione comunale ha deciso di tutelare gli interessi pubblici, almeno dal punto di vista economico (visto che per il resto può fare ben poco considerando che si tratta di un’area privata).

E lo fa citando in giudizio la compagnia assicurativa Axa che all’epoca aveva garantito – attraverso una polizza sottoscritta dalla ditta – l’intervento in caso di inadempimento degli accordi pattuiti nella convenzione: il Comune, vuole riscuotere la fideiussione da circa due milioni di euro.

Tutto questo attraverso un decreto firmato dal sindaco di Vinci Giuseppe Torchia che – sulla base della relazione dell’ingegnere Claudia Peruzzi, responsabile del settore “Uso e assetto del territorio”, che “suggerisce” di agire in giudizio – ha dato mandato a Cecilia Tosti, che guida il settore Affari generali ed istituzionali dell’ente – di effettuare tutti gli atti necessari per l’affidamento del servizio legale a un avvocato che sarà nominato nei prossimi giorni. 

 

LA STORIA

La cava di materiali argillosi di Spicchio, di antica coltivazione, era servita fra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento per alimentare le fornaci di mattoni situate sulla sponda opposta del fiume durante la costruzione dell’ultima cerchia muraria empolese. Nei secoli successivi l’approvvigionamento di materiale argilloso, in una zona situata vicina all’Arno, era stato sicuramente uno degli elementi più favorevoli per l’incremento delle operazioni di cavatura. Nell’Ottocento poi la decisione di impiantare direttamente sul posto una moderna e funzionale fornace di laterizi è stata una conseguenza logica dello sviluppo demografico di Spicchio. La fornace di Spicchio nel corso del Novecento sarà una delle fabbriche più importanti dell’intera area. Per molti spicchiesi poi sarà il luogo di lavoro più vicino a casa, accessibile senza attraversare il ponte. La fornace in un certo senso sarà una delle presenze importanti nella formazione dell’identità moderna del paese. Dai mattoni alla costruzione di un complesso residenziale che, però, è iniziato e poi è rimasto abbandonato con le abitazioni lasciate incompiute, e ora, alla mercé di tutti, dai writers agli sbandati. Anche se di recente, c’è stato un intervento di miglioramento della recinzione, in modo da rendere più difficile l’accesso ai malintenzionati. Ma quest’area era molto nota anche a Leonardo da Vinci, che studiava i fossili del taglio di Collegonzi, e fu il primo ad intuire la natura di questi oggetti misteriosi che reperiva in grandi quantità, ad esempio, nella cava di Spicchio. 


 

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