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CERRETO GUIDI

Gorelli condannato a pagare 450mila euro

Risarcito il carabiniere che perse l’occhio nel pestaggio, i tre ragazzi che erano in auto con il ragazzo sono stati assolti

CERRETO GUIDI. Lo pagherà soltanto Matteo Gorelli il risarcimento del danno al carabiniere Domenico Marino che nel pestaggio del 25 aprile 2011 subì multiple fratture del massiccio facciale e lo scoppio del bulbo oculare. Il danno non patrimoniale quantificato dal tribunale di Grosseto è pari a 450mila euro ma il giudice Giulia Conte ha deciso anche di disporre una consulenza tecnica contabile per quantificare il danno patrimoniale «da lucro cessante - come si legge nella sentenza - comparando la situazione reddituale precedente con l’attuale e valutando altresì la perdita delle progressioni di carriera».

Una decisione, questa, che arriva dopo che per il militare Marino, che ha avuto un danno permanente, la possibilità di carriera nell’Arma dei carabinieri è diventata impossibile. Il militare, che era in servizio insieme ad Antonio Santarelli, morto un anno dopo il pestaggio, aveva riportato gravissime lesioni personali e per questo aveva deciso di citare in giudizio Gorelli, i tre ragazzi (allora minorenni) che erano in auto con il giovane di Cerreto Guidi e i loro genitori. Secondo il giudice però, la colpa di quello che successe sulla strada del tufo, quella che va verso San Martino sulla quale i ragazzi stavano viaggiando per raggiungere un rave party, è stata dell’allora diciannovenne.

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La ragazza e gli altri due amici, tutti minorenni, erano con lui: non intervennero per fermarlo ma secondo il tribunale, non presero materialmente parte all’aggressione. Marino (assistito dagli avvocati Giuseppe Nicosia e Massimo Rossi ) aveva chiamato in causa non solo Gorelli, ma anche gli altri giovani (difesi dagli avvocati Tullio Cristaudo , Francesca Carnicelli , Paolo Russo , Romano Palatresi e Laura Fabbiani ). I tre amici, allora minorenni, erano stati scagionati dallo stesso Gorelli in tribunale: il diciannovenne aveva assunto su di sé tutta la colpa durante il processo di primo grado e ha sempre mantenuto la stessa versione. Era stato lui a prendere a bastonate Santarelli e a colpire poi Marino, che si era voltato per difendere il suo collega, con un moncone del palo che si era spezzato dopo aver colpito il carabiniere morto dopo un anno di coma. La ragazza che era nell’auto era stata vista da alcuni testimoni: era sgomenta, aveva le mani nei capelli e continuava a ripetere «basta». Gorelli è l’unico colpevole sebbene scriva il giudice che «le intercettazioni ambientali non evidenzino in nessuno dei tre quell’umana pietà che si spererebbe di vedere di fronte a un atto tanto efferato e brutale».

I tre minorenni, secondo il tribunale civile, non hanno avuto nemmeno un ruolo di concorso morale con
Gorelli: «Se poi siano rimasti inerti per lo choc, per la paura o perché nel loro sistema morale picchiare e uccidere un carabiniere non è quel gesto atroce che è invece per la comunità cambia molto dal punto di vista etico, ma non anche dal punto di vista giuridico».
 

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