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In fumo 50 imprese del settore artigiano

La Cna di Empoli: «Bisogna frazionare gli appalti»

EMPOLI. La crisi del settore artigiano si è mangiata in un trimestre altre cinquanta attività sul territorio. I dati sulla demografia delle imprese forniti dalla Camera di commercio di Firenze indicano come nell'Empolese Valdelsa il saldo nei primi tre mesi del 2018 sia negativo. La discesa è di un punto percentuale, anche se la situazione non è omogenea con comuni – pochi – che hanno visto una crescita delle imprese e altri dove invece il calo è ancora più evidente.Ma accanto alle difficoltà del tessuto produttivo artigiano si sta affermando un fenomeno inverso che riguarda le cosiddette startup, in aumento in tutta la provincia di Firenze. Tuttavia, in questo caso, si tratta ancora di piccole realtà che non riescono a sopperire, sia in termini di fatturato che di capacità occupazionale, alla diminuzione delle aziende più strutturate.

Fucecchio, Certaldo, Gambassi sono i territori dove la crisi artigiana si è fatta più sentire con un rapporto tra imprese attivate e cessate negativo fino a picchi del 4,5%. Una ventina di realtà in meno nel primo comune, undici nel secondo e sette nel terzo, che in proporzione è quello che perde di più. Ma le imprese artigiane diminuiscono anche ad Empoli, Cerreto, Montelupo, Vinci (-1%) e a Montespertoli (-0,5%). Mentre la situazione è più incoraggiante a Capraia e Limite (+2,4%) e a Castelfiorentino (+2,6%, con una quindicina di attività in più). Nel complesso, si è passati da 5.325 realtà attive sul territorio a 5.272.«Le difficoltà ci sono, nonostante in questo area ancora l'economia regga – spiega Fabrizio Fallani, coordinatore Cna di zona – il problema è che quelle che chiudono per lo più sono imprese strutturate, mentre le nuove iscrizioni sono di realtà piccole quando non piccolissime. Purtroppo la classe imprenditoriale invecchia e non c'è un grande passaggio generazionale che permetta un adeguato ricambio. E poi continua a mancare una politica seria di distretto e le incertezze del mercato sono talmente tante che basta spesso un piccolo ostacolo sul percorso a far chiudere un'azienda». Ma le cause di questa situazione riguardano anche aspetti più legati al territorio.

«Alle aziende servirebbe stabilità – continua Fallani – e maggiori opportunità di lavoro, specie per il settore trainante dell'edilizia che invece continua ad arrancare. Più volte abbiamo sollecitato le amministrazioni a frazionare gli appalti pubblici più grandi

in modo da permettere alle realtà del territorio di poterseli aggiudicare. Ma per fare questo c'è bisogno di programmazione e capacità di intervento, mentre gli organici della pubblica amministrazione sono sempre più sguarniti. La mancanza di personale negli enti locali è un problema grosso».

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