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Si era sposata in ospedale ed il giorno dopo era morta, ha ricevuto la visita fiscale dopo 8 anni di malattia

Claudia Quartieri (foto da Facebook)

Lo sfogo del vedovo della donna: «Vergogna, l’Inps aveva già mandato un medico un mese fa. Così si calpesta la dignità di chi soffre»

EMPOLI. La storia di Claudia ha commosso tutti. Per la sua voglia di lottare contro il male, di inseguire i sogni fino alla fine. Uno spirito da guerriera che l’ha portata, a 42 anni, a sposare il suo Emilio, in un letto dell’ospedale San Giuseppe di Empoli, grazie alla mobilitazione di medici, infermieri e amici. Il giorno dopo se n’è andata per sempre, dopo 8 anni di lotta quotidiana contro un tumore.

Si sposa in o ...

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EMPOLI. La storia di Claudia ha commosso tutti. Per la sua voglia di lottare contro il male, di inseguire i sogni fino alla fine. Uno spirito da guerriera che l’ha portata, a 42 anni, a sposare il suo Emilio, in un letto dell’ospedale San Giuseppe di Empoli, grazie alla mobilitazione di medici, infermieri e amici. Il giorno dopo se n’è andata per sempre, dopo 8 anni di lotta quotidiana contro un tumore.

Si sposa in ospedale il giorno prima di morire: l'amore eterno di Claudia e Emilio

Una storia d’amore e di coraggio raccontata da Il Tirreno e rilanciata dai media nazionali. Ma un sistema informatico non ha un cuore. E oltretutto può commettere degli errori, che possono fare veramente male. Emilio Folco, vedovo da 9 giorni, è solo in casa a Spicchio insieme al suo dolore. Qualcuno suona il campanello. Lui chiede chi è. La risposta gli gela il sangue: «Buongiorno, visita fiscale dell’Inps per Claudia Quartieri».

Sì, quella donna alla porta cerca proprio il suo angelo volato in cielo il 22 luglio; dal’Inps vogliono verificare se una malata oncologica da 8 anni (e per questo peraltro esonerata da certi obblighi), è in casa e se effettivamente non è nelle condizioni di andare a lavoro. Emilio spiega come stanno le cose. La dottoressa è travolta dall’imbarazzo. È mortificata, si scusa. Spiega che ha semplicemente ricevuto la lettera con il nominativo e che ovviamente non sapeva niente, né della patologia, né del decesso.L’uomo capisce. Sa che la colpa non è della persona che ha davanti. Scuse accettate. Ma quando richiude la porta, sente il bisogno di sfogarsi: «Quello che è accaduto è vergognoso. Era già successo un mesetto fa: stessa scena, con un’altra dottoressa. Claudia era in casa. Mi ritrovai a dover spiegare la situazione. Ma finì lì. Stavolta però non posso tacere: in questo modo si calpesta la dignità di una persona che soffre. Ho deciso di rendere pubblica questa cosa non solo per la mia Claudia, che non c’è più, ma per tutti i malati che rischiano di ritrovarsi in una situazione del genere. Se io stamani non ero in casa, cosa accadeva? Magari compilavano una scheda dicendo che non l’avevano trovata... È una falla enorme. Un sistema vergognoso».

Dopo poco è arrivata la risposta dall'Inps. «Tutto l’istituto si scusa con il vedovo e gli rivolge le più sentite condoglianze. Si è trattato di un errore». L’Inps ha effettuato una verifica interna sulle procedure per capire l’accaduto, confermando che Claudia non aveva alcun obbligo di rimanere a casa, vista la gravità della sua patologia. La 42enne, invalida civile dal 2014, dipendente della ditta di gioielli Testi di Empoli, aveva continuato a inviare certificati di malattia periodici, per mantenere il posto di lavoro; l’ultimo era datato 6 luglio, con validità fino al 4 agosto. Avendo superato i 180 giorni complessivi, non era più indennizzabile: «E per questo motivo il “cervellone” – fanno sapere dall’Inps – avrebbe dovuto scartare il suo nominativo». Poi si è aggiunto l’errore umano: qualcuno avrebbe comunque compiere un’operazione che non è informatizzata: l’incrocio dei nominativi “estratti”, con quelli dei malati oncologici.