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Parrucchieri, è caos sulle aperture festive

Cna chiede chiarimenti, perchè non c'è uniformità di applicazione delle regole

EMPOLI. Aperti o chiusi per le feste: questo è il dilemma. Sulla questione delle aperture nei giorni festivi si potrebbe scrivere un’opera, perché da quando sono stati liberalizzati gli orari le categorie si sono spaccate fra chi vuole rimanere aperto e chi, invece, vuol passare la festività con la famiglia. E’ il caso degli acconciatori, ad esempio: artigiani (quasi sempre donne) che costruiscono micro-imprese, fatte di uno o due addetti. Così alzare la saracinesca quando è festa – come domani – diventa faticoso, perché la piccola impresa non ha il ricambio che ha magari la grande catena. E allora la Cna Empolese Valdelsa chiede chiarezza e regole più chiare, possibilmente dopo averle condivise. Esiste, infatti, un’ordinanza del 2007 adottata dagli undici Comuni del Circondario ed esiste una volontà sottoscritta dalla categoria di non aprire nei giorni festivi e nei giorni del patrono. Però alcuni Comuni concedono la deroga ad aprire, un qualcosa che secondo il referente di Cna Mario Scafetta non ha senso:«Serve chiarezza, ogni anno si ripresenta questa situazione perché ci cadono addosso provvedimenti calati dall’alto. Gli acconciatori vogliono rimanere chiusi ma alcune amministrazioni danno la deroga ad aprire. Che è come lavarsi le mani, alla Ponzio Pilato. Purtroppo in questi casi sono i grandi che decidono, che hanno la possibilità di giostrarsi meglio col personale. La media nazionale, però, è di 1.5 addetti a negozio. Come fa un negozio del genere ad adeguarsi senza sacrificio? Non è importante soltanto produrre ricchezza, ma anche la qualità della vita». Cna scrive che alcuni Comuni come Montespertoli, Montelupo, Castelfiorentino e Capraia e Limite hanno interpretato le novità legislative relative alla liberalizzazione delle aperture avvenute nel commercio negli ultimi anni e per analogia le applicano anche alle attività commerciali, scontentando Cna. Questo perché “le piccole e piccolissime imprese non hanno nessun vantaggio a rimanere aperte nei giorni festivi, così come i clienti non hanno tutta questa esigenza di recarvisi nei giorni festivi”. Insomma, alle imprese artigiane aprire costa (personale in primis), ma non c’è il sufficiente ritorno economico. E per questo gli acconciatori sono quasi tutti d’accordo a tenere chiuso:«Noi non vogliamo chiudere a prescindere – continua Scafetta – però servono regole uguali per tutti. E’ vero che la società sta cambiando, così come le modalità di consumo. Pensiamo però ad un colosso come la Coop, che la domenica pomeriggio tiene chiuso il supermercato. Nei nostri confronti, invece, si sta andando nella direzione completamente opposta. Ed è chiaro che se le grandi realtà che hanno più personale non chiudono, anche il piccolo artigiano si deve adeguare, con grande sacrificio. Per questo motivo le amministrazioni devono sedersi al tavolo con le categorie e costruire regole condivise: le cose calate dall’alto non vanno bene». Cna, sul territorio, conta circa

350 saloni di acconciatori, che chiedono all’Unione di un chiarimento sull’applicazione unitaria dell’ordinanza, perché “Non è ammissibile che comuni limitrofi diano interpretazioni diverse”. Ogni anno i parrucchieri chiedono la stessa cosa, per cercare di ovviare a questo "caos aperture".

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