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In 15 arrivano al santuario a piedi per il fioretto di un amico

Da Fucecchio hanno raggiunto il santuario di Montenero in un giorno con Enrico Donnini che lo ha fatto per la guarigione del padre

FUCECCHIO. Allora Enrico, domattina si fa una camminatina? ». C’è voglia di scherzare, alla fine dell’incredibile pellegrinaggio a piedi di un gruppo di fucecchiesi che si è svolto sabato 11, a Montenero. Sessantacinque chilometri a piedi per accompagnare Enrico Donnini a mantenere il proprio voto, fatto quando suo padre Silvano stava male:«Emma (la sorella), se babbo si riprende, vado a Montenero a piedi», aveva confidato Donnini col padre in ospedale. Ed Enrico, dopo quasi un anno di allenamenti, a Montenero Enrico c’è arrivato per davvero. Accompagnato da un folto gruppo di amici: alla partenza (dal bar Smeraldo di viale Buozzi) erano addirittura in 70, a Montenero – sessantacinque chilometri e 11 ore di cammino dopo – sono arrivati in quindici, compreso Enrico. Chi più affaticato, chi meno, quando Enrico ha visto babbo Silvano davanti alla scalinata del santuario gli ha detto poche semplici parole:«Via babbo, d’ora in poi nella nostra vita non deve succedere più nulla». Nulla di negativo, perché Silvano nella sua vita ne ha passate di cotte e di crude, a cominciare da un grave incidente in gioventù, alle gambe. Il voto mantenuto dal figlio, arrivato esausto all’arrivo, possa essere di buon auspicio per il futuro della famiglia Donnini.

Enrico Donnini, a destra, con il padre
Enrico Donnini, a destra, con il padre

E babbo Silvano si è dimostrato stupito per il seguito e l’affetto raccolto dal figlio:«Sono felice per quello che ha fatto mio figlio, ma non mi aspettavo così tanta gente al seguito. Un pezzo di Fucecchio è venuto qui per me e per mio figlio ed è qualcosa di bellissimo. Son quelle soddisfazioni per le quali vale la pena vivere». «Beh, se mio papà ha detto questo, per un figlio diventa una frase bellissima, cosa potrei chiedere di più?». Ma come hanno fatto Enrico e “soci” ad arrivare a Montenero:«E’ stata un’impresa, a 15 chilometri dall’arrivo ho iniziato a sentire qualche dolore, ai piedi. Però io avevo in testa di arrivare e quando voglio fare una cosa la faccio, a tutti i costi. Poi sapevo che una volta arrivato avrei trovato papà e tutti gli altri ad aspettarmi e ho tenuto i denti stretti fino in fondo, perché già mi ero immaginato quello che avrei visto una volta giunto a destinazione». Giunti a Montenero, è scattata la “pioggia” di abbracci per l’uomo più atteso, l’imbianchino 51enne fucecchiese che ha mantenuto la sua pazza promessa. E anche i non fucecchiesi giunti sul posto si sono domandati chi fossero quelli di quel gruppo rumoroso e numeroso, che alla spicciolata si è andato a ritrovare sulla scalinata del santuario, per la foto di rito.

Poi è stato il momento dell’accensione del classico lumino, come fanno ogni anno i ragazzi delle superiori a 100 giorni dalla maturità, per accattivarsi la buona sorte in vista dell’esame di giugno e luglio. Il pellegrinaggio a Montenero è stato possibile grazie ad un’imponente macchina organizzativa messa in piedi da questo gruppo di amici: a seguirli, infatti, c’era sempre un furgone con tutto l’occorrente del caso, a partire dal cibo e dalle bevande per alleviare le fatiche della lunghissima camminata dal centro di Fucecchio al santuario livornese. Per questi “ironman” i prossimi giorni saranno dedicati all’assoluto riposo e quella di stamani sarà un’alzataccia per polpacci, quadricipiti femorali e tendini delle gambe. Ma d’altronde questo era stato messo ampiamente in conto, visto che 65 km sono tantissimi; a dimostrazione di questo in molti si sono fermati a metà, oppure poco prima o poco dopo. Però c’era chi doveva arrivare per forza, ad ogni costo. E c’era anche chi – per far sì che questa missione andasse in porto – ha “spinto” l’amico Enrico verso Montenero e verso il mantenimento di quella promessa poi diventata realtà.

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