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Vibac, scongiurato l’addio a Vinci ma in 38 vanno a casa

Il colosso dei nastri adesivi rinuncia al trasferimento. Intanto però scatta anche la “cassa” per oltre 120 dipendenti

VINCI. Il colosso dei nastri adesivi ristruttura la produzione dello stabilimento di Vinci e riduce il personale. Vibac, una delle industrie più grandi della zona con il sito produttivo di Mercatale che occupa oltre 160 persone, ha licenziato 17 lavoratori, mentre non rinnoverà 19 dei 29 contratti a tempo determinato attualmente in forza all'azienda. Un colpo all'occupazione da quasi 40 unità, che fa il paio con l'apertura di una procedura di cassa integrazione straordinaria per tutti i dipendenti rimasti per un periodo di un anno. Ma la situazione poteva rivelarsi ancora peggiore, viste le intenzioni che la proprietà aveva fatto intravedere alla fine dello scorso anno.

«A dicembre 2017 Vibac ci ha informato che la situazione era complicata – spiega Giuseppe Dentato della Filctem Cgil – l'azienda aveva richiesto la cassa integrazione ordinaria a causa di un calo degli ordinativi. Ci siamo inizialmente opposti a gennaio abbiamo convocato un incontro per discutere. È emerso che i margini di guadagno garantiti dallo stabilimento di Vinci si erano ridotti del 70% e che quindi stavano pensando ad una delocalizzazione della produzione fatta sul territorio negli altri stabilimenti che hanno al Sud e in Serbia, dove ricevono dei notevoli incentivi. Abbiamo avuto diversi incontri con l'azienda in cui abbiamo cercato di scongiurare questo scenario e alla fine siamo arrivati a definire un accordo che garantisce il proseguimento della produzione e importanti investimenti sul sito di Vinci». Nella sostanza, Vibac ha annunciato una ristrutturazione produttiva che prevede la sostituzione di una linea produttiva e il riammodernamento di un'altra linea con un investimento di 3 milioni di euro. Questo permetterà una maggiore specializzazione della produzione fatta a Vinci e un efficientamento dei costi. Inoltre, l'azienda spenderà 200mila euro per la formazione di tutti i lavoratori.

Il rovescio della medaglia è la perdita di parte dei posti di lavoro. Due terzi dei 30 dipendenti a tempo determinato (mentre gli altri 10 sono stati stabilizzati) e 17 di quelli a tempo indeterminato, la metà dei quali però otterrà un prepensionamento essendo vicini all'età dell'uscita dal lavoro. «È la seconda volta in nemmeno dieci anni che ci troviamo a gestire un passaggio difficile (la prima risale al 2011 con la crisi di Syrom e il subentro di Vibac, appunto, alla guida dell'industria di Vinci, ndc) – afferma Vladimiro Spinelli della Rsu – e da parte nostra c'è sempre stata la disponibilità a entrare nel merito dei problemi senza esacerbare gli animi. Il presupposto era il

salvataggio del nostro stabilimento con la prospettiva che di qui alla fine dell'anno la ristrutturazione possa dare i suoi frutti e che si possa tornare ad assumere. Ovviamente le buone relazioni sindacali da una parte e l'unità dei lavoratori dall'altra hanno reso possibile tutto questo».

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