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notte da incubo

Ladri spaccano sei auto e rubano i navigatori - Foto

Assalto in centro a Empoli: nel mirino i “chip”  che vengono riutilizzati per clonare le carte

EMPOLI. È stata una nottata da incubo quella tra martedì 11 e mercoledì 12 aprile tra via Leonardo da Vinci e via Cavour, in pieno centro empolese. Almeno sei auto, infatti, sono state vandalizzate per rubare componenti del cruscotto, in particolare navigatori gps. I proprietari ieri mattina hanno trovato la sgradita sorpresa e non hanno potuto far altro che fare la conta dei danni e andare a denunciare alle forze dell’ordine. Si tratta di un raid con pochi precedenti, perché 6 macchine spaccate praticamente nella stessa strada non si vedevano da tempo.

Un’azione andata in scena in centro, non in un parcheggio sperduto in chissà quale periferia. Le modalità ricordano i furti di 20-30 anni fa, che avevano nel mirino le autoradio: ora gli impianti stereo sono “passati di moda”, quindi i ladri hanno scelto un altro bersaglio, che nell’abitacolo è allo stesso posto dell’autoradio. Si tratta dei sistemi gps “incastonati” nel cruscotto, che in molte auto sono diventati di serie.



Ma perché rubare un oggetto che nuovo costa meno di 100 euro? Una situazione simile si è presentata a Firenze due mesi fa, quando una banda ha messo nel mirino i navigatori: questo per estrarre dall’interno i microchip, che possono essere utilizzati per clonare le carte di credito. Perché i navigatori – se sradicati dall’auto – non servono quasi a niente ed hanno un valore infimo sul mercato clandestino. Discorso diverso per i congegni elettronici dei navigatori: sono, infatti, ideali per le dimensioni della memoria e la compattezza del microchip. Che è un dispositivo elettronico che viene utilizzato per rubare dai dispositivi bancomat gli estremi di una scheda, per poi riutilizzarli con una carta “tarocca”. Spesso nel mirino ci finiscono le auto tedesche: nel caso empolese sono state danneggiati un suv Volkswagen, una Jeep Renegade, una Fiat 500, una Chevrolet, una Mercedes Classe A e un altro suv. A qualcuno hanno sfondato il lunotto anteriore sinistro per intero, ad altri hanno spaccato soltanto la parte più vicina al cofano, nelle auto in cui la carrozzeria divide il finestrino in due.

Poi, una volta rotto il vetro, il ladro apre lo sportello infilando il braccio e subito dopo si mette “al lavoro”, a caccia dei chip. Lo può fare in maniera delicata, oppure devastando l’abitacolo, curandosi solo di “salvare” i circuiti e i chip. Più difficile, infatti, che i navigatori vengano rivenduti sul mercato nero dei ricambi, almeno in questo caso. Anche perché spesso vengono sradicati senza fare tanti complimenti, per cui il loro valore decresce in maniera impressionante. Quello che interessa è il “cuore” del navigatore, all’interno del sistema di gestione dell’auto, che rende la macchina a portata di touch screen, che sia l’autonomia residua, il chilometraggio, il percorso da affrontare o la musica preferita.

Che poi i danni sono molteplici: il finestrino rotto, oltre all’abitacolo devastato. Reinserire il navigatore, che interagisce con la centralina, ha un costo rilevante, di parecchie centinaia di euro. A cui si aggiunge il vetro nuovo (e la manodopera). Centinaia se non migliaia di euro che se ne vanno, per un chip e qualche circuito.
 

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