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Medici di famiglia, 40 verso la pensione: in migliaia senza dottore

Tantissime le persone che dovranno trovarsene uno nuovo nell'Empolese Valdelsa. E si rischia l’aumento dei pazienti per ogni professionista

EMPOLI. Il medico di famiglia è una figura di riferimento per una persona. Oltre ad essere un dottore è anche un appiglio, il primo a cui ci si rivolge quando si ha la sensazione che qualcosa non vada. O quando, invece, si vuole avere una rassicurazione. A Empoli c’è una generazione di medici molto esperta, la classe over 65, che ha davanti al massimo altri 5 anni di lavoro, prima di essere messa a riposo. Si va dai nati nel 1948 a quelli del 1953; i quali, entro 5 anni, appenderanno lo stetoscopio e lo sfigmomanometro “al chiodo”. Sempre che non raggiungano i requisiti della pensione prima del settantesimo anno d’età. A livello generale, nel territorio dell’ex Asl 11 (Empoli, Fucecchio, Vinci, Cerreto, Montaione, Certaldo, Montelupo, Montespertoli, Castelfiorentino, Gambassi Terme, Capraia e Limite, San Miniato, Castelfranco, Santa Croce e Montopoli) sono 39 i medici over 65, quindi destinati in un lustro alla “messa a riposo”. Solo ad Empoli, ad esempio, ce ne sono 10. Pian piano questi dottori lasceranno l’ambulatorio in cui hanno curato un paio di generazioni di empolesi; ed è chiaro che, visto che un medico di famiglia ha in genere circa 1000 pazienti, più o meno 10000 persone dovranno trovarsi un nuovo medico di fiducia. Tuttavia, per evitare che da un momento all’altro si creino code alla Asl, i pazienti vengono avvertiti per tempo, così da ponderare la scelta del nuovo dottore di famiglia.

Perché, in caso contrario, c’è il rischio che migliaia di persone si trovino da un giorno all’altro senza dottore (e quindi senza medicine, impegnative e altro).

Un problema forse da poco per un giovane, ma decisamente più rilevante per una persona anziana, che col dottore ha spesso un rapporto costante. Però, a questo si aggiunge un altro particolare: se 10 dottori lasciano, non è detto che ne entrino altri 10: per cui chi “eredita” i pazienti di un altro si vede “costretto” ad alzare i propri massimali, che oggi si attestano sui 1050 in questa zona di riferimento.

Solitamente, per fare un esempio, quando un medico che fa parte di un gruppo va in pensione o viene messo a riposo, i suoi pazienti passano (senza obbligo) agli altri professionisti del gruppo stesso, che se li dividono, accrescendo i propri massimali.

«Salire nel numero dei pazienti – spiega uno dei decani empolesi, Luciano Fanciullacci – può diventare problematico, perché al giorno d’oggi la richiesta di salute è decisamente cresciuta. Non credo però che si creeranno degli squilibri, ma ci saranno dei periodi di assestamento».

Un modello lo propone Nedo Mennuti, dirigente Asl ma anche medico di famiglia:«Credo che nei prossimi 5 anni non ci saranno problemi, il ricambio c'è. Negli anni successivi, invece, credo si debba ripensare il sistema: penso, ad

esempio, a cosa viene fatto in altri paesi d'Europa, dove agli infermieri vengono date più responsabilità. All'estero, ad esempio, alcune visite a casa le fanno gli infermieri, che fanno "da filtro". E' un qualcosa a cui dobbiamo pensare, se il numero dei medici dovesse diminuire».

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