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contributi pubblici

Spesi 5 milioni per i tirocini ma solo il 9% dà il posto fisso

Oltre 1.500 under 30 all’anno si affacciano nel mondo del lavoro nell'Empolese Valdelsa con “Garanzia giovani”.  Però gli sbocchi principali sono nuovi stage, apprendistato e contratti a tempo determinato

EMPOLI. I tirocini dell’Empolese Valdelsa attraverso Garanzia Giovani in poco meno di 4 anni hanno avuto un boom di richieste e attivazioni, quasi 1.500 ogni anno. Ma lo stesso trend positivo non si rileva per ciò che riguarda gli esiti lavorativi, anche se sarebbe meglio dire contrattuali, che hanno prodotto. Il 76% dei 5.480 giovani del circondario che hanno svolto un tirocinio attraverso questa piattaforma, infatti, hanno visto prolungarsi il periodo in azienda o ente pubblico dove era stato inserito. Ma tale prolungamento in solo il 9% dei casi è avvenuto a tempo indeterminato. Molto più spesso, in oltre un terzo delle situazioni, il tirocinio è stato trasformato in un nuovo tirocinio, quando non in contratti di apprendistato o a tempo determinato.

I numeri. In sostanza, sui poco meno di 5.500 tirocinanti totali appena 493 ha avuto un’opportunità lavorativa continuativa. Mentre il resto o ha concluso il proprio percorso senza esito oppure ha beneficiato di rinnovi esclusivamente a termine. Dati che saltano all’occhio e che fanno scaturire interrogativi sull’impatto che Garanzia Giovani, che è stata lanciata in Italia (e in tutti Paesi europei con un tasso di occupazione inferiore al 75%) dall’aprile 2014 con un chiaro intento: combattere la disoccupazione giovanile. Garanzia Giovani, infatti, è definito anche “Piano europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile”, un pacchetto di finanziamenti che da 4 anni vengono investiti in politiche attive di orientamento, formazione e inserimento al lavoro, a sostegno dei giovani che non sono impegnati in un'attività lavorativa, né inseriti in un percorso scolastico o formativo.

I fondi. I finanziamenti pubblici europei sono messi a disposizione delle Regioni che, oltre a garantire il funzionamento della macchina organizzativa attraverso i centri per l’impiego territoriali, possono finanziare una parte del compenso corrisposto al tirocinante. In Toscana la quota di cofinanziamento pubblico ammonta a 300 euro mensili su un contributo minimo per il giovane inserito di 500 euro. Ciò significa che complessivamente la spesa in poco meno di 4 anni ha superato quota 5 milioni di euro solo nel circondario (considerando una durata media di 3 mesi del tirocinio) per sostenere l’inserimento in azienda o in enti pubblici di 1.918 giovani con un nuovo tirocinio, 1.320 con apprendistato, 548 determinati e appena 493 indeterminati.

Le testimonianze. Sono giovani e giovanissimi disoccupati. La maggior parte di essi ha terminato il percorso di studi, ma non è riuscita a trovare un lavoro. Tanto che i più sono compresi in una fascia di età crescente, che parte dai 19-20 anni e arriva fino ai 27 anni. «Ho appena terminato il mio tirocinio in una grande azienda di Empoli – racconta Anna, 29enne che preferisce non rivelare il proprio cognome – dopo 6 mesi di Garanzia Giovani, mi è stato proposto rinnovo di un mese. Ho accettato perché ho pensato che un mese fosse meglio di niente. Ma in azienda ci sono altre due ragazze, entrate come me con tirocinio cofinanziato, che ormai da più di un anno lavorano per pochi mesi con contratti da massimo 30 giorni». Aziende private, ma anche cooperative sociali. «Ho aderito poco dopo che era stato attivato il progetto – spiega Andrea, 28 anni empolese, anche lui intenzionato a rimanere

anonimo – sono stato inserito in una coop sociale del circondario e dopo i primi 6 mesi di tirocinio, mi è stato fatto un contratto a tempo determinato con diversi rinnovi. In tutto ho lavorato per circa 2 anni, ma quando avrebbero dovuto stabilizzarmi non mi hanno rinnovato il contratto».

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