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Giocatori ammutinati, zero soldi e chi resta ne prende 17: «Ci siamo vergognati»

Calcio: viaggio in quel che resta del Real Vinci (squadra di Prima categoria) dopo il ko record. Giocatori svincolati in massa e sostituiti con i profughi

VINCI. Quando l’Italia gioca contro squadre come Liechtenstein, San Marino e Malta, la richiesta è sempre la stessa: fare una caterva di gol, in modo tale da avvantaggiarsi nella differenza reti rispetto alle altre contendenti. Però qui si parla di calcio professionistico, sebbene fra Gianluigi Buffon e il portiere di Malta ci corra come – a livello di stipendio – tra una rockstar e uno che canta alle sagre. Tuttavia, se una partita di prima categoria finisce 17-0, qualcosa che non torna c’è: domenica, il Viaccia di Prato, ha asfaltato il Vinci, in una partita senza storia.

I ragazzi del Vinci, in tre partite, hanno preso 37 gol. Sportivamente un disastro ma dietro c’è un mondo, che merita di essere raccontato, perché questa ostinazione rischia di fare male a chi ama il calcio. O c’è un cambio di direzione, oppure il Real Vinci è destinato ad entrare negli annali per le statistiche...negative. E per una storia che nessuno vorrà più ricordare. Il Real Vinci è, infatti, in sofferenza da almeno un mese, da quando tutti i giocatori presi ad inizio stagione sono stati svincolati dalla proprietà.

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Il presidente Simone Falcini, chef, è piombato nel mondo del calcio “minore”, con sogni per ora non realizzati. Bramava di portare la squadra in Eccellenza e quindi di vincere intanto il campionato; quando sono arrivati i primi risultati non favorevoli Falcini ha deciso di esonerare l’allenatore Silvio Cei. Ma tutti i giocatori si sono ammutinati contro la decisione del presidente, che ha risposto svincolandoli e decidendo – almeno per il momento – di chiudere i rubinetti.

Così, per non ritirare la squadra e andare incontro a penalizzazioni, la società ha “inventato “un gruppo da zero, andando a pescare anche fra i ragazzi profughi ospitati nei centri d’accoglienza. In panchina c’è finito l’allenatore dei ragazzi del 2005, Tommaso Pepe, carabiniere in pensione con la “malattia” del pallone. Da quando la squadra è stata azzerata la gioia del gol è diventata una chimera, mentre raccogliere il pallone in fondo al sacco una sconfortante abitudine. E qui si torna alla domanda delle domande: è giusto “punire” con 17 gol avversari inferiori? «Dopo la partita ho chiamato il presidente – racconta l’allenatore – perché prendere 10/15 a partita inizia ad essere dura anche per me». Nel frattempo si va avanti, spinti solo da una cosa: «È solo la passione per il campo di gioco a farmi continuare». Senza, tuttavia, chiedere “clemenza” agli avversari: «Sinceramente non sono andato a dire niente al Viaccia. All’arbitro ho chiesto se potevamo finirla un po’ prima ma per regolamento non si può». In campo è sceso Mansani Diabate, richiedente asilo della Costa d’Avorio, con il ruolo difensore. C’è rimasto male: «Mi sono anche vergognato, siamo stati molto male. Il calcio è un gioco dove si vince e si perde e prendere 5-6 gol può anche andare bene. Ma oltre 10 no...». Per chi ha passato anni difficili, rincorrere un pallone dovrebbe essere assolutamente una gioia. E invece è successo che qualcuno uscisse dal campo anche piangendo, al termine dell’ennesima goleada. Perché alla fine ti passa anche la voglia di giocare. E poi ci sono anche alcuni ragazzi del 2002, ingaggiati nelle partite precedenti, che si sono trovati a giocare contro uomini fatti e finiti.

A guidare in campo la squadra c’è invece Khristian Pieri, empolese 28enne con un passato in Eccellenza e Promozione. Nelle sue parole di speranze ce ne sono poche: «Gli avversari dovrebbero fermarsi? E per cosa? Mica si può stare ad elemosinare in campo. Prendere questi passivi ti fa perdere di credibilità: come spiego ad un bambino che non vanno presi 5-6 gol se io ne prendo 17?». E – a questo punto – cosa fare? Ieri il presidente ha incontrato l’allenatore e i responsabili della segreteria, per arrivare ad una soluzione. «Non molliamo – spiega Falcini – e proveremo a giocare per la maglia, consapevoli che non possiamo ritirarci. Dobbiamo iniziare un percorso di ricostruzione: io ci sono». Di sicuro c’è soltanto una cosa: andare avanti così non è calcio.

QUATTRO CAMBI DELLA SOCIETA' NEGLI ULTIMI TRE ANNI

Falcini è il quarto a guidare la società negli ultimi 3 anni: da Stefano Mugnaini – che si è poi dedicato all’accoglienza dei migranti – a Paolo Bartolozzi, passando per Carlo Stabile e appunto Falcini. Già con la gestione Mugnaini ci furono tensioni tra la società vinciana e l’amministrazione comunale, col presidente intenzionato a costruire una cittadella dello sport a Petroio. Non ci fu mai accordo e le parti si trovarono man mano su posizioni sempre più distanti.

Poi Mugnaini decise di buttare la spugna e il Vinci ripartì…da Pagnana, col presidente Stabile. Il Real Vinci non è altro, infatti, che la trasformazione del vecchio Pagnana e che da tempo ha in gestione, attraverso la società giovanile Youth Soccer, il campo sportivo di Petroio. Una squadra che era fresca di promozione e che aveva rinnovate ambizioni (oltre a nuovi calciatori), essendosi affidata ad un allenatore esperto come Silvio Cei, amatissimo dai suoi giocatori. Ma la rottura con Falcini, che ha comportato l’addio anche del diesse Maurizio Maestrelli e del dg Andrea Pucci, ha dato inizio al maremoto a Petroio. Ora come ora le condizioni per andare avanti non ci sono assolutamente e il fatto che la squadra non venga ritirata dipende solo dalle penalizzazioni a cui andrebbero incontro le altre squadre del Real Vinci, tra cui la selezione femminile. Detto questo non è chiaro come possa andare avanti un gruppo che prende tutti quei gol, “distruttivi” per il morale. Il Real Vinci è una delle due squadre vinciane: in Terza, infatti, milita il Giovani Calcio Vinci, che gioca sul campo di Ripalta. E che se la passa meglio.

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RISPETTO E' NON FERMARSI di Giorgio Billeri

Allentare? Mica facile. Quando giochi a calcio, poco importa se a San Siro o su un campaccio attaccato a un centro commerciale, sei preda di un istinto primordiale, di un appetito inestinguibile. Vedi la porta, porzione di paradiso per chi prende a calci un pallone, e in quel pertugio dorato vuoi entrarci una, due, mille volte. Ci sarebbe anche il fair play, quella convenzione partorita dagli inglesi per rendere lo sport una roba pura e cavalleresca: bellissima in teoria, dura da applicare. La vittoria per 17-0 del Viaccia sul Real Vinci, campionato di Prima categoria, è l’ultimo esempio di quanto sia arduo dimostrare il rispetto verso l’avversa- rio... risparmiandolo. I nipotini di Leonardo, in profonda crisi societaria, si sono presenta- ti con alcuni stranieri alla prima uscita e qualche amatore strappato al pranzo della domenica. Nelle ultime partite ne hanno presi dieci, eppure stavano lì, con tutto il loro orgoglio, comunque. L’allenatore del Viaccia dice: ho detto ai miei di rallentare ad un certo punto, ma uno non segnava da tempo, l’altro puntava alla classifica cannonieri, e siamo arrivati a 17... Umiliazione forse eccessiva, anche se nel calcio si dice che il vero rispetto per l’altro è spingere sul gas fino all’ultimo: il Barcellona e il Real ne danno sette alle rivali spagnoli senza alzare il ciglio. Per questo il Viaccia non si senta in colpa. E il Real Vinci continui con tutto il suo orgoglio.

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