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festa a torre

Un paese abbraccia i suoi novantenni: «Siete i nostri nonni-eroi»

A Fucecchio applausi, aneddoti e sorrisi al pranzo organizzata dalla Pro loco per celebrare gli anziani: «Una vita di lavoro e sacrifici, ma che bello essere qui»

FUCECCHIO. Un piccolo “esercito” di arzilli novantenni, festeggiati a tavola dal loro paese, da quelli che sono i loro figli e nipoti. Ieri al circolo San Gregorio di Torre si è respirata un’aria da rimpatriata, grazie alla festa – voluta dalla Pro Loco – per “abbracciare” idealmente gli anziani del paese, dai novant’anni fino ai quasi cento. Circa ottanta persone a tavola, con sette “ospiti” speciali: Irma Cagliagli (98 anni), Iva Valori (96), Iride Cecchini (96), Sergio Lorenzini (90), Giuseppe Buti (90), Sestino Asti (93), Livio Frediani (90) e Cesira Bertini (90). Seicentocinquantatré anni in 7, per farla breve. Chi più, chi meno, tutti “se la cavano alla grande” e – nonostante qualche comprensibile acciacco – i “grandi vecchi” della frazione hanno dimostrato una lucidità invidiabile, raccontando qualche episodio della Torre che fu.

E hanno ricevuto dalle mani del sindaco Alessio Spinelli – coadiuvato dal presidente della Pro Loco Roberto Pellegrini – un attestato per ricordare questa giornata speciale. A ritirarlo fisicamente sono stati in 7, ma a Torre i novantenni sono di più.

Ci sono anche Antonio Cioni, Lina Simoncini, Doris Barnet, Orfella Farnetani, Ermelinda Pasquino, Antonetta Pagano, Dina Santarnecchi, Lina Caponi e Iolanda Bertelli. I loro attestati sono stati consegnati ai parenti, se presenti: in un caso una signora si è presentata munita di tanto di delega in busta da lettera postale, strappando una risata a tutti i presenti.

Un pensiero è andato anche agli anziani venuti a mancare nel frattempo: Corrado Buti, Fiorenzo Buti, Gino Buralli. Perché i protagonisti erano loro, questi novantenni nel fisico ma ventenni nella mente. C’è tanta voglia di scherzare fra di loro, come ha dimostrato la signora Cesira Bertini: «E che ci faccio con questo attestato – ha detto al sindaco che glielo consegnava – tanto poi muoio. Va bene dai, lo lascerò ai miei nipoti, che mi vogliono bene, come ricordo».

Anche qui tanti sorrisi, perché allo spettro della vecchiaia e della morte si risponde così. Molto simpatico pure l’intervento di Giuseppe Buti, nonno di Simone, medaglia olimpica di volley: «Con tutto quello che ho passato, non ce la faccio nemmeno ad alzarmi per venire da voi, da quanto ho lavorato. Però è bello avere qua attorno i miei nipoti, è sempre una gioia quando mi vengono a trovare». Poi ancora Cesira, a cui è stato chiesto come passava il tempo libero da giovane: «Eravamo sempre a lavorare, non c’era tempo per giocare, avevamo sempre da fare».

Non è mancato il ricordo della “storia del cavallo di Buio”, che a Torre tanti anziani conoscono: «“Buio” era il soprannome di un barrocciaio – ha raccontato Livio Frediani – che viva qui a Torre. Quando il suo cavallo morì, l’uomo si trovò in grave difficoltà, perché non se ne poteva permettere un altro. La gente del paese, casa per casa, versò una piccola quota, tale da consentire a Buio di acquistarne uno nuovo e ripartire».

Una storia simbolo di un mondo più semplice ma sicuramente più genuino.

«Tra i mille problemi che avete avuto – ha sottolineato il presidente Pellegrini – ci avete educato, cresciuto, permesso di studiare e poi di lavorare, per questo ve ne saremo sempre grati».

«È bello essere qui – ha aggiunto il sindaco, accompagnato dall’assessora Antonella Gorgerino – devo fare i complimenti alla Pro Loco e a Pellegrini. Questi signori che oggi celebriamo non avevano nulla, ma sono quelli che hanno ricostruito l’Italia e per questo vi dobbiamo tanto».

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