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L’Inps si sveglia dopo 7 anni, la maestra può andare in pensione

Dopo il nostro servizio si muove la direzione provinciale e arriva il rendiconto dei contributi relativi alle supplenze necessario per fare domanda. L’insegnante di Empoli lo chiedeva invano dal 2011: "È stata una liberazione"

EMPOLI. Silvana Tempestini, la maestra empolese che pochi giorni fa aveva raccontato la sua storia di “dimenticata” dall’Inps, alla fine potrà andare in pensione. Lo farà alla fine di questo anno scolastico, come previsto. All’indomani dell’uscita dell’articolo (il 21 ottobre) in cui denunciava un ritardo di oltre sette anni nell’invio della certificazione dei contributi versati da supplente da parte dell’istituto di previdenza, è stata contattata direttamente dalla direzione provinciale. Per telefono le hanno preannunciato l’ennesimo disguido, l’ultimo. Prima di annunciarle che il documento aspettato per così tanti anni era già stato inviato per mail e che lo avrebbe potuto trovare aprendo la sua casella di posta elettronica.

«Dopo pochi giorni dalla segnalazione sul quotidiano – racconta Silvana Tempestini – mi hanno chiamato dalla direzione provinciale dell’Inps. Era il 28 ottobre scorso e mi hanno detto che la certificazione l’avevano inviata il 22 ottobre (il giorno dopo l’uscita dell’articolo, ndc), ma c’era stato un problema tecnico e il documento non era arrivato. Nel frattempo, però, avevano provveduto ad un nuovo invio e potevo trovare tutto nella posta elettronica. In effetti la mail c’era già: è stata una liberazione. Arrivata a questo punto temevo davvero che non sarei potuta andare in pensione nei tempi previsti».

La segnalazione della sessantaduenne maestra della scuola elementare di Ponte a Elsa aveva dell’incredibile.
In base ai requisiti previdenziali il termine per poter andare in pensione scadeva proprio con la fine dell’anno scolastico in corso.

Tuttavia, per poter godere del meritato riposo bisogna prima presentare una domanda all’Inps con tutta la documentazione del caso. Tra cui anche un certificato che attesta i contributi versati nel periodo lavorato prima di ottenere il ruolo.

Il documento, in realtà una semplice formalità specie in tempi di digitalizzazione degli archivi, dovrebbe essere inviato dall’Inps al momento della richiesta da parte del contribuente. Ma così non era avvenuto per Silvana, che la prima richiesta l’aveva presentata addirittura nel 2010. Da allora non aveva saputo più niente.

Gli anni passavano e il documento non arrivava. Lo scorso anno, con la pensione in avvicinamento, la maestra aveva cominciato a sollecitare l’istituto di previdenza. Ma da un call center all’altro non riusciva mai a parlare con i responsabili del procedimento.

Con il termine per la presentazione della domanda di pensione a ridosso (la scadenza è fissata alla fine di febbraio prossimo) la preoccupazione ha cominciato a montare: i contributi versati nel periodo pre-ruolo ammontavano a quattro anni e il rischio di doverne lavorare altrettanti a causa di un ritardo dell’Inps si avvicinava sempre di più. Fino a quando, grazie alla denuncia, la procedura è stata portata a termine.

«Adesso farò la domanda – conclude Tempestini – e potrò godermi la pensione dopo quaranta anni di lavoro. Lascio

un mondo della scuola cambiato, diverso e per molti aspetti peggiorato. Mi dispiace per i bambini che ho seguito in questi anni, ma c’è bisogno di docenti giovani, al passo con i tempi. D’altronde il degrado della nostra società si rispecchia anche nella scuola e ha riflessi sui più piccoli».

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