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petizione e summit

Nuovo stadio, il comitato porta 1.200 “no” alla sindaca

Nell’incontro la delegazione ha illustrato i dubbi del project financing dell’Empoli. «Il giudizio sull’operazione resta negativo nonostante le rassicurazioni»

EMPOLI. L’incontro tra la sindaca Brenda Barnini e il comitato “Stadio sì, ma non così”, nell’ambito del quale quest’ultimo ha presentato le 1.200 firme raccolte in dieci giorni, non ha sciolto tutti i nodi sul tavolo. E infatti, nonostante il clima sereno il comitato costituito da residenti del quartiere di Serravalle mantiene il proprio giudizio negativo su alcuni aspetti dell’opera (su tutti la presenza di un centro commerciale all’interno della nuova struttura) e rilancia alcuni interrogativi.

«Il colloquio si è svolto in modo sereno e costruttivo – scrive il comitato nato all’indomani dell’incontro partecipativo al Palaexpo tenutosi il 30 settembre scorso – e ha permesso di esprimere le ragioni e le perplessità del comitato che, nell’occasione ha presentato le 1.200 firme raccolte in pochi giorni (la raccolta nel frattempo continua presso alcuni esercizi commerciali del quartiere e al negozio Simply di via Isonzo) a conferma dell’interesse della popolazione sul tema stadio/centro commerciale. La novità più importante è stata la rassicurazione della sindaca sul merito e sui tempi della proposta dell’Empoli calcio».

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L’amministrazione, infatti, non si è ancora espressa in modo definitivo e continua ad acquisire pareri e contributi dalle varie parti in campo prima di dare o meno il proprio via libera all’operazione. Un iter che sembra essere la migliore garanzia per il comitato di quartiere. Sulla base anche delle osservazioni provenienti dal fronte degli scettici la giunta presenterà le proprie osservazioni all’Empoli, pur ammettendo che l’opera sia giudicata effettivamente di interesse pubblico. Tuttavia, l’incontro non ha liberato il campo da tutte le perplessità che i residenti riuniti sotto lo slogan “Stadio sì, ma non così” continuano ad avere.

«Nonostante le rassicurazioni arrivate su alcuni punti – continuano dal comitato – come tipologia e durata della concessione, la natura del centro commerciale e il tipo di servizi da inserire, la sindaca ha fornito risposte generiche. Poiché l’amministrazione non esclude a priori la presenza nel progetto di un centro commerciale, il nostro giudizio resta negativo anche se abbiamo trovato una disponibilità al miglioramento. Il dibattito futuro deve mantenersi su un piano tecnico e non emotivo per no trasformarsi in uno scontro di opposte fazioni».

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Per questo motivo vengono rilanciate osservazioni specifiche su determinati aspetti. Ad esempio l’opportunità economica di costruire uno stadio privato con grande capienza quando i dati della Uefa confermano come gli introiti della vendita di biglietti non supera l’11% degli introiti. Oppure l’effettiva ricaduta economica dell’operazione in termini di posti di lavoro e impulso alla crescita. O ancora l’effettività della proprietà dello stadio una volta realizzato, se insomma sarà del club o della compagine di maggioranza degli azionisti della società sportiva. «Rimangono le perplessità del comitato sull’opportunità e la necessità di un’opera così invadente e impattante – concludono – in ballo, infatti, ci sono il governo del territorio, l’urbanistica di una città, il suo tessuto socio-economico complessivo e il futuro a medio-lungo termine di un’intera comunità. Infatti il dubbio legittimo è che non esistano impianti a costo zero per i contribuenti. In qualche modo, che si tratti di generose concessioni fiscali e fondiarie o di opere di urbanizzazione, ciascuno di noi sovvenziona i nuovi stadi concessi ai privati».

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