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Lavoro, l'allarme dei titolari dei calzaturifici: "Difficoltà a trovare operai specializzati"

Empoli: i calzaturifici lamentano poca preparazione nei giovani. Ed è difficile sostituire gli operai che vanno in pensione

EMPOLI. La crisi continua a mordere. Di ordinativi non ce ne sono molti in giro. E il lavoro, quello a tempo indeterminato e con una busta paga degna di questo nome, resta una chimera. Ma c’è anche un altro aspetto dell’attuale mondo economico dell’empolese valdelsa, la difficoltà nel rimpiazzare chi va in pensione e ricopre ruoli specifici e di alto profilo nelle proprie aziende. In special modo nel settore calzaturiero. La difficoltà nel mettere in pratica il ricambio generazionale non è solo a livello di capitani d’impresa. Ma anche tra gli operai. E, il problema si annida nella formazione.

Manca personale. «Abbiamo difficoltà a trovare personale in grado di prendere il posto degli operai specializzati che vanno in pensione», è la sentenza di Luca Sani, titolare del calzaturificio Buttero di Stabbia, ma anche presidente del Consorzio Manifatture toscane che tra la provincia di Firenze e quella di Pisa ha settanta associati con 1.500 addetti. L’imprenditore parla per esperienza personale, ma anche per quello che le aziende che fanno parte del consorzio evidenziano come problema del settore. «La crisi c’è – aggiunge Claudio Pirozzi del calzaturificio Fenix Shoes del Terrafino – ma è indubbio che manca una filiera per la formazione del personale adeguata alle necessità delle aziende».

Speranza dalla manovia. Da pochi mesi il consorzio la sede del consorzio si è trasferita al Polo tecnologico conciario di Santa Croce, dov’è stata allestita una manovia sperimentale, il macchinario principale per un calzaturificio e con cui si cercherà di organizzare corsi di formazione che consentano di avere un bacino d’utenza specialistico per le imprese che realizzano scarpe. «È uno dei problemi – aggiunge Pirozzi – perché finora la prassi era cercare ragazzi giovani, senza alcuna infarinatura, e formarli mese dopo mese. La mia esperienza è questa e serve un anno per arrivare a risultati positivi. Ultimamente ne abbiamo trovati tre che, alla fine, sono riusciti a imparare il mestiere, scartandone due anche per l’atteggiamento con cui molti giovani si avvicinano al mondo del lavoro. Ma non è facile, e soprattutto, manca la preparazione di base per inserirsi nella produzione calzaturiera».

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Ricambio generazionale. Sani, invece, ha dovuto rinunciare a un ragazzo che sembrava valido ma che, dopo alcuni mesi e alla vigilia della firma del contratto, ha preferito rinunciare, «perché il lavoro era troppo duro – ha raccontato il presidente del Consorzio – In questa maniera abbiamo dovuto guardare ad altri, ma abbiamo perso tempo in un momento in cui di tempo non ne abbiamo. Nel 2018 andranno in pensione tre dei 40 nostri dipendenti e abbiamo necessità di rimpiazzarli, visto che sono addetti alla produzione con mansioni molto importanti per noi. Ma trovare giovani con le giuste competenze è davvero difficilissimo».

Idee per uscire dalla crisi. La speranza è che i percorsi di formazione che sono allo studio in questo momento attirino l’interesse di chi cerca lavoro. «La manovia sarà molto importante – aggiunge Luca Sani – perché è vero che la crisi ha colpito duro sul settore calzaturiero, ma la mancanza di una struttura dedicata a questa specifica attività ha inciso in maniera importante sulle difficoltà che il comparto ha incontrato negli ultimi anni. Malgrado questo restiamo, insieme al conciario, una filiera unica al mondo. E dobbiamo trovare la strada per evolverci ulteriormente mantenendo però quell’eccellenza che ha contraddistinto negli anni questo territorio».

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