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Bruciati con i giochi 46 milioni di euro in un anno

Nell'Empolese Valdelsa spesi 7 euro al secondo tra lotterie, gratta e vinci, slot e scommesse. Torrigiani: «Colpisce il silenzio di categorie e istituzioni».  L'Asl: «Arriveremo a 100 pazienti entro fine anno, è emergenza sociale»

EMPOLI. Non è uno scherzo. I numeri sono certificati. E sì, fanno paura. Se fosse un sito aziendale queste sarebbero le risposte alle domande più frequenti, le cosiddette faq. E invece sono solo un mantra da ripetersi di fronte ai dati sul gioco d’azzardo nell’Empolese Valdelsa relativi al 2016. Oltre 217 milioni di euro giocati potrebbero sembrare uno scherzo. Perché stiamo parlando di un’area con una popolazione di poco superiore ai 170mila abitanti, dal neonato all’anziano. Perché 217 milioni di euro sfiorano il bilancio annuale di tutte e undici le amministrazioni locali messe insieme.

E perché oltre 46 milioni di euro persi (il risultato tra l’ammontare giocato e le vincite totalizzate) sono il corrispondente di quanto le 20 regioni italiane hanno raccolto e destinato alla Regione Abruzzo in seguito all’ultimo tragico sisma di un anno fa. I numeri sono certificati, provengono dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli e sono stati elaborati da Filippo Torrigiani, consigliere comunale di Empoli e consulente della commissione parlamentare antimafia. Insieme a don Armando Zappolini (parroco di Perignano e presidente del Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza), ha presentato un dossier nazionale sui numeri del gioco in Italia.

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Nessuna stima, dunque, questi sono i soldi effettivamente usciti dalle tasche degli abitanti del circondario lo scorso anno per il gioco d’azzardo. Fanno paura? Ancora una volta, basta leggere i numeri. Quasi 600mila euro giocati ogni giorno, poco meno di 25mila euro all’ora, 414 euro al minuto, 7 euro che se ne vanno nell’azzardo ogni volta che la lancetta dei secondi segna un rintocco. In media ciascun abitante dell’Empolese Valdelsa spende qualcosa come 1.600 euro nel gioco. Un po’ come regalare uno stipendio mensile – e che stipendio, sempre ammesso che uno lo abbia – alle agenzie che gestiscono i giochi. Qualche altro esempio potrebbe giovare alla comprensione.

A Empoli c’è stata la raccolta più importante, oltre 60 milioni di euro: dieci volte l’investimento che la Regione ha concesso all’amministrazione per riqualificare il centro nell’ambito del progetto Hope. A Fucecchio il reddito medio non arriva a 20mila euro, ma l’anno scorso in media ogni abitante ha buttato nel gioco oltre 1.700 euro. A Castelfiorentino si è speso in “gratta e vinci” nel 2016 quanto l’amministrazione ha previsto di investire in istruzione e diritto allo studio quest’anno: due milioni di euro.

Ma il fenomeno non riguarda solo i territori più popolosi: a Montaione lo scorso anno se n’è andato in giochi online il doppio delle risorse spese dal Comune per la tutela e la valorizzazione dei beni e delle attività culturali. Senza considerare la spesa complessiva per le scommesse virtuali, quelle in cui si punta su un cavallo o una squadra di calcio che non esistono: 1,6 milioni che equivalgono a due terzi di quanto investito per realizzare la bretella della 429 bis che congiunge Brusciana allo svincolo di Empoli Centro.

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Slot machine, gioco online, “gratta e vinci” e scommesse sportive. Rispettivamente hanno totalizzato una raccolta complessiva di 127 milioni di euro, 27 milioni, 22 milioni e 15 milioni di euro. Ma c’è anche tanto altro: le strade dell’azzardo sono innumerevoli e tutte ben lastricate. Ci sono le lotterie tradizionali, quelle telematiche, il bingo, l’ippica, il SuperEnelotto, i giochi a tempo come Win for Life, le scommesse virtuali. Per ogni preferenza un gusto. Basti pensare che per le scommesse sportive a quota fissa sono state calcolate 4mila tipologie, dalla pallamano finlandese al cricket indiano. Tutto questo non è uno scherzo.

TORRIGIANI (CONSULENTE COMMISSIONE ANTIMAFIA)

«Il gioco d'azzardo è una piaga che impoverisce i territori, depredando l'economia reale, e distrugge famiglie e comunità. Basta guardare i numeri per rendersi conto di ciò. Tuttavia, difficilmente su questo istituzioni e categorie economiche impostano le loro battaglie». A lanciare il sasso è Filippo Torrigiani, consigliere comunale di Empoli, da sempre attivo sul tema del gioco d'azzardo con studi, pubblicazioni e un posto da consulente della commissione parlamentare antimafia. Il focus sull'Empolese Valdelsa è frutto di un lavoro più ampio, svolto insieme a don Zappolini.

«Viviamo in una realtà impoverita – prosegue Torrigiani – da anni assistiamo a licenziamenti, riduzioni di stipendi, una disoccupazione in espansione specie per i più giovani. Molte persone sono addirittura arrivate a non curarsi perché non se lo possono permettere. Possibile che non si colga l'impatto che il gioco d'azzardo sta avendo su una situazione del genere? Non ci si rende conto che ogni euro gettato in una slot è un euro sottratto all'economia locale? Eppure su tutto questo c'è un silenzio assordante, mentre le mafie ingrassano». I 217 milioni di euro in un solo anno rappresentano una somma che potrebbe cambiare il volto di un'area. «E invece si preferisce spendere energie in decoro urbano o eccesso di controllo del territorio. L'accumulo di ricchezza da parte di pochi avviene sui canali del gioco legalizzato e su questo istituzioni e categorie economiche devono fare di più».

ANNA MELLINI (SERT)Le ricadute sociali dell'esplosione del gioco d'azzardo sul territorio emergono dal lavoro degli operatori del Sert. Lo staff che si occupa della dipendenza da gioco ha registrato negli ultimi anni un boom di accessi e quest'anno raggiungerà i 100 pazienti. Una parabola crescente impressionante e anche difficilmente immaginabile quando diciassette anni fa – correva l'anno 2000 – venne attivato il centro dedicato al gioco d'azzardo con il primo paziente. «Da allora i numeri sono aumentati progressivamente ad un ritmo sempre più frenetico – racconta la coordinatrice dello staff del Sert di Empoli, Anna Mellini – oggi siamo già a oltre 60 pazienti seguiti. Ma arriveremo a cento entro la fine dell'anno. Siamo di fronte ad un'emergenza sociale inarrestabile, considerato che a noi si rivolge solo una piccolissima parte dei giocatori: seguiamo solo quelli patologici e ovviamente devono avere alle spalle una famiglia o degli amici che li costringono a farsi curare. In questi anni si è passati sempre più da una dipendenza da sostanze a dipendenze comportamentali: tra queste la più diffusa è quella da gioco ed è la prima per ora che curiamo ad Empoli».

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Gli operatori si trovano spesso a fare i conti con un universo fatto di indebitamenti, crisi familiari profonde, depressione e degrado. Situazioni complesse che hanno bisogno di figure diverse. Per questo quello coordinato da Mellini è uno staff multidisciplinare, composto da medici, psicologi, educatori e assistenti sociali. «Il 90% delle persone che arrivano da noi si sono indebitate con le slot machine hanno sviluppato una patologia che li ha estraniati dalla realtà sociale e familiare. La dipendenza non è tanto con il gioco in sé, ma con la promessa di una vincita in denaro. Per questo spesso non sono più in grado nemmeno di gestire le proprie spese quotidiane. La terapia comprende colloqui con medici e psicologi, ma gran parte del lavoro viene fatto fuori dai circuiti istituzionali: il paziente viene affiancato da un tutor, che può essere intrafamiliare, extrafamiliare o un volontario esterno che lo segue. La parte più importante è l'insegnamento ex novo della gestione dei soldi e la ricostruzione delle relazioni sociali».

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