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Il posto di lavoro è a rischio, ma intanto salvano il pulcino

Nel team per curare la baby cicogna anche i due “quasi licenziati”  del centro di ricerca del Padule di Fucecchio

FUCECCHIO. A Fucecchio è scattata la mobilitazione per salvare il...pulcino della cicogna, che si trovava nel nido storico di via della Querciola. Il sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli, infatti, ieri ha firmato un’ordinanza nella quale ha ordinato al personale del centro di ricerca del Padule di intervenire per salvare il piccolo, che ha trenta giorni. Gli stessi lavoratori – Alessio Bartolini ed Enrico Zarri – che rischiano di essere licenziato (non dal Comune), per mancanza di fondi. Il salvataggio è stato portato a termine ieri, grazie anche a una squadra dei vigili del fuoco, giunta sul posto con un mezzo dotato di cestello (e l’ausilio di Enel).

I pompieri hanno recuperato senza problemi il volatile, che però era chiaramente denutrito e disidratato. Così il personale del centro di ricerca lo ha portato in una struttura specializzata, il Cruma di Livorno. Erano stati proprio quelli del centro a segnalare che il piccolo veniva lasciato solo per ore sotto il sole, arrivando alla conclusione che uno dei due genitori era sparito, mentre l’altro si trovava costretto a lasciarlo da solo per ore in questo luglio caldissimo. A partecipare al recupero dell’animale sono stati praticamente gli stessi dipendenti del centro di ricerca a rischio licenziamento.

E ieri è arrivato anche l’intervento di Legambiente Valdera che si è schierata al loro fianco: «Il rammarico nasce dal fatto che con i due dipendenti (ai quali, peraltro, era già stato dimezzato il monte ore lavorativo), si perdono 26 anni di esperienza e di professionalità nei quali hanno assicurato – insieme ai volontari delle associazioni ambientaliste – uno standard elevato di gestione, per una zona umida fondamentale in Italia; anni in cui l’area protetta della riserva del Padule è cresciuta notevolmente, sia in termini di qualità ambientale e di presenze faunistiche, sia in termini di visitatori e iniziative culturali e didattiche a favore dell’ambiente».

Legambiente punta il dito anche contro «il passaggio delle competenze dalle Province alla Regione» che ha sancito la fine dei soldi, con i bilanci in passivo. Le promesse ripetute della Regione, di garantire la sopravvivenza delle aree protette, sono andate disattese e non è stato stanziato un solo euro a difesa di una delle esperienze più significative nate in questi 25 anni».

Eppure, secondo l’associazione ambientalista «fu proprio l’attuale assessore regionale all’ambiente, Monica Fratoni, che all’assemblea dei soci del gennaio 2016 parlò di “nessuna chiusura, ma la volontà di rilanciare e salvaguardare un’esperienza ventennale che è patrimonio di tutti”. Ma, del resto, la politica ambientale della Toscana e del suo presidente Enrico Rossi è apparsa decisamente più orientata e determinata nel favorire cave, discariche, trivellazioni e geotermia, andando invece ad affossare la

gestione del territorio protetto e delle risorse naturali. Ci auguriamo che la Regione ed i Comuni del Comprensorio del Padule e della Valdinievole facciano la loro parte e si impegnino a stanziare quelle poche decine di migliaia di euro necessarie a mantenere in vita il centro di ricerca».

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