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Le "ragazze" del 1946: "Dovete votare e lottare"

A settanta anni dal primo voto alle donne, la lucidità e l'orgoglio di tre protagoniste ultranovantenni di Empoli: "E' importante collaborare per il bene del paese, noi ci saremo anche il 4 dicembre"

EMPOLI. Il 2 giugno 1946 l'Italia scrisse una fetta importante della sua storia. Una storia fatta anche e soprattutto dal suffragio universale, dalla rivalutazione delle donne e dalla loro nascente importanza nel mondo economico e sociale. A distanza di 70 anni e qualche spicciolo, quelle che erano e saranno sempre le "ragazze del '46" dimostrano come il loro senso civico e di collettività non sia mai morto. Quelle stesse ragazze del '46 che 70 anni fa votarono nei seggi elettorali di Empoli per la prima volta, che scelsero quale opportunità era migliore per il paese, non hanno mai perso un appuntamento con il richiamo al voto, tanto atteso dalle donne fino a quel momento e tanto prezioso, da difendere con le unghie e con i denti.

Da sinistra: Vincenza Marzi, Fiorella...
Da sinistra: Vincenza Marzi, Fiorella Paolucci, Anna Maria Mancini

Nel comune di Empoli, ad oggi, sono ancora presenti ben 450 donne che misero una x importante il 2 giugno 1946 al referendum tra monarchia e repubblica. E che pochi mesi prima, a marzo, avevano votato per la prima volta alle elezioni amministrative. Tre di queste, che insieme a tante altre sono state chiamate a celebrare l' anniversario insieme al Comune e alla Commissione pari opportunità, hanno voluto sottolineare quanto sia stato importante per loro essere presenti quel 2 giugno di tanti anni fa. E quanto sia importante, per le nuove generazioni di uomini e donne, mantenere vivo il diritto e il dovere al voto conquistato con il sudore della fronte. Le ragazze del '46, hanno insegnato in più di un’occasione il valore della lotte, della resistenza e del senso civico. E quelle stesse ragazze, anche il prossimo 4 dicembre, non perderanno occasione per dichiarare all'Italia la propria voce. «Mi ricordo benissimo il giorno del mio primo voto - racconta la 96enne Anna Maria Mancini - eravamo tutte molto elettrizzate, sentivamo di fare una cosa davvero molto importante. C'era odio nel mondo politico e il comunismo e l'ignoranza facevano paura. Volevamo decidere del nostro futuro e come sarebbe diventato il nostro paese. Le partigiane trainavano i gruppi e nei cortei finalmente si iniziavano a vere anche le donne, che fino a quel momento non avevano diritto a scende in piazza per manifestare e dire la propria opinione».

Il 1946 fu una linea di demarcazione. «Io credo che andare a votare sia importantissimo, sennò perché avremmo voluto la Repubblica? - continua Anna Maria - io ad esempio ho votato per il governo 14 volte. Tutte praticamente. E anche per il referendum di dicembre andrò sicuramente. Nel 1946 avevo 26 anni e malgrado non sia mai stata un'attivista politica, sono ancora convinta che tutti si debbano recare alle urne. Le donne oggi hanno finalmente pareggiato il dislivello che avevano con gli uomini e credo sia un valore da mantenere». «Mi ricordo che Togliatti spinse molto in favore del suffragio universale, e fu davvero una grande lotta riuscire a far votare noi donne - commenta Fiorella Paolucci di 93 anni - quegli anni erano intrisi di fervore e noi donne credevamo in quello che stavamo facendo. Credevamo nella tenacia e facevamo in modo che la politica mantenesse le nostre aspettative. Noi ci aspettavamo qualcosa di meglio rispetto a tutto quello che avevamo visto e la possibilità di votare fu una cosa preziosa».

Fu l’inizio di una nuova vita. «Io non ho mai perso un appuntamento come il voto, ho sempre fatto tanto volontariato e mi sono sempre impegnata. Ho sempre votato e lo farò anche il 4 dicembre - spiega Fiorella - ed è il consiglio che do anche ai più giovani. Credo che oggi la cosa più importante sia la necessità di trovare lavoro e che le donne continuino a lottare per i propri diritti. Se penso alla mia generazione e a quella di mia madre, le differenze sono abissali. Io allora volevo un mondo diverso e lo voglio tutt'ora per aspetti diversi. Vorrei più sicurezza per le donne perché è una vergogna vedere i femminicidi».
Per chi ha tanto lavorato e lottato per raggiungere passo dopo passo l'indipendenza (in ogni sua forma), l'esigenza di continuare a combattere sembra un tratto imprescindibile, che passa attraverso il diritto e il dovere al voto ma anche attraverso il lavoro, la libertà e la sicurezza. «Quando andai a votare nel '46 ero già sposata e in attesa del terzo figlio. Non avevo molte idee politiche e mi confrontavo con mio marito - dice la 97enne Vincenza Marzi - io dissi a mio marito che avrei votato il re, e lui mi chiese cosa mai mi aveva donato il re tale da essere confermato. Questa cosa mi fece molto riflettere tanto che all'ultimo decisi per la Repubblica. Eravamo tutti in agitazione, avevamo paura del comunismo per l'immagine che il fascismo aveva sempre dato di quel partito ma tutte sapevamo, attiviste e meno, che il voto delle donne era una cosa importantissima. Da quel giorno non ho mai smesso di votare e, ovviamente, lo farò anche in occasione del referendum». La perdita delle ideologie e il progressivo allontanamento dalla politica che i giovani hanno dimostrato sembra, invece, non aver scalfito le menti forti di questo donne combattenti, che ancora oggi, a distanza di 70 anni, hanno voglia di difendere il diritto tanto atteso. «Io oggi vorrei una sinistra e una destra moderate, pronte a collaborare e cooperare per il bene del paese - continua Vincenza - penso che votare sia una cosa sacrosanta. Un dovere che ogni cittadino dovrebbe difendere e sfruttare. Le donne sono cambiate tanto dal '46 ad oggi, tantissimo. Spero che continuino a lavorare e lottare anche le più giovani».

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