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A 99 anni chiede l'eutanasia: "Lasciate che io decida quando andarmene"

Empoli, l’appello di Tiziano Tamburini che si salvò dalla Russia e dalle bombe: "Rifiuto l’idea di non essere autosufficiente. Ho vissuto da fortunato e voglio poter scegliere...".

EMPOLI. “Perché no alla indolore eutanasia?” È il titolo di una lettera che ha scritto e ha portato a Il Tirreno Tiziano Tamburini, 99 anni, reduce dalla campagna di Russia e scampato al bombardamento di S. Stefano del 1943. In una pagina scritta in maniera lucida, e allo stesso tempo commovente, chiede senza alcuna esitazione l’eutanasia. «Perché non posso essere padrone della mia vita?» si domanda Tamburini.

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Se pur in perfette condizioni fisiche, con la consapevolezza di essere stato un uomo fortunato, e con una famiglia che lo segue e con la quale ha condiviso la riflessione sulla morte, vede in vicinanza la fine della sua autosufficienza. E questa è una condizione che non vuole accettare. Che stride con una vita in cui Tamburini ha affrontato miseria, guerre e sofferenze ed è riuscito a vincere le tante difficoltà che gli si sono poste davanti. Non si vede confinato in un letto lui, c he, tuttora, va a passeggio in centro la mattina e rientra a casa nel tardo pomeriggio. Da qui il suo desiderio della “buona morte”. In più l’anziano sente il distacco da relazioni sociali che non rispecchiano più quelle che sente più sue, legate alla semplicità. Tamburini ha pensato anche, come li definisce nella lettera, ad altri mezzi. E si chiede: «Perché devo buttarmi sotto un treno se ci sono mezzi indolori?».

Ecco la sua lettera-appello

"Fino da piccolo, dopo aver vissuto il periodo di miseria di allora ed avere visto i notevoli sacrifici dei miei genitori per portare avanti la famiglia, maturava in me il pensiero di fare tutto il possibile per evitare difficoltà economiche in età avanzata. Ovviamente chi pensava all’enorme trasformazione del mondo. Ma in me quel pensiero è rimasto fisso nella mia memoria. Dopo la licenza elementare, nonostante la contrarietà di mio padre, volli smettere di andare a scuola, e cercare lavoro per aiutare la famiglia. Feci il fabbro, il ragazzo di fatica in una piccola attività commerciale, ma poi purtroppo, arrivò la chiamata alle armi, la quale mi rubò gli anni più belli. Esattamente sei e mezzo, dal 15 marzo 1938 al 10 settembre 1944. Ripresi gli abiti borghesi, cercai nuovamente lavoro. Feci l’operaio in vetreria, dopo l’assicuratore, l’impiegato, il commerciante ed infine il rappresentante di commercio che ritenni finalmente il più adatto alle mie aspirazioni e che feci con tanta passione per oltre 38 anni, ricevendo da essa sufficienti profitti.

Fatta questa lunga premessa, arriviamo come si suol dire, al nocciolo della questione. I miei 99 anni sono ormai dietro le spalle e nonostante questa longeva età, l’autosufficienza non mi manca. Sono fortunato, lo so. Ma vivo ugualmente nel terrore perché so anche che dietro l’angolo, la fine della mia autosufficienza, è lì che inesorabile mi aspetta. Questa triste nuova situazione che verrà, non mi sento proprio di accettarla. L’aver bisogno dell’aiuto degli altri per vivere mi crea notevole sconforto e dolore. E allora come fare per porre fine a questa sofferenza? I mezzi ci sarebbero ma a me manca la forza e il coraggio per attuarli. Non capisco proprio perché in questa benedetta Italia non sia permesso l’uso della eutanasia che sarebbe la cosa migliore per non soffrire più e anche il mio desiderio. Le poche umane leggi in vigore su questo argomento impongono invece che questa sofferenza continui fino all’ultimo istante della vita. Perché non devo essere io padrone di me stesso? Perché devono essere gli altri a decidere su di me? Per la mancanza di autosufficienza, la mia veneranda età non ha più ragione di continuare, e vorrei, come ho già detto, porre fine alla mia esistenza. Io, che nel tempo vengo da lontano quando usava il buon costume, la fratellanza e la gente viveva felice senza tante pretese, assistere ora allo sconsiderato uso della peggiore violenza, alla corruzione dilagante, alla sete del denaro, all’uso sempre maggiore della droga, mi dimostrano in abbondanza che questo non è più il mio mondo".

CHI È TIZIANO: SI SALVO' DALLA RUSSIA E DALLE BOMBE

Tiziano Tamburini ha passato più di sei anni sul fronte di guerra. E Il Tirreno aveva già raccontato i suoi ricordi. Quelli che gli sono rimasti più impressi sono legati al periodo trascorso in Russia.

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Da dove riuscì a salvarsi dopo aver vagato per settimane nella steppa, d’inverno, una volta che l’esercito italiano venne sconfitto.Tamburini fu assegnato alla divisione Torino e, appena arrivato, portato al caposaldo "X", il più avanzato del fronte italiano in Russia. Era l'aprile del 1942, e come ha raccontato, «c'erano gli aerei russi che sfrecciando a bassissima quota scaricavano su di noi le mitraglie di bordo, causando morti e feriti».
E poi ancora era impegnato «nell'attività di pattuglia, che ogni notte dovevano fare nella cosiddetta "terra di nessuno».

Gli scontri a fuoco non erano rari, e fu proprio in uno di questi che Tamburini venne colpito da una pallottola nemica alla coscia della gamba destra. Poi, verso la metà di dicembre, i russi attraversarono il Don scatenarono una tremenda offensiva. «Alcune delle nostre divisioni - ha raccontato ancora Tiziano Tamburini - furono quasi completamente annientate. I russi, aperto questo grosso varco, iniziarono la manovra di accerchiamento, al fine di chiudere nella sacca tutte altre divisioni, compresa la Torino». E qui vide per giorni i suoi compagni cadere sotto il fuoco del nemico.

Tamburini, una volta tornato in Italia, riuscì quasi miracolosamente a salvarsi dal bombardamento che gli americani fecero a Empoli, il 26 dicembre 1943. Era domenica, all’ora di pranzo, e suo padre morì perché la loro casa venne colpita. Fortunatamente Tiziano fece tardi perché, dopo la messa, accompagnò a Spicchio due ragazze.

Nel riquadro Tiziano Tamburini quando...
Nel riquadro Tiziano Tamburini quando era in Russia

IL BUONASERA TOSCANA DEL DIRETTORE OMAR MONESTIER

"Perché devono essere altri a decidere per me?"

"Lasciate che io decida quando andarmene". L'appello di Tiziano Tamburini, 99 anni. Una battaglia di civiltà che il nostro Paese dovrebbe affrontare. Il Buonasera Toscana del direttore Omar Monestier

Posted by Il Tirreno on Wednesday, October 14, 2015

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