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Parti sicuri, progetto bloccato ma l’Asl ha già speso 100.000 euro

L’azienda acquista 250 fasce per evitare rischi, annuncia il lancio di Fenarete e lo pubblicizza. Sei mesi dopo l’apparecchio Baby-Birth è inutilizzato perché le ostetriche non hanno il “patentino”. Il direttore Renato Colombai minimizza: «Il piano partirà il prossimo mese»

EMPOLI. L’Asl lancia un progetto che prevede l’utilizzo dell’apparecchio “Baby-Birth” per evitare rischi ai neonati. Lo presenta in grande stile, nel novembre scorso. E ordina uno stock di fasce gonfiabili, spendendo oltre 100mila euro (finanziati dalla Regione), accompagnate da un apparecchio di assistenza al parto (in comodato d’uso gratuito). Pubblicizza la novità attraverso una conferenza stampa e sul proprio sito internet. Ma, di fatto, a distanza di sei mesi il progetto Fenarete è ancora fermo al palo: da allora nessuna donna ha partorito all’ospedale San Giuseppe con l’aiuto della speciale cintura composta da tre camere ergonomiche che si gonfiano con l’aria per stimolare le contrazioni. Ora il link “Allacciamo le cinture” è sparito dal sito e alcune donne che si sono rivolte all’ospedale in cerca di informazioni si sono sentite rispondere che «il progetto non è ancora partito». Dunque, gli oltre 100.000 euro spesi sono “parcheggiati” in un magazzino. Anche perché - nel frattempo - il percorso formativo che avrebbe dovuto concludersi con il rilascio di un “patentino” alle ostetriche, si è inceppato: la parte teorica è stata completata, ma quella pratica non è mai partita.

Pompa magna. «Siamo fieri ed orgogliosi di presentare questo nuovo dispositivo per il parto volto ad incrementare la qualità del servizio e a salvaguardare la salute e il benessere delle partorienti e dei neonati - aveva commentato in fase di presentazione l’allora direttore generale dell’Asl11, Monica Piovi - siamo i primi nel mondo ad utilizzare questo particolare tipo di macchinario e visti i risultati ottenuti in via sperimentale, siamo sicuri che il Baby-Birth garantirà grandi migliorie nella fase della nascita del bambino». Già nel 2011, infatti, nell’ospedale San Giuseppe, era stato introdotto il Baby-Birth in via sperimentale e sottoposto a 80 partorienti. Di queste «il 50% aveva deciso di utilizzare l’apposita cintura attivando le camere di gonfiabili - aveva spiegato Marco Filippeschi, direttore del dipartimento materno-infantile - e i dati confermano l’efficienza del prodotto così come la maggior sicurezza per le nostre pazienti e i loro neonati». Le migliorie riscontrate dalle quaranta donne che avevano deciso di utilizzare questa particolare cintura erano state notevoli: una minore sollecitazione del pavimento pelvico, la totale assenza di ricoveri per complicazioni, il mancato utilizzo di oggetti specifici per l’espulsione del bambino e la drastica diminuzione dei parti cesarei. Tutto questo mentre il metodo utilizzato fino ad oggi, la manovra di Kristeller, può comportare rischi sia per la partoriente che per il neonato.

Il contratto. Nel luglio 2014 l’Estav Centro aveva dato il via libera all’acquisto dalla Bln Health Services di 500 fasce al costo di 213.000 euro (Iva inclusa) che - secondo il progetto Fenarete (in omaggio alla madre di Socrate, levatrice) - dovevano essere accompagnate da formazione e nuove dotazioni tecnologiche, per garantire maggiore sicurezza in sala parto attraverso un nuovo modello. Qualche mese dopo l’Asl (subito dopo il completamente del collaudo del Baby-Birth”) ne ordina poco più della metà, pagandole coi soldi della Regione (il resto dovrà essere cofinanziato dall’azienda). E lancia il progetto prima ancora di far partire il percorso formativo: in pratica c’erano le fasce ma le ostetriche non erano ancora abilitate a utilizzarle. E non lo sono neanche adesso, sei mesi dopo. Intanto però sono già stati spesi oltre 100.000 euro e altrettanti ne dovranno essere sborsati per contratto.

L'azienda. «L'applicazione nella pratica ostetrica è prevista entro il prossimo mese. Secondo l’Asl 11, attraverso il direttore sanitario Renato Colombai - che ha assunto anche l’interim di direttore generale dopo l’addio di Piovi  - non ci sono particolari ritardi: «Il progetto Fenarete costituisce una modalità organizzativa per lo sviluppo dei livelli di sicurezza nel parto. Il progetto prevede una modulazione organizzativa e l'impiego di apparecchiature che accompagnano il parto naturale. Il progetto è nella fase di formazione del personale e di conformazione organizzativa a questa nuova modalità così come è previsto nel progetto

stesso e stimabile per un periodo di circa 6 mesi. Attualmente - si legge nella nota dell’azienda sanitaria - il progetto si trova nella fase di acquisizione delle competenze clinico-assistenziali che il modello richiede, trattandosi anche di una modalità innovativa».

 

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