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Diventa il nuovo eroe del Vietnam grazie al futsal

La storia di Sergio Gargelli partito da Limite sull’Arno per diventare il tecnico della nazionale di calcio a 5 della nazionale asiatica e capace di battere addirittura il Brasile

LIMITE SULL’ARNO. Sulla vita di Sergio Gargelli probabilmente si potrebbe scrivere un film. Un film che parla di sport e dell’amore sconfinato per una terra affascinante ma molto lontana come l’Asia. Trentanove anni, limitese doc, Sergio da quattro anni è l’allenatore della nazionale di calcio a 5 del Vietnam.

Una vita avventurosa la sua, cominciata sui campetti di calcio della zona, passando poi alle grandi platee del Futsal italiano. Una passione che l’ha portato prima in Giappone e poi appunto nella terra dei dragoni, un viaggio nell’estremo oriente che sta arricchendo il suo bagaglio sportivo e culturale. Con la sua Nazionale è appena riuscito in un’impresa impossibile, quella di sconfiggere l’imbattibile Brasile del calcio a 5. Una vittoria storica che lo ha fatto entrare di diritto nell’olimpo di questo sport, ma anche nel cuore di tutti i vietnamiti.

Ormai è un asiatico a tutti gli effetti, parla correttamente quattro lingue, italiano inglese, spagnolo, ma soprattutto il giapponese. Come tutti i ragazzi Sergio ha cominciato a giocare a calcio nell’ Us Limite, la squadra del suo paese dove tutt’oggi risiedono i suoi familiari e i suoi amici. Poi a 24 anni passa al calcio a 5, frequentando tornei e campionati di diverse federazioni. «Ho sempre vissuto a Limite sull'Arno – racconta – e ho giocato per un paio d'anni anche nel calcetto Uisp con la casa del Popolo di Limite».

Nasce subito in lui un grande amore per il Futsal e così Sergio va a studiare il Furpile Prato dove incontrerà il suo maestro Jesus Velasco. Un infortunio lo costringe a smettere di giocare, inizia così la sua carriera da allenatore. Prima con la squadra del paese, poi con il Valdera. Qui arrivano i primi successi in campionato e coppa regionale Toscana. L´anno successivo è a Prato, come tecnico delle squadre giovanili e secondo di Pippo Quattrini alla prima squadra. Poi nel 2007 la svolta: arrivano i primi contatti con il Giappone, ed uno stage a giugno 2007, ospite della società Fuchu Athletics, dove si gettano le basi per il futuro. La stagione 2007/08 lo vede al timone del Prato, in serie B poi a marzo del 2008 il grande salto e l´inizio della esperienza giapponese, come allenatore professionista.

«Nel 2008 iniziò a nascere in me il desiderio di trasformare due passioni in uno stile di vita – racconta Sergio – l'amore per l'Asia, che da sempre ho sentito come la mia terra natale e il calcio a 5. Quindi ho cercato di trovare una squadra asiatica che mi dasse la possibilità di trasformare questo mio sogno in realtà. La squadra Tokyo Fuchu Athletic fu la prima a darmi questa opportunità, mi trasferii in Giappone con tanti sogni e tanta voglia di dimostrare il mio valore». Anche se inizialmente non furono poche le difficoltà in un Paese sconosciuto e così culturalmente diverso come quello del Sol Levante. «L'inizio fu veramente difficile – spiega Gargelli – una nuova cultura, una lingua che non conoscevo. Lavorare senza traduttore, senza esprimere a fondo i propri concetti non è stato semplice ma ho tenuto duro e la mia caparbietà mi ha portato ad imparare la lingua in 6 mesi, ad integrarmi perfettamente ed anche i risultati sono stati un crescendo». Terzo posto in campionato e vittoria della coppa, poi la stagione seguente la nazionale giapponese gli affida l'incarico di secondo allenatore e preparatore dei portieri. «Quindi ho continuato con la mia squadra, che nel frattempo era stata promossa in F-league, la serie A del Futsal giapponese, a cui univo gli stage con la nazionale. I 6 mesi che ho passato con la Nazionale, mi hanno fatto capire quanto sia emozionante rappresentare un paese con il proprio lavoro - racconta - il mio prossimo obiettivo diventava quindi quello di fare l’allenatore di una nazionale». Un’esperienza quella giapponese che Sergio non potrà mai cancellare dal suo cuore. «In Giappone stavo bene, un Paese civilissimo, anche se ricco di contrasti, le persone sono gentili, anche se integrarsi al 100%, non è semplice. È stato un passo importante anche perché proprio in Giappone ho conosciuto una persona stupenda che poi sarebbe diventata mia moglie e che mi avrebbe seguito nelle nuove esperienze future. Abbiamo anche un bambino, ha 3 anni e si chiama Emiliano». Nel dicembre 2009 ecco un altro bivio importante per la sua vita e per la sua carriera l’approdo in Vietnam alla guida della nazionale.

«Quando nel dicembre 2009 la federazione vietnamita mi ha contattato non ho avuto dubbi, nonostante avessi ancora 3 anni di contratto con il Fuchu Athletic. Mi offrirono un ingaggio di 2 mesi per allenare la Nazionale, con l'obiettivo di qualificarmi alla fase finale della Coppa d'Asia. Fu una scommessa, vinta, della quale non mi pentirò mai, un’esperienza di vita e di sport incredibile e indimenticabile. In Vietnam sto bene: è un Paese del terzo mondo, ma le persone hanno sempre il sorriso sulle labbra, un modo di vivere che mi ha insegnato di nuovo ad apprezzare il valore delle piccole cose». Anche se inizialmente Sergio e i suoi ragazzi hanno dovuto convivere con mille difficoltà.

«Ricordo ancora il primo allenamento con il campo allestito in un hangar, i palloni che si sgonfiavano a metà allenamento, giocavamo in mezzo alle casse, c’era un muletto a gasolio che spostava i pancali di materiale elettrico: così ho iniziato la mia avventura. Quando sono arrivato – prosegue Sergio – la parola futsal non esisteva nel vocabolario vietnamita, in pochissimi conoscevano questo sport, quindi l'obiettivo non era solo quello di far crescere la squadra nazionale, ma quello di promuovere il movimento a 360 gradi. Ricordo le prime partite in Vietnam dove non c'erano più di 200 spettatori, una tristezza in un palazzetto da oltre 5000 posti, ma il sogno di vedere il palazzetto pieno, a sostenere la nazionale vietnamita si è materializzato 4 anni dopo».

Poco più di una settimana fa infatti a Saigon si è disputato un torneo internazionale e la squadra di Gargelli è riuscita nella straordinaria impresa di battere 3-2 la nazionale più forte di tutti i tempi il Brasile, vittoria che ha avuto grande risalto a livello nazionale. «La scorsa settimana nelle tre partite con Giappone, Thailandia e Brasile il palazzetto era pieno, con le persone che hanno pagato un biglietto per sostenere la squadra vietnamita. La vittoria con il Brasile è stato un vero e proprio miracolo sportivo. Loro avevano perso 18 partite in più di 1500 incontri nella loro storia, da venerdì scorso sono diventati 19, siamo la prima squadra asiatica a battere i campioni del mondo che non perdevano dal 2011».

Adesso resta solo un altro piccolo passo poi arriverà il momento dell’addio. «A Saigon adesso il Futsal è lo sport principale, ha superato il calcio e questo è un grande successo, il progetto ha funzionato. Ora serve un ultimo sforzo in modo che questo sport faccia l'ultimo salto, in modo che questi giocatori, professionisti, ma dal salario veramente basso possano migliorare le loro condizioni di vita. Il mio contratto scade tra un mese, e nonostante il pressing della federazione, ho deciso di non rinnovare, dopo 4 anni credo di aver fatto il massimo, e la vittoria con il Brasile, ne è l'esempio, ho bisogno di mettermi di nuovo in discussione e iniziare una nuova sfida, magari con un’altra nazionale asiatica. Mi resta l'ultima competizione, i Sea Games, giochi olimpici del sud est asiatico, che inizierà il 13 dicembre e dove vorrei chiudere in bellezza, battendo per la prima volta la Thailandia e

conquistando la medaglia d'oro». Ha trasformato molti dei suoi sogni in realtà Sergio, ma lo sguardo è ancora puntato verso l’orizzonte. «Il mio sogno da allenatore resta quello della Coppa del Mondo: partecipare sarebbe il massimo, l'altro era battere il Brasile, ma questo si è già avverato».

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