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La missione suicida del sottomarino Sciré nel porto di Haifa

Partito dalla Spezia nell'estate del 1942 con 60 uomini Tra le vittime anche Luciano Montanelli e Uberto Ulivelli

FUCECCHIO. Il barbiere Ricciotti Montanelli chiacchierava di donne, mai del figlio Luciano. La moglie Clara, invece, portava al collo una fotografia, in ricordo del figlio morto nel sottomarino Scirè durante la seconda guerra mondiale. Per quel poco che si sapeva, il giovane silurante era rimasto intrappolato vivo - nel mezzo, affondato - insieme ad altri, come il sergente cannoniere Uberto Ulivelli di Castelfiorentino, il sergente Ottorino Barbuti, di Molina di Quosa (Pisa), il fuochista Alfiero Gemmi di Scandicci . Senza scampo per tutti i 60 uomini dell'equipaggio. Lo Scirè era un sommergibile leggendario. Aveva già inflitto, ad Alessandria, gravi perdite agli inglesi, tanto che trasferirono le unità navali nel porto di Haifa, e nella basi del mar Rosso.

Come racconta Pierandrea Vanni in un libro pubblicato nel 1984 in occasione del recupero delle salme, quando nel mese di luglio 1942 venne deciso di attaccare le navi inglesi anche nel porto di Haifa, si pensò ai validissimi marò - tutti volontari - dello Sciré, utilizzando i "maiali" trasportati dal sommergibile fin nelle vicinanze del porto e poi guidati sotto le navi nemiche e fatti esplodere. Lo Scirè parti il 6 agosto dalla Spezia, per attaccare le navi inglesi tra il 7 e il 15 agosto, sfruttando le notti senza luna. Un'impresa al limite dell'impossibile: si sapeva bene che contromisure a difesa del porto erano state prese dagli inglesi. Ma non si sapeva che ce n'erano anche d'altro genere.

Durante la navigazione furono chiesti, e l'8 agosto ottenuti, i rilievi fotografici raccolti dagli aviatori tedeschi. Nel porto c'erano 2 incrociatori leggeri, 3 cacciatorpediniere, 8 piroscafi di cui quattro di grandi dimensioni, 4 grandi navi cisterna, 5 navi di vigilanza, e 2 torpediniere. Nessun sommergibile. La trasmissione di questi dati è ritenuta la condanna a morte dello Scirè. Perché il matematico inglese Alan Turing, poi morto suicida, e successivamente rivalutato come il padre del computer, era riuscito a decifrare Enigma, la macchina cifrante usata dalla Germania durante la guerra. Sembrava impossibile, perché Enigma era capace di un miliardo di combinazioni. E dunque messaggi, con una chiave ogni volta diversa. "Inattaccabile", si vantavano i tedeschi fin dal 1938; ma non era più così nel 1942. E questo lo ignoravano.

Tornando allo Scirè, invano fu atteso il suo messaggio di "eseguita missione". Né rispondeva alle chiamate. Quando il 17 agosto ci fu una ricognizione tedesca sul porto da 9 mila metri di altezza, non risultava alcuna nave danneggiata e nemmeno danni al porto. "Lo Scirè è perduto, e tutto l'equipaggio disperso", fu il messaggio della burocrazia di guerra ai familiari. Mentre dagli esperti di marina militare l'accaduto viene considerato "un'esecuzione consumata in una vasca da bagno", perché si trattò di un annientamento da parte di forze sproporzionate, contro un sommergibile senza possibilità di combattere.

Lo Scirè si trovava a 5 miglia dalla costa palestinese il 10 agosto, navigando con il periscopio in emersione. Una nave da difesa costiera, l'Islay, lo individua e gli lancia 6 bombe di profondità. I fondali in quel punto sono poco più di 30 metri, pertanto il sommergibile ha scarse possibilità di manovra. Così si acquatta sul fondo, gli scaricano addosso altre 6 bombe, questa volta è sicuramente colpito, e allora torna in superficie per combattere ma dalla costa e da una corvetta viene preso a cannonate. A quel punto lo Scirè precipita di prua verso il fondale, la chiglia si spezza, lo scafo si avvolge su se stesso. E sul sommergibile già ferito irrimediabilmente, vengono sganciate altre quattro bombe: una, devastante, schianta lo scafo dove di trovano i marinai. Poi, da una ricostruzione dopo il recupero, l'equipaggio è stato trovato raccolto al centro dello scafo, aveva tentato l'apertura dei portelloni affinché si potesse risalire da prua a poppa, e quindi uscire in mare. Ma l'ultima bomba centrò

in pieno lo scafo, il mare entrò violentemente, l'onda di ritorno portò via i vivi e i morti. Soltanto due furono poi ritrovati cadaveri. Altri 42 sono stati recuperati irriconoscibili. Li ha riportati a La Spezia la nave Anteo, il 15 ottobre 1984.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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