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Da avere 6 dipendenti all’ipoteca sulla casa

È la storia di un ceramista di Montelupo che si è rivolto al comitato dei «Piccoli imprenditori invisibili»

EMPOLI. Passare dall'aspetto tecnico a quello umano dellla crisi delle aziende è veloce, quasi immediato. Il cambio di prospettiva è desolante e parla di casi drammatici, tragedie familiari, umiliazioni, in alcuni casi suicidi. A raccontare alcune delle loro storie è Giuseppina Virgili, una delle prime imprenditrici strozzate dalla crisi che l'anno scorso ha fondato un comitato dei «Piccoli imprenditori invisibili».

«Purtroppo stanno crescendo in maniera vertiginosa gli imprenditori che si rivolgono a noi – racconta Virgili – a loro diamo sia un supporto psicologico, sia legale perché si tratta di persone che hanno perso tutto e che sono stati abbandonati anche dai professionisti che li stavano seguendo, seppure spesso siano ancora in causa. Ormai mi chiamano a tutte le ore, ma hanno solo voglia di piangere». Le storie sono diverse, il canovaccio sempre lo stesso. «Siamo arrivati ad una pressione fiscale che in certi casi tocca il 70% - prosegue – in una situazione di commesse in calo, azzeramento del credito e di obblighi crescenti nei confronti delle banche. Molti di noi si sono ritrovati all'interno della crisi con mutui da pagare su investimenti fatti precedentemente e tra tasse e lavoro che manca, questo significa fallimento. Abbiamo tra le mani tantissimi casi di imprenditori con esperienza e professionalità alle

spalle, che hanno perso tutto in pochi anni». Dal ceramista di Montelupo che aveva 6 dipendenti e che ha ipotecato la casa dei genitori e la propria ritrovandosi senza niente, al libero professionista di Castelfiorentino che essendo fallito non può più esercitare nonostante abbia lavoro.

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