Quotidiani locali

Empoli ha perduto il ponte di Morandi, genio del cemento

Il tecnico è famoso per tante realizzazioni in tutto il mondo La sua opera è stata sostituita da un colosso più funzionale

EMPOLI. Fino a poco tempo fa, e per quasi sessant’anni, Empoli ha avuto un ponte d’autore. E che autore. Ma viene da chiedersi se lo sapesse, visto che nessuno in loco, soltanto uno (il sindaco di Vinci), in un’occasione pubblica, accennò al grande autore, ha celebrato questo grande ingegnere italiano, famoso per tante realizzazioni, ponti soprattutto, in giro per il Bel Paese e per il mondo intero. Il ponte d’autore era quello appena demolito, anzi “smontato”, fra Spicchio ed Empoli, e l’autore era Riccardo Morandi. Tanti tecnici sobbalzeranno nell’udire il nome di uno dei mostri sacri delle costruzioni sopraelevate. Sì, proprio lui, il genio del cemento armato precompresso, con 7 brevetti sulla precompressione che portano il suo nome, citato in tutti i testi dell’ingegneria contemporanea. Morandi nel 1949 aveva progettato un ponte a travata sull’Elsa, in località Canneto – era l’estate 1950 quando il ponte, che misurava 40 metri di luce, con conci di 1 metro e 16 cavi, costruito dall’impresa Fratelli Giovannetti, fu inaugurato - e poi, nel 1952 il ponte principale della cittadina empolese, un ponte a tre travate appoggiate ciascuna di 32 metri di luce.

L’inaugurazione avvenne nel 1954. Il ponte, ricordava Morandi, è insieme la conquista dello spazio e un fatto di pura forma, «e in questa opera si realizza la sintesi di architettura e ingegneria»; egli sottolineava come questi interventi debbano interagire col paesaggio e i suoi abitanti, «in un rapporto strettissimo tra necessità, dovuta alle esigenze del progresso, e una forma di tutela del patrimonio naturale – e paesaggistico, ndr - che passa attraverso la contaminazione con l’oggetto architettonico studiato per il contesto particolare».

In effetti, anche il ponte empolese era ben inserito nel contesto dell’epoca; minimalista, razionale, sottile ed elegante, in confronto al pachiderma appena realizzato, un colosso poderoso nella struttura e negli ingombri, più funzionale, speriamo più duraturo. Certamente, meno elegante del ponte di Morandi. Sarà stato il tremendo colpo inflitto dall’alluvione del 1966, che fece accasciare uno dei pilastri, sarà stato che non ha mai avuto un nome sta di fatto che il ponte fra Spicchio ed Empoli è stato rammentato più per la scarsa funzionalità che per la qualità della progettazione. Più maledetto che apprezzato. E pensare che proprio la modalità con cui era stato costruito permise di ritirare su il pilone sprofondato in Arno, ma tant’é. Comunque, le opere per cui Morandi è conosciuto nel mondo sono proprio i grandi ponti e viadotti che progettò dal 1945 in poi. Per i primi progetti seguì schemi tradizionali, con sistema ad arco: tra questi il ponte detto della Lupara sull’autostrada Genova-Savona, ad arco unico; la passerella pedonale sul lago di Vagli, il ponte sullo Storm River presso Elizabethville-Cape Town, in Sudafrica, e il viadotto sulla Fiumarella, fra Catanzaro e la strada dei Due Mari.

I ponti “empolesi” – quello sull’Elsa è annoverato ancora fra i dieci capolavori italiani in precompresso - appartengono all’inizio del periodo più fecondo della sua attività. Per i viadotti autostradali, cominciò a utilizzare la travata isostatica, la più idonea a coprire lunghi tratti, spesso in curva e con scarsa disponibilità di spazio in altezza. Il ponte di Gornalunga (Enna) rappresenta l’esempio di maggiore luce libera, mentre il viadotto sull’autostrada del Sole, in prossimità di Bologna, lungo più di un chilometro, si caratterizza per i lunghi sostegni verticali disposti in fasci. Poi fu la volta della struttura strallata, che consiste in una successione di travi alle quali sono ancorate coppie di stralli, imponenti tiranti inclinati ai quali sono appesi i tratti stradali; Morandi la utilizzò per la prima volta nel 1955 per il ponte in acciaio sullo Strömsund, in Svezia, e nel 1957-58, in occasione dell’«appalto

concorso» per il ponte sulla laguna di Maracaibo, in Venezuela. Da questa esperienza derivano il ponte sul Wadi Kuff, in Libia, il viadotto sul parco ferroviario di Genova e il ponte sul Tevere alla Magliana. Insomma, per Empoli quel ponte avrebbe dovuto costituire un vanto.

TrovaRistorante

a Empoli Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PERCORSI

Guida al fumetto: da Dylan Dog a Diabolik