Eccidio del Padule un riconoscimento tardivo e malfatto

A Fucecchio, Cerreto, Monsummano e Ponte Buggianese una sola medaglia, d’argento, con una motivazione assurda

    di Riccardo Cardellicchio

    FUCECCHIO. Eccidio del Padule di Fucecchio del 23 agosto 1944. Deve registrare un pastrocchio, con coinvolti - loro malgrado - il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri. Il Capo dello Sato ha concesso, a quattro Comuni, sui cinque interessati, la medaglia d'argento al merito civile. Una soltanto, che dovrà conservare Monsummano Terme, mentre gli altri tre dovranno accontentarsi di “brevetti” su carta intesta del ministro dell'Interno. A questa decisione, già clamorosa, va aggiunta la motivazione, che non dice il vero. Eccola: «Durante il secondo conflitto mondiale, la popolazione delle cittadine toscane, animate da fiera ostilità nei confronti del regime fascista, partecipava con eroica determinazione alla Resistenza e alla lotta partigiana. Oggetto di violenti bombardamenti e feroci rappresaglie da parte delle truppe tedesche, sopportava la perdita di numerose vittime civili e la distruzione di ingente patrimonio, dando esempio di eccezionale abnegazione ed amor patrio».

    È chiaro che il Capo dello Stato e il ministro dell'Interno sono stati male informati dalle Prefetture, da cui passano questo tipo di pratiche. Nel caso specifico, quelle di Pistoia e di Firenze. Ma cerchiamo di mettere ordine in una storia non edificante. Intanto, i Comuni interessati sono Cerreto Guidi, Fucecchio, Monsummano Terme e Ponte Buggianese. Il quinto, è Larciano. Tutto parte dall'iniziativa di quest'ultimo. Senza avvertire gli altri, chiede, per l'eccidio, la medaglia d'oro. Che viene consegnata, in maniera solenne, nel 2006. Non è che la cosa venga presa bene dagli altri. Soprattutto da Monsummano, che ha il maggior numero di vittime. Contatti, riunioni e decisione di rivolgersi al Ministero dell'Interno, allora Roberto Maroni, per ottenere il riconoscimento al merito civile. Va detto che Fucecchio ha già avuto, in anni precedenti, la croce di guerra (a livello nazionale) e, dalla Regione, la medaglia d'oro.

    Nel documento del 22 luglio 2008, si racconta, in breve, la strage, in Toscana, seconda solo a Sant'Anna di Stazzema. Si ricorda il numero delle vittime inermi, quindi niente a che fare con la motivazione inclusa nel “brevetto”: 175, delle quali 62 donne: 25 con meno di 14 anni, 27 con più di 60. La morta più anziana di 93 anni e quella più giovane di 5 mesi. Vittime di una spietata azione di guerra dell’esercito tedesco in ritirata. Corposa, la documentazione. A firmare, sono i sindaci Carlo Tempesti (Cerreto), Claudio Toni (Fucecchio), Giuliano Calvetti (Monsummano) e Pier Luigi Galligani (Ponte Buggianese).

    Anni di silenzio. Fino a quando, il 30 luglio scorso, i sindaci ricevono la comunicazione ufficiale (datata 18 luglio) dalle Prefetture di Firenze (Cerreto e Fucecchio) e di Pistoia (Monsummano e Ponte Buggianese) che il presidente della Repubblica il 27 gennaio 2012 ha firmato il decreto che concede “la medaglia d'argento al merito civile al Territorio toscano del Padule di Fucecchio”, comprensivo dei quattro Comuni, “per il valoroso comportamento tenuto dalla popolazione durante la Resistenza”. Aggiunta: “La cerimonia di consegna ai quattro Comuni della medaglia e dei relativi brevetti si svolgerà il 26 agosto nel comune di Monsummano, che è stato individuato quale depositario di rappresentanza tra i Comuni del territorio e che provvederà alla custodia della medaglia”. Il che, tra l'altro, costringe a un cambiamento di programma. In base, alla rotazione, sarebbe spettato a Fucecchio organizzare la manifestazione unitaria.

    La notizia, arrivata con otto mesi di ritardo, viene accolta con una buona dose d'irritazione. Si parla d’atto superficiale, ingiusto. Preso senza aver letto, o letto con attenzione, i documenti. Insomma, 4 Comuni si ritrovano con una sola medaglia d'argento, per tutti, e uno (Larciano) con una medaglia d'oro, per lo stesso evento. C'è in animo di far presente tutto questo, per arrivare alla modifica del decreto. Ma, è chiaro, che se ne riparlerà l'anno prossimo. Forse. In Italia, non si è abituati a dire: abbiamo sbagliato. E agire di conseguenza.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    05 agosto 2012

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