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Indro Montanelli sotto processo «Storico dilettante»

 FUCECCHIO. Un altro libro con protagonista Indro Montanelli. Questa volta in un campo che lo ha visto primeggiare, non senza avversioni. Titolo: "Uno storico di nome Indro", a cura di Luigi Bruti Liberati, prefazione di Marco Travaglio (Lampi di stampa, pagg. 300, euro 20). In pratica, si tratta degli interventi (rivisti) in un convegno organizzato, nel 2003, dallo stesso Bruti Liberati.  Gli scritti sono di gente esperta, docenti dell'Università statale di Milano: Giorgio Rumi, Antonio Orecchia, Ivano Granata, Maurizio Punzo, Giorgio Galli, Alfredo Canavero, Nicola Del Corno, Michele Brambilla, Luigi G. de Anna, Dino Satrino, Irene Piazzoni, Daniela Seresella e del curatore. Ci parlano di Montanelli e casa Savoia, l'Italia di Mussolini e quella repubblicana, gli anni della Dc e del Pci, gli anni di fango, la Spagna di Francisco Franco, la Finlandia, i fatti d'Ungheria del 1956 e gli Stati Uniti alle prese con il comunismo, tema che lo distanzia dall'adorato Prezzolini. In sostanza, storici professionisti, per la prima volta, si sono confrontati con uno storico dilettante, che della sua "Storia d'Italia" ha venduto milioni di copie. Non per esaltarlo né per crocifiggerlo, ma per fare una discussione seria, condotta - come si è tenuto a evidenziare - con gli strumenti rigorosi della ricerca storica. E Bruti Liberati non può fare a meno di mettere sulla bilancia l'attendibilità di Montanelli, in relazione alla sua dichiarata preferenza per il verosimile rispetto al vero. Tema da prendere con le pinze, perché c'è il rischio, sennò, «di minare alla base il valore dell'intera opera giornalistica e storica».  Marco Travaglio non ha dubbi: «Fra i tanti meriti che fanno di Indro Montanelli il più grande giornalista italiano di tutti i tempi, e non soltanto italiano, c'è anche quello di aver avvicinato milioni di italiani alla loro storia. Convinto che "un popolo che non conosce il proprio passato non ha un futuro", nel 1956 si mise a scrivere la 'Storia di Roma' a puntate per la 'Domenica del Corriere' su suggerimento, anzi su istigazione del suo amico e complice Dino Buzzati. E, alla fine, la pubblicò in volume per Longanesi, dopo che la Mondadori l'aveva incredibilmente rifiutata».  Giorgio Rumi annota: «La sua è una storia di uomini. Quello che lui aveva in mente era un tipo di storiografia di modello anglosassone: una storia morale, una storia di eroi, più che di correnti e di partiti, di ispirazioni, di ideali, forze più o meno profonde od occulte che siano». Una storia senza nostalgie.  Antonio Orecchia si sofferma su quanto sostenuto da Montanelli sugli storici. Secondo lui, provocherebbero danni, soprattutto, le contrapposizioni «fra storici che raccontano e interpretano la storia, e i militanti di qualche ideologia che nella storia cercano dei supporti alla loro causa».  Si dichiarava seguace della scuola dei Villari, dei Croce, dei De Ruggiero, dei Romeo. E sul Risorgimento aveva una sua idea: «Ma se l'unità d'Italia non furono i Savoia a farla - col loro piccolo e antiquato, ma fedele esercito, e il loro Cavour coi suoi spericolati giochi e bluff, chi la fece? Non di certo il popolo italiano che sulle barricate non si vide mai».  Libri per la scuola, i suoi? Risponde Ivano Granata. Dice che, sebbene abbiano pregi, possiedono anche difetti che li rendono inadatti. Tra i pregi: adeguato uso della storiografia, buona conoscenza degli avvenimenti, accuratezza delle descrizioni. Tra i difetti: mancanza di organicità e sistematicità, sottovalutazione dei fattori socio-economici, ricostruzioni prive di particolari determinanti. Riccardo Cardellicchio    GAFFE EDITORIALE Pentimento tardivo di Mondadori  La "Storia di Roma", pubblicata da Longanesi, va letteralmente a ruba. E, nel dicembre 1957, l'editore Arnoldo Mondadori, che gliela ha rifiutata, invia un telegramma a Montanelli: «Congratulazioni per la tua 'Storia di Roma' col dispiacere vivissimo di non esserne l'editore». E Montanelli gli risponde alla sua maniera: «Chi fu quel colossale coglione
che ti sconsigliò di accettare le mie proposte, a suo tempo? E perché i coglioni seguiti a tenerteli intorno? D'ora in poi, chi vorrà leggere una storia di Roma svelta, chiara, facile e piacevole, leggerà la mia. Non perché sia la migliore, ma perché è l'unica scritta in maniera non scolastica».

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