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L'ultima telefonata di Mara all'amico

Il testimone: «Alle 10.19 mi si è scaricato il cellulare. Poi lei non ha più risposto»

 FIRENZE. Maria Silvana Furlan, poco prima di essere uccisa, si era iscritta alla massoneria. La rivelazione arriva da Marco Borgioli, amico della vittima, chiamato a testimoniare nel processo contro il pensionato empolese Ubaldo Voli, 74 anni, accusato di aver ucciso il 27 novembre 2007 la sua ex convivente Maria Silvana Furlan, che viveva a Spicchio e di averla gettata in un dirupo nel bosco di Castra sul Montalbano.  Ma la seconda udienza del processo nell'aula bunker del tribunale di Firenze, ha riservato anche un altro colpo di scena: il presidente della Corte d'Assise Nicola Pisano, ha dato notizia di un precedente penale a carico di Voli, condannato nel 1969, per sottrazione di minore, dopo essersi allontanto con una ragazza con la quale avrebbe avuto una relazione. Nel corso della sua depositizione, Borgioli ha raccontanto che nei giorni precedenti alla sua scomparsa, la Furlan, gli aveva raccontato di essere reduce da una riunione della sua loggia di appartenenza a Padova, cui aveva partecipato assieme al suo nuovo compagno, originario di Gorizia, e già adepto della stessa confraternita.  «Maria Silvana - ha raccontato Borgioli - si diceva molto soddisfatta di questa sua nuova esperienza che assieme anche alla sua nuova relazione sentimentale la stava facendo uscire da un lungo periodo di depressione». Borgioli, di professione medico legale, era stato per un breve periodo il direttore sanitario dello studio odontotecnico Artemide di Empoli, di cui Furlan deteneva metà delle quote societarie; oltre all'affiliazione massonica della vittima, Borgioli ha rivelato quali fossero i progetti professionali attorno a cui stava lavorando la Furlan: assieme al figlio, si era iscritta a un corso per agenti immobiliari per intraprendere una nuova attività lavorativa in vista della dismissione dello studio sanitario che non le garantiva più soddisfacenti entrate economiche. «In occasione dell'ultima telefonata la mattina del giorno della sua scomparsa - ha continuato Borgioli - mi informò della sua intenzione di trascorrere il fine settimana a studiare il manuale di diritto civile che sarebbe di lì a poche ore scesa a comprare a Empoli. Testo che però la Furlan non farà mai in tempo ad acquistare: quella interrotta alle 10:19 del 24 novembre 2007, per lo scaricamento della batteria del cellulare di Borgioli, sarebbe infatti stata l'ultima conversazione telefonica della vittima. Nonostante innumerevoli tentativi successivi da parte dello stesso Borgioli, Maria Silvana Furlan non avrebbe mai più risposto al telefono: circostanza comprovata dall'esame dei tabulati telefonici illustrati in aula dal capo della squadra mobile di Firenze, Filippo Ferri, responsabile delle indagini all'epoca del ritrovamento del corpo della vittima avvenuto il successivo 8 dicembre.  Secondo Ferri, la signora Furlan, se non morta, si sarebbe comunque dovuta trovare in una situazione di incoscienza per non riuscire pi a rispondere alle numerose chiamate perse del signor Borgioli: da parte del comandante della squadra mobile arrivata poi conferma dei rapporti sentimentali ormai interrotti, all'epoca del delitto, fra l'imputato e Mara Furlan; Ferri ha infatti ricordato le plurime testimonianze raccolte al momento dell'indagine in cui sia il figlio della defunta, sia il nuovo compagno, confermavano come la Furlan e Voli dormissero ormai in camere separate nella villetta di Spicchio, dimora provvisoria dell'imputato in attesa che potesse trovare una nuova sistemazione. Gli ultimi momenti di vita della Furlan sono stati raccontati dalla vicina di casa della vittima, chiamata a testimoniare nel corso dell'udienza di ieri mattina: attorno alle 10 dello stesso sabato mattina, scesa in vestaglia a raccogliere la posta appena recapitata dal postino, aveva trascorso con lei alcuni minuti in una normale conversazione fra vicini. Una telefonata al cellulare richiamò la Furlan in casa dove c'era Voli già precedentemente
salutato dalla vicina. La deposizione, è poi servita alla testimone per negare qualsiasi tipo di avvicinamento, avvenuto la mattina dello scorso 30 gennaio, quando il Voli era stato sorpreso a suonare alla sua porta: «Non ero in casa».

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