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Approda in tribunale la denuncia contro l’autore del romanzo che ha messo in subbuglio San Quirico

Querelato dalla Curia, scrittore sulla graticola

Il pm ha chiesto il proscioglimento ma il giudice si è riservato di decidere

 MONTESPERTOLI. L'autore dice che è tutta fantasia, ma le storie tutto pepe narrate nel suo romanzo assomigliano a quelle che un po' tutti, in paese, si tramandano a mezza bocca. E così il suo libro ha fatto arrabbiare tanti suoi compaesani.  Sono quelli che in questa novella un po' scollacciata, che non risparmia neppure la parrocchia, ci si sono riconosciuti. E proprio dal parroco - colui che, in questa fiction, convince la moglie scappata con l'amante a tornare da marito e figli - è partita l'offensiva più diretta. Scomunica? Peggio: la Curia di Firenze ha addirittura deciso di querelare per diffamazione Luca Strano, 44 anni, autore del libro dello scandalo, «L'inferno della mente". Per la procura di Firenze, il reato ipotizzato dall'Arcidiocesi, rappresentata per l'occasione dagli avvocati Paolo Ghetti e Massimo Di Bello, non esiste: il pm, Massimo Lastrucci, ha infatti chiesto l'archiviazione. Monsignor Betori, il parroco e pure il diacono di San Quirico, tramite i loro legali, si sono invece opposti: ieri sacro e profano si sono dati appuntamento al terzo piano del tribunale di Firenze, davanti al giudice per le indagini preliminari Anna Favi.  Prima di archiviare, come dice la Procura, o di andare a processo, come spera la Chiesa, il gip si è preso qualche giorno di tempo. Chissà, forse anche lei vorrà leggere il racconto che si dipana in 122 pagine, scritte, dicono i maligni, dopo che l'autore si è separato dalla moglie. La penna di Strano, già inzuppata nell'inchiostro per scrivere una raccolta di detti popolari, si sarebbe trasformata in sciabola per vendicarsi contro i dirimpettai benpensanti? Lui, impiegato all'Istituto geografico militare, giura di no: "nessun riferimento al paese", ripete. Ma per la chiesa, la
sua "confessione" è raccolta nella prefazione del libro, quando l'autore dice di essersi ispirato ad "una storia realmente accaduta". "Ma il racconto - scrive ancora Strano - è solo frutto di fantasia. Nel caso in cui qualcuno dovesse riconoscersi, l'autore si scusa anticipatamente". V.B.

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