I nomi dei soldati sepolti in Germania, Polonia e Austria: nessuno ha mai avvertito le famiglie
di Francesco Turchi
EMPOLI. Trentasette lapidi in attesa di un fiore da più di sessant’anni. Su ognuna c’è inciso un nome e un cognome. Per rintracciarle esistono delle coordinate. Ma nessuno, in tutto questo tempo, si è ricordato di avvertire di tutto ciò chi aveva pianto quei morti. Se oggi le famiglie di 37 uomini e di tutto il resto del circondario finiti nei campi di sterminio nazisti e poi sepolti nei cimiteri austriaci, tedeschi e polacchi, hanno scoperto che esiste una tomba in grado di accogliere una lacrima o un pensiero per il nonno o lo zio conosciuto soltanto attraverso i racconti dei familiari, lo devono a un blogger veronese, Roberto Zamboni. Si è messo a cercare notizie su un suo parente e si è imbattuto in una pioggia di notizie su centinaia di italiani che erano stati deportati: militari prigionieri di guerra, deportati politici o razziali, liberi lavoratori che si trovavano negli ex territori del Terzo Reich durante il periodo bellico.
Ha deciso di raccogliere tutti i dati, li ha classificati e l’ha pubblicati sul suo blog (
www.robertozamboni. com): «Chi nel dopoguerra si occupò di ricercare, riesumare e traslare i nostri caduti nei cimiteri militari italiani - scrive - purtroppo si “dimenticò” d’informare i familiari dell’avvenuta inumazione, negando a migliaia di famiglie italiane di avere almeno una tomba su cui piangere. La ricerca ha come scopo finale quello di far conoscere ai parenti di questi poveri sventurati le località di sepoltura dei loro cari».
Zamboni ha incrociato i dati dell’archivio segreto Vaticano, del ministero della difesa e dell’Associazione nazionale ex deportati. In tutto sono duecento i deportati, o “Dimenticati di Stato”, come li ha definiti nel suo blog, nati nel circondario e nel resto della provincia di Firenze, morti nei campi di sterminio, che hanno una tomba e nessuno lo sapeva. C’è chi è morto a vent’anni sotto le bombe, come il certaldese Alvaro Gasparri e chi è stato ucciso dalla tubercolosi, come Catullo Fornai di Montespertoli. Vetrai, ceramisti. Soldati.
Trentasette storie figlie dell’assurdità nazista, con lo stesso tragico epilogo che finalmente, a distanza di oltre sessant’anni, ha almeno una data e una causa, suggellate da una croce e le coordinate per trovarle. I parenti dei caduti che intendessero fare visita al luogo di sepoltura di un proprio caro devono prendere contatto con il ministero della difesa, per avere conferma della posizione della tomba ed evitare disguidi. Lo stesso commissariato generale è anche l’unico ente dello Stato legalmente autorizzato ad approntare le pratiche relative al rimpatrio dei caduti di guerra.
27 ottobre 2010