AMBIENTE
Tav, Regione contro governo
chiesto maxi-risarcimento danni
La Regione, chiamata in causa dalla Corte dei conti per i gravi danni ambientali provocati dai lavori per l'alta velocità, rovescia il tavolo e chiede al governo i soldi dovuti per riparare i guasti causati dai cantieri. E Firenze è pronta ad adire alle vie legali per chiedere un risarcimento da 100 milioni di euro
Se il Governo e la Tav non stanzieranno i fondi ancora mancanti per
la mitigazione dei danni ambientali causati dalla Tav in Mugello,
saranno chiamati in causa dalla Regione Toscana come inadempienti.
Il presidente della Regione, Claudio Martini, ha firmato oggi,
sulla base di quanto deciso dalla Giunta regionale il 18 ottobre
scorso (prima cioé dell'invito della Corte dei Conti "a dedurre"
sui danni erariali), l'atto formale che diffida il Ministero
dell'ambiente, il Ministero delle infrastrutture, il Cipe (Comitato
interministeriale per la programmazione economica) e TAV SpA a
rispettare gli impegni assunti nel 2002 con la firma dell'Addendum,
a rinnovare l'Accordo procedimentale per la mitigazione dei danni
Tav per altri 12 mesi ed a attivare per almeno un anno il
monitoraggio ambientale previsto dalle precedenti intese.
Se entro 30 giorni dal ricevimento della lettera i destinatari non
provvederanno, la Toscana procederà per vie legali chiedendo la
tutela degli interessi e dei diritti della Regione Toscana e il
risarcimento dei danni subiti.
"D'accordo con gli enti locali interessati - spiega l'assessore
regionale all'ambiente Anna Rita Bramerini - la Giunta regionale
toscana ha deciso di richiamare il Governo al rispetto degli
impegni presi. La diffida formale segue una serie di richieste già
più volte avanzate a partire dal 2005, alle quali non è mai stata
data risposta".
Lo Stato e TAV si erano impegnati nell'Addendum 2002 per 53
milioni di euro. Ad oggi mancano ancora 12 milioni e mezzo di euro
a carico del CIPE, 2 milioni e mezzo a carico del Ministero
dell'ambiente e un milione e 200.000 euro a carico di Tav spa per
arrivare ad onorare gli impegni presi dalle parti nell'Addendum del
2002.
"Non dobbiamo dimenticare - prosegue Bramerini - che dal 2002 ad
oggi la situazione è cambiata, i danni ambientali sono diventati
più consistenti ed a quanto calcolato in precedenza si sono sommate
le spese di manutenzione. I soldi previsti dall'Addendum oggi non
basterebbero più e la cifra necessaria a mitigare gli impatti della
tratta alta velocità Firenze-Bologna è ora salita, passando dai 53
milioni previsti dall'Addendum 2002 ai 100 milioni calcolati nel
Master Plan che la Regione ha adottato nel 2007 e che lo Stato non
ha ancora approvato. In pratica in questi sette anni abbiamo avuto
appena un terzo di quanto occorrerebbe per realizzare gli
interventi necessari. E dal 2006, nonostante ripetute
sollecitazioni, non è mai neppure stato rinnovato l'Osservatorio
ambientale sulla Tav, l'ente che proprio il Governo aveva posto a
controllo del rispetto delle prescrizioni contenute negli
accordi".
"Le indagini della Corte dei Conti - continua Bramerini - non
mutano la nostra linea di azione. Gli interventi di mitigazione
previsti dall'Addendum, molti dei quali sottoposti a VIA,
(cisterne, invasi, impermeabilizzazioni, restituzione nei fiumi
dell'acqua drenata, ecc.) sono stati in parte realizzati e in parte
attendono proprio la completa copertura finanziaria per essere
approvati e cantierati. L'opera è nazionale e lo Stato, oltre che
TAV SpA, deve mantenere gli impegni assunti nel 2002 per ridurre i
danni causati dai lavori".
(20 novembre 2009)