GROSSETO/INCHIESTA
Rifiuti pericolosi come normali
in Toscana 15 arrestati
In due diverse operazioni condotte dai carabinieri del Noe, i militari sono risaliti a due società, autonome l'una dall'altra, che muovevano i fili: una con sede a Scarlino (Grosseto), l'altra nella zona industriale di Lanciano (Chieti). Complessivamente sono state arrestate 23 persone. Altre 61 sono indagate, tra cui il patron del gruppo Marcegaglia, Steno in quanto presidente del gruppo
Hanno 'ripulito' rifiuti speciali e pericolosi con false
certificazioni sversandoli in discariche e siti non attrezzati in
mezza Italia. Tra i clienti avevano nomi grossi: Lucchini,
Marcegaglia, Procter & Gamble.
In due diverse operazioni condotte dai carabinieri del Noe, i
militari sono risaliti a due società, autonome l'una dall'altra,
che muovevano i fili: una con sede a Scarlino (Grosseto), l'altra
nella zona industriale di Lanciano (Chieti). Complessivamente sono
state arrestate 23 persone. Altre 61 sono indagate, tra cui il
patron del gruppo Marcegaglia, Steno in quanto presidente del
gruppo.
Tra le accuse agli arrestati c'è anche l'associazione per
delinquere. Il sistema era lo stesso: attraverso l'illecita
miscelazione dei rifiuti, simulando operazioni di selezione,
trattamento e recupero con la falsificazione dei documenti
analitici e di trasporto, per anni sarebbero stati illecitamente
smaltiti rifiuti in siti gestiti da titolari compiacenti.
In Toscana, l'operazione (denominata 'Golden Rubbish', immondizia
d'oro) ha portato a 15 arresti. Tutto è partito indagando su un
incidente sul lavoro in cui, a Scarlino, il 26 giugno 2008, morì un
operaio e un altro rimase gravemente ustionato.
L'incidente avvenne nell'impianto dell'Agrideco, una società di
intermediazione. A Scarlino l'impianto era autorizzato per il
trattamento di rifiuti non pericolosi ma dall'indagine è emerso che
la società nel proprio impianto gestiva illecitamente anche rifiuti
pericolosi, tra i quali grossi quantitativi di bombolette spray che
risultarono rifiuti della Procter & Gamble.
L'incidente avvenne a causa della triturazione non corretta di
circa 100 tonnellate di bombolette che provocò la fuoriuscita dei
gas e una forte deflagrazione. Indagando sull'Agrideco i militari
del Noe sono risaliti ai suoi clienti e in particolare alla
Lucchini e al gruppo Marcegaglia per conto dei quali smaltiva
rifiuti di vario genere. Il loro sistema permetteva di smaltire
fino a 500 mila tonnellate di rifiuti l'anno. Per i maremmani, il
giro d'affari era di 30 milioni di euro l'anno.
Sei degli arrestati e finiti in carcere sono i vertici
dell'Agrideco tra cui il presidente del cda Stefano Rosi e il suo
vice Luca Tronconi. Dovranno rispondere anche di omicidio colposo
per la morte dell'operaio a Scarlino. Gli altri arrestati, tutti ai
domiciliari, sono quattro riconducibili al gruppo Marcegaglia tra
cui l'ex direttore di un'industria siderurgica di Ravenna, Mauro
Bragagni, tre della Lucchini tra cui il direttore dello
stabilimento siderugico di Servola, Francesco Rosato, due
responsabili di un sito di smaltimento finale di Sativa di Sardagna
a Trento e un tecnico di un laboratorio di Bergamo. Per il gruppo
Marcegaglia, in particolare, l'Agrideco smaltiva terriccio
industriale contaminato, secondo le accuse, da mercurio proveniente
dallo stabilimento di Ravenna attraverso false certificazioni
realizzate in un laboratorio di Mantova, il Made Hse, appartenente
allo stesso gruppo Marcegaglia.
Il laboratorio è stato posto sotto sequestro. Per gestire il
sistema di trasporto dei rifiuti, alcuni dei quali scaricati anche
in un sito nel paese di Arrigo Sacchi, Fusignano, l'Agrideco si
serviva di una serie di ditte campane che mettevano a disposizione
fino a 800 grossi camion capaci di trasportare fino a 100
tonnellate al giorno in due viaggi. In Abruzzo l'operazione è stata
denominata 'Spiderman'. Otto le persone arrestate.
Fulcro delle attività illecite era un impianto di stoccaggio e
selezione rifiuti operante nella zona industriale di Lanciano,
regolarmente autorizzato alla gestione rifiuti dove, dichiarando
che i rifiuti da loro gestiti e trattati provenivano da attività di
selezione automatica, tecnologia di cui la ditta non dispone,
ottenevano un forte sconto sull'applicazione dell'ecotassa
regionale, per 500.000 euro circa. In Abruzzo è stata inoltre
riscontrata la complicità di appartenenti alla polizia provinciale
che rilasciavano attestazioni di comodo. Il traffico accertato è
stato stimato in circa 80.000 tonnellate nei soli conferimenti
verso le due discariche, con un lucro per l'organizzazione non
inferiore ai tre milioni di euro.
Elogio per l'operazione è stato espresso dal ministro
dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che ha sottolineato quanto ora
sia "opportuno" il varo del sistema di tracciabilità dei rifiuti
speciali, Sistri, "per combattere le ecomafie".
(10 febbraio 2010)