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lunedì 15.03.2010 ore 12.02
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Pratesi e cinesi a cena insieme
ma l'ambasciatore attacca

Alla cena pare di essere alla firma di un armistizio. Poche ore dopo, alle prime luci dell'alba scatta un maxi controllo delle aziende orientali. L'ambasciatore: la polizia deve trattare tutti gli immigrati allo stesso modo. E il sindaco alza i toni: «Controllino gli schiavi nelle loro fabbriche»
di Ilenia Reali
PRATO. Club house del Golf Club Le Pavoniere, Prato. I calici sono alzati su un lungo tavolo con 40 ospiti, si brinda all'inizio dei rapporti di collaborazione tra la comunità cinese e i rappresentanti delle istituzioni pratesi. Pare quasi di essere alla firma di un armistizio. Poche ore dopo, sono le prime luci dell'alba, nelle aree industriali che circondano la città, comincia un maxi controllo delle aziende orientali, saranno arrestati due imprenditori cinesi. Due facce di una stessa medaglia: il governo dei rapporti con la comunità cinese a Prato. Amici, nemici.

Qual è la linea di equilibrio tra l'esigenza di far rispettare le regole e quella di cominciare a percorrere la strada verso l'integrazione? E' questa la domanda a cui, nella città più "asiatica" d'Europa, si cerca di dare una risposta. La coperta è corta. Da una parte si invoca l'esigenza di continuare con i controlli, e ce ne sono quasi ogni giorno, e di riconquistare la legalità in un distretto parallelo dove per tenere i prezzi bassi non ci si esime dall'utilizzare manodopera clandestina, dall'altra è necessario cominciare a parlarsi con l'obiettivo di cucire i due distretti della moda, quello tessile tipicamente pratese e quello dell'abbigliamento in mano ai cinesi.

A Prato si cerca di dare un colpo al cerchio e uno alla botte ma si susseguono momenti di attrito e incidenti diplomatici. Ieri ad alzare la voce è stato l'ambasciatore della Cina a Roma, Sun Yuxi, che ha sottolineato come possano esistere episodi «isolati» di violazione della legge ma che serve «uguaglianza per tutte le comunità di immigrati» ribadendo che «le forze dell'ordine italiane devono regolare i loro standard per le procedure di controllo su una base di uguaglianza». L'ambasciatore ha parlato proprio commentando un maxicontrollo da parte dei carabinieri di Prato, sugli opifici gestiti da cinesi, nel quale - ha sottolineato - «sono stati usati più di cento uomini, elicotteri e cani». Due settimane fa il console Gu Honglin aveva parlato addirittura di «metodi nazisti».


Pronta la replica del sindaco di centrodestra, l'imprenditore Roberto Cenni - alla cena rappresentato dall'assessore Giorgio Silli - che si «meraviglia» di come «l'ambasciatore non difenda i suoi concittadini trattati come schiavi nelle aziende controllate dalle forze dell'ordine». «Posso assicurare all'ambasciatore Sun Yuxi - ha ribattuto negando la presenza sia di 100 militari e sia dei cani - che noi non chiediamo ai cinesi niente di più di quello che chiediamo agli italiani e ai cittadini di altri paesi. Noi siamo i primi a rispettare le leggi e vogliamo che gli altri facciano lo stesso».

Poche ore sono sufficienti a cambiare il clima in un percorso di integrazione che si annuncia in salita. I protagonisti della cena alle Pavoniere, cinesi da una parte del tavolo e pratesi dall'altra, però sembrano non mollare. Il presidente della Provincia Lamberto Gestri annuncia che la prossima settimana sarà convocata la prima riunione con un gruppo di rappresentanti della comunità cinese per trovare punti di incontro su economia e cultura pur ribadendo «l'esigenza che i controlli ci siano». Giulini, Xu Qiu Lin, imprenditore simbolo dei cinesi di Prato e organizzatore della cena, è più o meno sulla stessa linea pur ribadendo che «se vogliamo essere una famiglia non possiamo farci la guerra». Le parole, di qua e di là, a Prato sono le stesse: cambiano gli accenti. Ma in questo "confronto" gli accenti, proprio come nella lingua italiana possono fare la differenza. Allontanano o avvicinano le parti.

Alla fine, a decidere se la conciliazione ci sarà o meno saranno gli interessi economici. Il nodo è far comprare ai cinesi i tessuti pratesi. Un obiettivo a cui si arriverà se gli imprenditori orientali alzeranno la qualità dei loro abiti. La disponibilità l'hanno data. Pare convenga anche a loro. Ora c'è da vedere se la coperta si allunga e copre tutti. I pratesi cominciarono a fare il tessile producendo coperte per i militari. Forse è un segno.
(06 febbraio 2010)
 
 
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