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martedì 09.02.2010 ore 18.08
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Nucleare, la Maremma non si tocca

Riesplode la polemica. D’Angelis: un sogno da scienziato matto
di Giampiero Calapà
FIRENZE. Il ritorno al nucleare firmato Sarkozy-Berlusconi spaventa la Toscana e il governatore Claudio Martini ribadisce la sua contrarietà: «Personalmente sono contrario, ma il mio mandato scade nel 2010 e la decisione spetterà a chi verrà dopo di me». Il consigliere regionale dei Verdi Fabio Roggiolani non la pensa allo stesso modo: «La decisione non spetterà alla Regione, perché una delle ultime porcate del governo Prodi fu un decreto che permette di individuare siti di interesse nazionale e proclamarli extraterritoriali».

Quali sono le zone sulle quali incombe lo spettro dell’atomo in Toscana? Inevitabilmente viene tirata in ballo la Maremma per la mancata centrale nucleare di Montalto di Castro, nell’alto Lazio, riconvertita a centrale termoelettrica dell’Enel, dopo lo stop imposto dal referendum dell’87. E per Montalto l’esempio potrebbe essere quello di Flamanville, città normanna sulla Manica. Lì accanto ai due vecchi reattori nucleari di penultima generazione ne stanno costruendo un altro. Due o tre dei quattro reattori previsti dall’accordo italo-francese potrebbero esser collocati nella stessa area. Uno scenario devastante per i Verdi e Fabio Roggiolani annuncia uno scontro sociale «senza precedenti».

«Sono completamente matti - è fuori di sé Roggiolani -, sarebbe una violenza sul territorio tale da provocare conseguenze impossibili da prevedere. Si rendono conto dell’immenso consumo di acqua necessario per tre reattori? Credo che il bacino dell’Amiata sarebbe prosciugato in una stagione perché per il mare ci sono dei limiti e perché alle centrali serve l’acqua dolce». Per i Verdi e il resto della maggioranza di centrosinistra il piano energetico toscano parla chiaro: no al nucleare, no al carbone e riconversione delle centrali a diesel di Livorno e Torre del Sale.


Per il presidente della commissione regionale ambiente Erasmo D’A ngelis «localizzare una vecchia e pericolosa centrale nucleare modello francese in un qualche territorio della Toscana è un sogno da scienziato matto, mi sembrano pura follia le ipotesi di fonte governativa che stanno circolando; impressiona la superficialità del governo Berlusconi che fa propaganda non riuscendo nemmeno a finanziare la ricerca italiana del cosiddetto nucleare pulito o di quarta generazione, i cui prototipi industriali saranno pronti non prima del 2025». Dove finirebbero gli sforzi per anni di investimenti nelle rinnovabili? Eppure il centrodestra appare compatto e il consigliere regionale forzista Dinelli accusa «la sinistra di dire solo no agli atti del governo, mentre l’Italia soffre una dipendenza dall’estero che pesa sulla competitività».

Mentre la Cgil denuncia che il mancato rispetto degli accordi europei sulle rinnovabili costerebbe agli italiani svariati miliardi di euro, Legambiente teme anche per Pianosa: «Certo - dice Umberto Mazzantini - qualcuno può trovare suggestivo blindare un’i sola che è parco nazionale e zona di protezione dell’Unione europea con un carcere per poi sventrarla con una centrale nucleare con la sorveglianza militare già bella e pronta; meraviglia solo che qualcuno non abbia ancora pensato a un bel pozzo sull’isolotto della scola per metterci le scorie super-radioattive, visto che alle miniere elbane dismesse di Calamita qualcuno ci aveva già pensato nel 2001. La verità è che questo sarebbe un colpo mortale non solo per l’ambiente unico di un pezzo di Mediterraneo rimasto integro, ma anche per l’intera economia turistica dell’Arcipelago Toscano e per l’immagine di tutta la regione». I Verdi hanno già lanciato il patto anti-atomo, che si può sottoscrivere sul sito www.equologia.it.
(26 febbraio 2009)
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