Nucleare, la Maremma non si tocca
Riesplode la polemica. D’Angelis: un sogno da scienziato matto
di Giampiero Calapà
FIRENZE. Il ritorno al nucleare firmato Sarkozy-Berlusconi spaventa
la Toscana e il governatore Claudio Martini ribadisce la sua
contrarietà: «Personalmente sono contrario, ma il mio mandato scade
nel 2010 e la decisione spetterà a chi verrà dopo di me». Il
consigliere regionale dei Verdi Fabio Roggiolani non la pensa allo
stesso modo: «La decisione non spetterà alla Regione, perché una
delle ultime porcate del governo Prodi fu un decreto che permette
di individuare siti di interesse nazionale e proclamarli
extraterritoriali».
Quali sono le zone sulle quali incombe lo spettro dell’atomo in
Toscana? Inevitabilmente viene tirata in ballo la Maremma per la
mancata centrale nucleare di Montalto di Castro, nell’alto Lazio,
riconvertita a centrale termoelettrica dell’Enel, dopo lo stop
imposto dal referendum dell’87. E per Montalto l’esempio potrebbe
essere quello di Flamanville, città normanna sulla Manica. Lì
accanto ai due vecchi reattori nucleari di penultima generazione ne
stanno costruendo un altro. Due o tre dei quattro reattori previsti
dall’accordo italo-francese potrebbero esser collocati nella stessa
area. Uno scenario devastante per i Verdi e Fabio Roggiolani
annuncia uno scontro sociale «senza precedenti».
«Sono completamente matti - è fuori di sé Roggiolani -, sarebbe
una violenza sul territorio tale da provocare conseguenze
impossibili da prevedere. Si rendono conto dell’immenso consumo di
acqua necessario per tre reattori? Credo che il bacino dell’Amiata
sarebbe prosciugato in una stagione perché per il mare ci sono dei
limiti e perché alle centrali serve l’acqua dolce». Per i Verdi e
il resto della maggioranza di centrosinistra il piano energetico
toscano parla chiaro: no al nucleare, no al carbone e riconversione
delle centrali a diesel di Livorno e Torre del Sale.
Per il presidente della commissione regionale ambiente Erasmo D’A
ngelis «localizzare una vecchia e pericolosa centrale nucleare
modello francese in un qualche territorio della Toscana è un sogno
da scienziato matto, mi sembrano pura follia le ipotesi di fonte
governativa che stanno circolando; impressiona la superficialità
del governo Berlusconi che fa propaganda non riuscendo nemmeno a
finanziare la ricerca italiana del cosiddetto nucleare pulito o di
quarta generazione, i cui prototipi industriali saranno pronti non
prima del 2025». Dove finirebbero gli sforzi per anni di
investimenti nelle rinnovabili? Eppure il centrodestra appare
compatto e il consigliere regionale forzista Dinelli accusa «la
sinistra di dire solo no agli atti del governo, mentre l’Italia
soffre una dipendenza dall’estero che pesa sulla
competitività».
Mentre la Cgil denuncia che il mancato rispetto degli accordi
europei sulle rinnovabili costerebbe agli italiani svariati
miliardi di euro, Legambiente teme anche per Pianosa: «Certo - dice
Umberto Mazzantini - qualcuno può trovare suggestivo blindare un’i
sola che è parco nazionale e zona di protezione dell’Unione europea
con un carcere per poi sventrarla con una centrale nucleare con la
sorveglianza militare già bella e pronta; meraviglia solo che
qualcuno non abbia ancora pensato a un bel pozzo sull’isolotto
della scola per metterci le scorie super-radioattive, visto che
alle miniere elbane dismesse di Calamita qualcuno ci aveva già
pensato nel 2001. La verità è che questo sarebbe un colpo mortale
non solo per l’ambiente unico di un pezzo di Mediterraneo rimasto
integro, ma anche per l’intera economia turistica dell’Arcipelago
Toscano e per l’immagine di tutta la regione». I Verdi hanno già
lanciato il patto anti-atomo, che si può sottoscrivere sul sito
www.equologia.it.
(26 febbraio 2009)