LIVORNO
Morti in carcere, la marcia dei genitori
"Verità sui nostri figli uccisi dallo Stato"
Un migliaio di persone hanno manifestato a Livorno per chiedere verità e giustizia per "i troppi giovani uccisi per mano dello Stato". C'erano i genitori di ragazzi deceduti in carcere, ma anche di giovani morti fuori dalle celle, in circostanze da chiarire, la cui tragica fine viene a vario titolo imputata da parte dei familiari a carico di uomini dello Stato. A promuoverla Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi, morto alle Sughere nel 2003
Un migliaio di persone hanno manifestato a Livorno per chiedere
verità e giustizia per "i troppi giovani uccisi per mano dello
Stato" siano essi - hanno spiegato i promotori - morti in carcere,
strutture psichiatriche o in scontri con le forze dell'ordine.
FOTO Il
corteo delle "vittime di Stato"
La manifestazione, la prima in Italia di questo genere, organizzata
da Maria Ciuffi madre di Marcello Lonzi, il detenuto livornese
morto in cella alle Sughere nel 2003, si è svolta senza disordini e
il corteo ha percorso le principali vie del centro guardato a vista
da un imponente servizio di sicurezza predisposto dalla questura
livornese. Presenti i genitori delle cosiddette "vittime dello
Stato", persone decedute in carcere, ma anche ragazzi morti fuori
dalle celle, in circostanze da chiarire, la cui tragica fine viene
a vario titolo imputata da parte dei familiari a carico di uomini
in divisa.
Hanno aderito anche i familiari di Stefano Cucchi, il giovane
romano morto per un presunto pestaggio subito dalle forze
dell'ordine. Presente anche Heidi Giuliani, madre di Carlo il
giovane morto nel 2001 durante gli scontri di piazza per il G8 di
Genova, mentre Rita Cucchi - la madre di Stefano - che non è potuta
essere personalmente presente, ha inviato una lettera letta dagli
organizzatori prima dell'inizio del corteo: "Dobbiamo continuare a
lottare - si legge nel suo messaggio - per ridare dignità alla
morte dei nostri figli e per continuare a chiedere verità e
giustizia a quelle istituzioni nelle quali abbiamo ancora fiducia
non solo come madri, ma come cittadine italiane".
La manifestazione è stata esplicitamente voluta dai promotori
senza insegne e bandiere di partito, senza alcuna tensione e solo
con qualche slogan contro la polizia e alcune scritte contro le
forze dell'ordine vergate sui muri con bombolette spray che sono
state già cancellate. Alcuni negozi del centro hanno tenuto
abbassate le saracinesche per timore di incidenti.
(16 gennaio 2010)