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venerdì 12.03.2010 ore 03.25
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GROSSETO

Maxi traffico di rifiuti
indagini in Toscana

L'inchiesta, partita dalla morte di un operaio in un impianto di Scarlino dove venivano trattati rifiuti speciali pericolosi in maniera non corretta, ha permesso di accertare un colossale movimento di materiali altamente tossici. Coinvolte grosse industrie tra le quali la Lucchini
di Federico Lazzotti
GROSSETO.  Un colossale traffico di rifiuti con grandi nomi dell'industria coinvolti. Al momento, nell'ambito dell'inchiesta, è stato sottoposto a sequestro il laboratorio di analisi di Mantova della Made Hse, appartenente al gruppo Marcegaglia. Un tecnico del laboratorio è agli arresti. Secondo fonti investigative risulterebbe indagato anche Steno Marcegaglia, padre di Emma. L'indagine è stata condotta dai carabinieri del Noe di Grosseto e per ora ha portato a 17 misure cautelari in tutta Italia.

Nel laboratorio, secondo quanto emerso dalle indagini, sono stati redatti falsi certificati di analisi sui rifiuti da smaltire provenienti da un'industria siderurgica dello stesso gruppo Marcegaglia di Ravenna. Con i falsi certificati i rifiuti potevano essere destinati a siti non idonei a riceverli, con notevole risparmio sui costi di smaltimento.

Il coinvolgimento di Steno Marcegaglia è stato determinato proprio dalla carica da lui ricoperta nel gruppo ed è riconducibile al filone di indagine che riguarda la Made Hse, azienda di consulenza del gruppo mantovano, che - secondo gli inquirenti - avrebbe favorito lo smaltimento di rifiuti pericolosi classificandoli come non pericolosi.

E' stato arrestato e si trova ai domiciliari Mauro Bragagni, 59 anni, all'epoca dei fatti direttore dell'industria metallurgica situata nella zona portuale di Ravenna e appartenente al gruppo Marcegalia. L'ex direttore è originario di Piombino (Livorno).

"I dirigenti interessati dalle indagini non ricoprono più da tempo gli incarichi originariamente loro conferiti. L'azienda si dichiara certa del loro corretto comportamento e confida di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati".

E' quanto afferma una nota dei legali del Gruppo Marcegaglia diffusa a Firenze riguardo all'inchiesta dei Noe e della procura di Grosseto 'Golden Rubbish' che ha portato all'arresto di 15 persone, tra cui due dipendenti del gruppo Marcegaglia. "Lo smaltimento di rifiuti relativi al Gruppo Marcegaglia riguarda nello specifico - continua la nota - il terreno di risulta degli scavi eseguiti per l'ampliamento del suo stabilimento sito nell'area portuale di Ravenna. Questo materiale, analizzato da Made sotto il controllo degli enti pubblici di competenza, è stato conferito a societ… legalmente autorizzate al suo successivo smaltimento".


La maxi operazione partita da Grosseto in seguito all'inchiesta provocata dalla morte di un operaio nell'impianto di trattamento di Scarlino dove vennero trovate centinaia di migliaia di bombolette spry smaltite illecitamente,  si sta allargando a mezza Italia: 61  le persone coinvolte, 20  le aziende, 17  i provvedimenti cautelari e 3  i sequestri preventivi.

L'operazione "Golden Rubbish", coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Grosseto e condotta dal Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente (Ccta), ha fermato un'organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti speciali, anche pericolosi, costituita in Toscana ed avente diramazioni in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Trentino - Alto Adige, Emilia Romagna, Marche, Campania, Lazio, Abruzzo e Sardegna.

Il traffico di rifiuti accertato negli ultimi anni è stato stimato in circa un milione di tonnellate, con un lucro di svariati milioni di euro ed un consistente danno all'Erario per l'evasione dell'ecotassa, oltre, naturalmente, ai gravi danni provocati all'ambiente.
L'indagine, originata da uno stralcio della Procura della Repubblica di Napoli concernente la movimentazione dei rifiuti prodotti dalla bonifica del sito contaminato di Bagnoli, si è sviluppata in Toscana, individuata quale destinazione finale dei rifiuti.

Dalle attività investigative svolte dal Noe di Grosseto (in collaborazione con altri Nuclei del centro e nord Italia) è emerso come la struttura organizzativa fosse imperniata sul ruolo di una società di intermediazione maremmana, proprietaria anche di un impianto di trattamento, la quale, avvalendosi di produttori, trasportatori, laboratori di analisi, impianti di trattamento, siti di ripristino ambientale e discariche, regolava e gestiva i flussi dei rifiuti.
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